FUTURO DI ACCAM
Abbassare l’interruttore?

Appena si parla di ACCAM torna subito alla mente la "faccenda ILVA". Con annessi e connessi. La prima ipotesi riguarda la "condizione ambientale", ben diversa da quella riguardante Busto Arsizio rione Borsano. La seconda è dettata dal numero degli addetti ai lavori

Gianluigi Marcora

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Appena si parla di ACCAM torna subito alla mente la “faccenda ILVA“. Con annessi e connessi. La prima ipotesi riguarda la “condizione ambientale“, ben diversa da quella riguardante Busto Arsizio rione Borsano. La seconda è dettata dal numero degli addetti ai lavori, all’ILVA 10.700 mentre all’ACCAM se ne conta una cinquantina. Sul fattore inquinante, ACCAM raggruppa 27 Comuni, mentre l’ILVA è addirittura la più grande acciaieria Europea, quindi coinvolge l’intera Regione Puglia.

A conti fatti, tra ACCAM e ILVA c’è una mastodontica differenza, ma si sa, ciascuno parla per casa sua. Noi, al problema, tempo addietro abbiamo dedicato tante riflessioni e tante opportunità. Tuttavia, per il Comitato ecologico di Borsano, conta unicamente un risultato: chiudere ACCAM il 31 dicembre 2021 mentre il resto è …. carta straccia.

Eppure, i 27 Comuni proprietari di ACCAM su terreno di proprietà del Comune di Busto Arsizio hanno altri problemi da risolvere. Non ultimo, quello economico. Il CdA di ACCAM presieduto da Laura Bordonaro l’ha detto chiaro e tondo: chiudere ACCAM a fine 2021 vuol dire rischiare il fallimento. Può, una struttura pubblica, fallire? Mai più! Inoltre, proprio per evitare il fallimento, ciascuno dei 27 Comuni (aggiungiamo noi, Comuni virtuosi) dovrebbe raddoppiare o triplicare le tasse nei confronti dei propri cittadini. Con quale conseguenza? Adriano Landoni e il Comitato che presiede se ne sono fatta una ragione?

D’accordo che la salute è al primo posto per ogni decisione, ma non si continui a dire che “Borsano ha già dato“, per il fatto che ogni rione di Busto Arsizio potrebbe intonare lo stesso refrain. E’ Busto Arsizio che “ha già dato” perché si vive sullo stesso territorio con gli stessi problemi. Non c’è un “divisorio” tra Borsano e il resto di Busto Arsizio. E a nulla serve tenere imballata la “spremitrice dell’umido” il cui costo va dai 300 ai 400 mila Euro. ACCAM ha un impianto vecchio. D’accordo, ma cosa avrebbero dovuto dire a Taranto con l’impianto ILVA? Se laggiù hanno trovato una soluzione, perché mai non la si potrebbe trovare a Busto Arsizio insieme agli altri 26 Comuni soci?

Landoni e aderenti al Comitato dicono che con lo “slittamento” al 2027 il CdA ACCAM avrebbe fallito il proprio incarico. E l’alternativa? Per non far fallire la “promessa” facciamo decuplicare le tasse dei Cittadini? E chi l’ha detto che anche la “situazione ecologica” sarebbe risolta. Chi l’ha detto?

Qui – secondo noi – occorre raziocinio a 360° per dire che occorre “dare un colpo alla botte e un colpo al cerchio”; arrivare al 2027 con gli accorgimenti del caso e ammortizzare i costi comuni in un arco di tempo dilazionato.

Vero che ACCAM il 7 luglio 2016 scriveva al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Lombardia che avrebbe attuato lo spegnimento totale dei forni di ACCAM in data 31 dicembre 2021, ma è pur vero che non basta “abbassare l’interruttore” definitivamente per risolvere il problema. Eppoi, ai costi di spegnimento occorre aggiungere anche il costo della bonifica del terreno. Con quale aggravio di tasse?

E i rifiuti che oggi confluiscono ad ACCAM dove li buttiamo?

Adriano Landoni ha parlato di “dichiarazione di guerra” nei confronti della popolazione che vive nei pressi dell’impianto ACCAM per le ricadute inquinanti ….. e a Madonna Regina? a Sacconago? ai “Don Paolo?” E nell’intera città, questa “ricadute” non esistono? – Diciamola tutta, non si può avere “la botta piena e la moglie ubriaca”. Occorre (come s’è detto) utilizzare il raziocinio e fare di ACCAM un centro smaltimento rifiuti moderno. Con chi ci sta e con chi potrebbe ….starci. Chi vuol mollare, se ne faccia una ragione.

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