PRESENTATO IL LIBRO “FAMILY UP!”
15 “passaggi generazionali” di successo in aziende vincenti

Il secondo volume della collana “Università Cattaneo Libri” dal titolo “Family Up! Il giovane imprenditore tra continuità e cambiamento”, scritto da Valentina Lazzarotti e da Federico Visconti, è stato presentato nell’auditorium della LIUC-Università Cattaneo

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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Il secondo volume della collana “Università Cattaneo Libri” (GueriniNEXT), dal titolo “Family Up! Il giovane imprenditore tra continuità e cambiamento”, scritto da Valentina Lazzarotti, docente della Scuola di Economia della LIUC, e da Federico Visconti, rettore dell’ateneo, (co-autori: Eliana Minelli, Francesco Bollazzi, Alessio Reali, Stefania Ferrario e Rafaela Gjergji), dedicato alla successione generazionale in azienda, è stato presentato nell’auditorium della LIUC-Università Cattaneo alla presenza di tre giovani imprenditori (dei 15 complessivamente intervistati), diretti protagonisti del passaggio di consegne all’interno delle rispettive imprese di famiglia: Giacomo Casati (Fonderie Casati Spa di Varese), Michela Conterno (LATI Industria Termoplastica Spa di Vedano Olona) e Giacomo Ponti (Aceto Ponti Spa di Ghemme).

“Ci ho messo 15 anni a guadagnarmi la fiducia di mio padre – ha detto Michela Conterno, Ad di LATI, 300 dipendenti e un fatturato annuo di 156 milioni di euro -, ho investito tanto sulla mia formazione frequentando un Master in LIUC. Ho creato un Comitato di Gestione deputato al cambiamento. Il passaggio generazionale – ha aggiunto – è stato armonico. Adesso, in azienda, c’è una ‘convivenza generazionale’ fra me e mio padre, che è il Presidente della società, che risulta estremamente motivante/tranquillizzante per i nostri dipendenti/collaboratori”.

“Mio padre è ancora pienamente operativo in azienda, da noi il passaggio generazionale è in atto. Considero mio padre – le ha fatto eco Giacomo Casati delle Fonderie Casati, fatturato di 20 milioni di euro alla fine di quest’anno – ancora il mio ‘capo’. Il suo affiancamento è molto importante per me, è come avere a disposizione una confortevole e preziosa … coperta di cashmere. Tutti insieme, io, mio padre, le mie due sorelle, abbiamo fatto un salto culturale e l’abbiamo fatto fare all’azienda di famiglia. L’azienda si è integralmente rinnovata: con un prestito obbligazionario abbiamo ottenuto dal mercato i finanziamenti necessari e abbiamo così potuto rivoluzionare letteralmente l’intero ciclo produttivo dotandoci di impianti nuovi, mentre le persone sono rimaste le stesse”.

“Sono entrato nell’impresa di famiglia nel 2000 – ha raccontato Giacomo Ponti dell’omonima industria produttrice di aceto, 200 dipendenti e un fatturato di 120 milioni di euro all’anno -, subito dopo la laurea in LIUC. Nel 2010 si è affiancata a me mia cugina. Il passaggio generazionale nella gestione societaria da mio padre e mio zio a me e mia cugina è avvenuto fra il 2014 e il 2015. Siamo stati aiutati da un consulente esterno e siamo così passati da un modello sostanzialmente verticistico ad uno fatto di deleghe e controlli. Seguiamo un piano triennale di sviluppo e c’è un Comitato di gestione, composto anche da manager esterni alla famiglia, che si riunisce periodicamente che collabora con me e mia cugina nella gestione strategica. Mio padre e mio zio non hanno più deleghe operative”.

Il libro contiene 15storie aziendali” riferite ai settori più disparati dell’attività imprenditoriale, con la maggioranza delle industrie ‘raccontate’ (prevalentemente di piccola e media dimensione) operative nella provincia di Varese, e, come ha spiegato Valentina Lazzarotti, cerca di rispondere ad un quesito di estrema rilevanza: perché alcune imprese superano la transizione generazionale in modo virtuoso, cioè mantenendo o addirittura migliorando le performance aziendali, e altre no?

L’originalità della ricerca sta nel fatto che gli autori, mediante interviste ai diretti protagonisti delle 15 storie imprenditoriali di successo, hanno indagato sui valori/fattori socio-emozionali.

Più precisamente: 1) l’influenza e il controllo, ovvero l’attitudine a preservare la maggioranza della proprietà e il controllo delle scelte strategiche; 2) l’identificazione dei membri della famiglia con l’azienda e il senso di appartenenza ad essa; 3) la creazione di legami duraturi e profondi con i diversi stakeholder (dipendenti, clienti, fornitori e comunità locale); 4) l’attaccamento affettivo/emotivo fra i componenti della famiglia, nonché un’assunzione delle decisioni influenzata da tale sfera emotiva; 5) il desiderio di conservazione della dinastia familiare nelle generazioni successive, il che porta a preferire orientamenti di lungo periodo nelle decisioni aziendali.

“Il giovane imprenditore è leader perché, per dirla con le parole della ricerca, promuove gli aspetti bright, costituisce una ‘opportunità di rivitalizzazione’, guida la dynastic succession. Lo fa – scrive Federico Visconti nel Capitolo 7 del libro – perché è animato da un punto di leva fondamentale: vive e interpreta nuove soglie di ambizione”.

Insomma, la (ri)scoperta e la (ri)vitalizzazione dei principali “valori d’impresa”, nonché l’esaltazione di una peculiarità che è propria soltanto dei veri imprenditori: “dare un senso e uno scopo al lavoro altrui. Gli imprenditori-leader non puntano solo al profitto, ma amano il loro prodotto, sanno motivare i loro collaboratori senza autoritarismo, cercano di far crescere l’ambiente che li ha visti crescere”, così come scriveva il grande economista Giorgio Fuà opportunamente citato dal giornalista Gianfranco Fabi nella corposa prefazione di “Family UP!” che lo stesso Fabi ha scritto.

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