DÌ DÀA MADÒNA
8 dicembre

L'8 di dicembre è dappertutto la festa dell'"Immacolata Concezione", la Mamma per eccellenza per tutti i Cattolici. Per Busto Arsizio "l'è'dì dàa Madòna" (è il giorno della Madonna) e ha un profondo significato

Gianluigi Marcora

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L’8 di dicembre è dappertutto la festa dell'”Immacolata Concezione“, la Mamma per eccellenza per tutti i Cattolici. Per Busto Arsizio “l’è’dì dàa Madòna” (è il giorno della Madonna) e ha un profondo significato. Da tempo immemore, quel giorno celebra una ricorrenza sostanziale, degno di un amore vero, puro e viscerale che consacrava un rapporto basato sul sentimento.

Qual è la peculiarità? Era (ed è) tradizione che ogni fidanzato (mùusu) porti in dono alla fidanzata (mùusa) le coppette. Attenti: si tratta di un tipico dolce che i mastri pasticceri confezionavano a base di mandorle (armàndul) racchiuse da due “ostie” giganti.

Si dice (ma è solo leggenda) che a Busto Arsizio si era così poveri che non esisteva nemmeno uno “straccio” di dolce. Nessuno poteva permetterselo. E che il diavolo buttava sassi in giro, per denigrare questo lembo di terra laborioso i cui abitanti non potevano contare su un dolce qualunque; un dolce “vero e proprio” preparato e confezionato come Dio comanda.

Ecco allora che un Angelo buono (c’è pure qualche angelo cattivo, ma non a Busto), visto l’andazzo, ha pensato bene di tramutare i sassi in mandorle e, per raccoglierle insieme, per arrivare al “prodotto finito” ci ha messo il miele per tenere “à prèssa” (unite – insieme) le mandorle ben tostate racchiuse in un’ostia particolare, in modo da realizzare uno squisito dolce e di preparare qualche miscredente alla ….Comunione.

Non è proprio “storia” la mia verità: ne ho sentite altre e ciascuno “giura” che la propria è quella giusta.

Guai non portare alla “mùusa” (fidanzata) i “cupèti“: era segno indelicato che non ammetteva attenuanti. La “pena” era quella di vedere sciolto un fidanzamento che, per i Bustocchi era (quasi) più importante del matrimonio. Vogliamo chiamarlo “pegno d’amore?” o più prosaicamente “prova d’amore?”.

Per trovare i “cupèti” (notate l’articolo maschile rivolto alle “coppette” di genere femminile), oggi si va sia nelle migliori pasticcerie di Busto Arsizio sia lungo le bancarelle di Piazza Manzoni, nei pressi della Chiesa che ha un nome ….ecologico, “Madonna in Prato“.

Ne approfittiamo per dire che all’epoca, quando si decise di creare una Cappella o una Chiesetta in quei pressi, lo si fece per un motivo semplice: dal centro per andare al “loeugu” (luogo, nella traduzione, che in Bustocco ha significato di campagna) quindi fuori dal centro abitato, era necessario istituire un luogo di culto che consentiva ai contadini un attimo di riflessione e di preghiera, prima e dopo il lavoro nei campi.

Ora, Madonna In Prato è in pieno centro cittadino. Si trova a sud della Parrocchia dedicata a San Michele Arcangelo e fa bella mostra di sè a cavallo di due vie principali. Per gli amanti di architettura, consigliamo il libro fotografico di Marino Bianchi dal titolo “CUORE di BUSTO” che ben raffigura questo gioiello stupendo incastonato lungo la via Quintino Sella che parte proprio da qui.

Che aggiungere sui “cupèti?” Nulla: importante è assaggiarli, poi ogni 8 dicembre e sempre alla Festa della “Immacolata Concezione” ci si ricorderà spesso del “dì dàa Madòna” e (per chi ce l’ha) del giorno dedicato alla fidanzata. Un’avvertenza: il “mùusu” non deve aspettarsi il dono dalla “mùusa“, ma è unicamente suo compito,dovere, impegno ricordarsi di lei. Per amore: solo per amore!

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