BUSTO ARSIZIO - Il Ramadan è finito e, come per ogni celebrazione religiosa che si rispetti, una festa ne sancisce il termine. In questo caso si tratta dell’Eid Al Fitr.
A riconoscerne l’importanza non è mancato certo all’appello il carcere di Busto Arisizio che, diretto da Orazio Sorrentini, per il secondo anno di fila ha creato tre momenti di ritrovo durante la giornata di martedì 21 agosto, nelle diverse sezioni del carcere, per permettere ai detenuti di partecipare insieme all’evento.
D’altronde, visto il numero (su 415 circa il 60% sono stranieri e per la maggioranza mussulmani) non si poteva certo negare un tale incontro. Di fatto, a partecipare al mese di digiuno e preghiera, sono intervenuti circa un centinaio di detenuti.
Così, dopo la benedizione del cappellano del carcere, don Silvano Brambilla, che ha portato i saluti del Cardinare Angelo Scola (“è importante conoscersi e rispettare le differenze, imparare a sostenersi a vicenda nelle difficoltà”), si è dato il via alla festa.
Dolci tipici come la chebakia (dolci al miele e sesamo, nella foto), panini al cioccolato, thè alla menta, il tutto acquistato in un negozio islamico di Busto o preparato dai detenuti che lavorano nel laboratorio di panificazione.
Promossa all’interno del progetto “Da qui” del consorzio di cooperative sociali SolCo, la festa vuole essere uno dei ponti di ricostruzione tra il detenuto e il mondo esterno. Religione, lavoro e sport sono infatti i principali punti fermi per il raggiungimento di questo obiettivo.
Portavoci del progetto, alla celebrazione aperta ai giornalisti, erano presenti, tra gli altri, la Presidente del consorzio, Barbara Trebbi, la collaboratrice Sabrina Gaiera e Sergio Preite della Fondazione Enaip. Con loro anche Rossella Panaro, comandante degli agenti di polizia peniteniziaria di Busto.