Il commento
Pro Patria Museum: 100 figurine, 100 carezze

Come leggere il grande successo con cui la città di Busto ha fatto a gara per accaparrarsi una delle 100 figurine per entrare nella storia? Al giornalista Silvio Peron l'analisi di un'adesione trasversale

Mattia Brazzelli Lualdi

Busto Arsizio

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Al giornalista Silvio Peron, narratore per eccellenza dell’epopea tigrotta nonché esperto conoscitore del mondo biancoblù, abbiamo chiesto una chiave di lettura sull’incredibile successo riscontrato dall’iniziativa “la storia siamo noi“: la raccolta fondi, sinteticamente racchiusa in un album di 100 figurine, che ha saputo coinvolgere trasversalmente un’intera città, da sempre ritenuta freddina, ma capace di scaldarsi ed appassionarsi quando si parla di Pro Patria.

La credenza popolare è come la credenza della nonna dentro la quale ci trovi le lenzuola che ancora profumano di lavanda, essenza raccolta personalmente, fatta seccare e messa nei sacchettini da posizionare fra la biancheria. Quindi la credenza è il luogo dei piccoli segreti oppure, fuor di metafora, la credenza è il rifugio inespugnabile dei luoghi comuni.

Busto Arsizio, ad esempio, dovrebbe far rima con braccino corto, con la collisione fra lo slancio e il portafoglio e spesso, a torto, si pensa prevalga il secondo. Come dare una spallata all’idea che spendere è foriero di una tendinite dal gomito in giù? Con la fantasia, la tenacia e la capacità di toccare le corde che generano armonia. Tre passi, insomma, verso il capolinea chiamato storia.

Anzi, “la storia siamo noi”, che abbiamo preso a prestito la sensibilità dei tifosi che amano la Pro Patria. Può una figurina essere solo una questione di feeling? Ditelo a quei cento che hanno detto sì, mettendo la mano destra sul cuore prima di toglierla e infilarla nel taschino posteriore dei pantaloni. E pensate: il gesto che dovrebbe essere inversamente proporzionale a chi popola questo territorio non ha fatto scattare… l’allarme.

Eppure l’allarme è pertinente a questa iniziativa che ha mescolato sentimento, orgoglio e senso di appartenenza. Gli allarmi, grazie alla tecnologia, sono deterrenti a chi vuole rubare, magari tesori senza mercato, ma con un valore inestimabile. Domandate a tutti quelli che hanno investito 50 euro per isolare il Museo dentro il quale si custodiscono testimonianze di una storia centenaria e la rimanenza da destinare alle teche in cui quei preziosi cimeli troveranno la loro dimora.

E cento, per volere di chi ha pensato questa lodevole iniziativa, è il numero magico e pure un ostacolo se è vero che quando Big Ben ha detto stop si è… stoppata anche la volontà di chi avrebbe voluto urlare “c’ero anch’io”. Adesso ci sono politici, impiegati, operai, pensionati, amici, famiglie, calciatori che quella maglia hanno indossato e che compaiono su quel muro dove si aggiunge un altro capitolo alla storia della Pro.

Capitani coraggiosi come Tramezzani e Santana, tanto per fare nomi, insieme con chi vuole ricordare il papà, l’amico, un parente. Ma il trionfo di questa iniziativa è la risposta diffusa che ha gratificato i promotori e svuotato parzialmente la credenza dei luoghi comuni. Busto e il suo territorio non hanno un cuore di pietra. Dategli qualcosa in cui credere e… zac: spendere non è più un sacrificio.

Una carezza, si sa, non può stare in pugno.

Copyright @2019