CELEBRAZIONI UFFICIALI E MANIFESTAZIONE DEGLI ANTIFASCISTI
25 aprile a Busto. Il sindaco: “La memoria è patrimonio comune. Le divisioni non hanno senso”

Da una parte, il corteo che ha reso omaggio ai Monumenti dedicati alla memoria. Il sindaco Antonelli e il senatore Rossi hanno tenuto i discorsi ufficiali davanti al Tempio Civico. A poca distanza, la manifestazione organizzata dal Comitato Antifascista in piazza Vittorio Emanuele II

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Il 25 aprile ufficiale, organizzato dall’amministrazione comunale, e “l’altro” 25 aprile proposto dagli antifascisti, hanno caratterizzato le celebrazioni dell’anniversario della Liberazione a Busto Arsizio.

LE CELEBRAZIONI UFFICIALI hanno preso il via con la deposizione di una corona al Monumento dei Caduti in piazza Trento e Trieste. Da qui è partito il corteo guidato dal sindaco Emanuele Antonelli  e da una rappresentanza dell’amministrazione comunale verso il Monumento della Resistenza e Deportazione di via Fratelli d’Italia.

Davanti al Tempio civico, si è tenuto il discorso del primo cittadino che ha ringraziato le autorità civili, religiose e militari presenti: “Grazie per aver onorato i luoghi della memoria cittadina che marcano il nostro territorio. Siamo qui perché ci sentiamo responsabili di non dimenticare chi ha dato la vita per la  libertà e la democrazia”, ha sottolineato il sindaco, ricordando  l’impegno degli studenti che si sono dati da fare con le associazioni nell’ambito del tavolo degli istituti superiori “La storia ci appartiene”. “I giovani devono essere educati alla necessità della memoria. Mai come quest’anno le scuole hanno lavorato su queste tematiche e, grazie a questa collaborazione, il programma  delle celebrazioni si estenderà con un ricco calendario di appuntamenti fino a fine maggio”.

Antonelli pone, in particolare ai giovani, una questione su cui riflettere, il significato della Liberazione oggi: “Mi sono interrogato a lungo, non so davvero come rispondere. Lancio una provocazione, vorrei che il tavolo delle scuole lavorasse su questo tema: come attualizzare il concetto di Liberazione. Sicuramente – afferma il sindaco – renderlo attuale non significa dimenticare quei giovanissimi eroi che ci hanno consentito di vivere senza guerre, oppressioni e atrocità. Se non siamo in grado di imitare i nostri eroi, dobbiamo almeno ricordarli”.

Non è mancato un riferimento alla “contromanifestazione” del Comitato Antifascista, organizzata poco distante, in piazza Vittorio Emanuele II: “Mi spiace notare che ancora una volta qualcuno non è qui presente e ha scelto di festeggiare in una piazza che non è questa, a pochi metri da qua – osserva Antonelli –. Questa divisione ‘manichea’ non ha significato. Non ha senso che qualcuno si ritenga più degno di altri di festeggiare questo patrimonio comune”.

È seguito l’appassionato intervento del senatore Gian Pietro Rossi che ha concentrato il suo discorso su due punti essenziali: “Fu una rivoluzione di popolo o di élite?  E questa rivoluzione si è completata oppure è rimasta a metà?”.

Rossi ricorda quando le SS deportarono la commissione di fabbrica della Ercole Comerio: “Melchiorre Comerio si fece deportare insieme ai suoi operai, il popolo era unito senza distinzione di ruoli e di gradi. E lo stesso coraggio dimostrò monsignor Galimberti quando uno dei capi della Resistenza, don Ambrogio Gianotti, fu condannato. Fu senz’altro una rivoluzione di popolo”, afferma il senatore Rossi.

Ha ricordato le figure dei partigiani Fausto Del Ponte e del bustese Brunetto Raimondi che evidenziarono come libertà significasse anche uguale dignità: “Questa è la parte della rivoluzione che non si è ancora completata – osserva Rossi –. Dignità oggi significa occupazione,  poter dare da mangiare ai propri figli. E qui entrano in gioco considerazioni politiche che non voglio fare”. Ha ricordato l’importante ruolo delle “Aquile Randagie”, gli scout antifascisti che salvarono molti ebrei, mostrando orgogliosamente il cappello simbolo dell’associazione che conserva ancora oggi ed intende donare alla “Casa del Novecento”. “Mi auguro che qualcuno tra i giovani oggi possa riaccendere questa fiammella e portarla avanti”, ha concluso il senatore Rossi.

Al termine della cerimonia,  il prevosto Monsignor Severino Pagani ha celebrato la Santa Messa.

L’ALTRA MANIFESTAZIONE

In tarda mattinata il Comitato Antifascista ha organizzato una manifestazione dal titolo “Siamo tutti nella stessa barca… liberiamoci”. Proprio al centro della piazza Vittorio Emanuele II è stata costruita una barca che rappresenta il  simbolo dell’accoglienza, l’attualizzazione del concetto di antifascismo: “A memoria di quanti lottarono per un’Italia libera e democratica e in ricordo di coloro che hanno rivolto verso di noi le proprie speranze affondate in un mare di acqua e di odio”, spiegano gli esponenti del Comitato.

Una sessantina di persone si è riunita in piazza per partecipare alla manifestazione che, specifica Elis Ferracini, tra i promotori dell’iniziativa, “non è affatto separata da quella organizzata dall’amministrazione comunale, è un valore aggiunto”.  Ma tiene a precisare: “Nessuna istituzione ci ha coinvolto oggi ma abbiamo voluto essere comunque presenti. Non ci deve essere limite alle manifestazioni antifasciste”.

Dello stesso parere, Cosimo Cerardi: “Non creiamo un ‘casus belli’ dove non esiste. Io stesso ho partecipato alle celebrazioni rendendo omaggio ai Cippi”.

Tuttavia, gli esponenti del Comitato Antifascista definiscono il corteo ufficiale “una proposta minimalista voluta dall’amministrazione comunale” ed affermano: “Il Comitato Antifascista si è democraticamente ripreso la piazza che fu teatro inaugurale della cerimonia organizzata nel giorno dell’anniversario dell’emanazione delle leggi razziali”.

La manifestazione è proseguita con l’intervento dello studioso Saverio Ferrari dell’osservatorio democratico delle nuove destre: “Questo Paese sta vivendo un cambiamento epocale che vede smottamenti della coscienza civile e la crescita esponenziale dei reati d’odio. L’antifascismo può essere un contributo ad un movimento più largo che va conquistato in Italia”, sottolinea Ferrari.

Al termine della manifestazione, tutti insieme sono simbolicamente saliti sulla barca intonando a gran voce “Bella ciao”.

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