BUSTO ARSIZIO - Prima della pausa estiva e in attesa di tuffarsi nella campagna elettorale che porterà alle elezioni politiche del prossimo anno, la sezione bustocca della Federazione della Sinistra fa il punto sull’attuale panorama cittadino. A parlare nella sede di via Magenta, affiancato da alcuni membri del direttivo, è Cosimo Cerardi (nella foto), Segretario cittadino del Partito dei Comunisti italiani, una delle due anime che, insieme a Rifondazione comunista, compone la Federazione.
Cerardi dà il suo giudizio (fortemente negativo) sulla gestione della città da parte del centrodestra, senza tralasciare un commento sulla Fondazione Blini: “Un progetto da rivedere, a partire dal nome”.
“Lo stato della cose a Busto non ci va per niente bene - attacca - La situazione sociale è esplosiva, anche a causa dei tagli del governo Monti. Vedremo a settembre quanto l’Amministrazione investirà per le famiglie. Mi auguro sia una cifra sostanziosa, anche se non si tratta del Baff”, ironizza Cerardi.
“Nonostante il presenzialismo del Sindaco, a Busto non ci sono politiche dedicate all’edilizia popolare e al welfare cittadino - continua il Segretario del PdCI - Più in generale, manca una politica complessiva per la città. È vero che l’ente locale ha pochi strumenti, ma quantomeno potrebbe indicare un determinato indirizzo. Invece la maggioranza non fa altro che litigare, proprio in un momento di crisi che ha messo in ginocchio cittadini e imprese e che vede aumentare licenziamenti e cassintegrati”.
Nel mirino di Cerardi anche Agesp (che gestisce i servizi “in maniera poco sociale e molto ‘mercatoria’) e PGT (“Giochi di potere stanno rallentando il processo e Busto, che è già un quartiere dormitorio, sembra destinata a diventare un prolungamento di Milano”).
Da settembre torneranno per le strade i banchetti della Federazione della Sinistra, al fine di sensibilizzare i cittadini su queste tematiche.
Nel frattempo, Cerardi interviene sull’
infinita querelle relativa alla Fondazione Blini: “Già il nome preclude la nostra partecipazione - osserva -
Il primo passaggio è intitolarla ad altri. La città ha avuto personaggi più illustri, a partire dai protagonisti del periodo resistenziale di Busto”.
Non solo: “Nella dicitura di questo ente, non deve mancare un riferimento ai valori della democrazia e della Costituzione, e soprattutto dell’antifascismo. Non si può più accettare la gestione sotterranea di una destra che da trent’anni ha imbavagliato la città, e nemmeno una siffatta egemonia culturale che toglierà spazio a tutti gli altri”.