COMMISSIONE SU ACCAM
Accam ha bisogno di liquidità: “Il futuro è nelle mani dei soci”

Giovedì, a Palazzo Gilardoni, il presidente Bellora ha illustrato la drammatica situazione dell'impianto e prospettando la necessità di uno sforzo economico notevole da parte dei soci, per evitare la chiusura

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Il presidente di Accam, Angelo Bellora, illustra in commissione Affari generali la difficile situazione dopo l’incendio che ha fermato l’attività di smaltimento e riassume le evoluzioni sul futuro della società: le cause dell’incendio sono ancora in via di accertamento, i periti sono al lavoro, si parla di una fuga di olio, ma è ancora da accertare.

“Nessuno dei lavoratori di Accam ha subito conseguenze. L’incendio è stato molto circoscritto e non ha riguardato la parte dei rifiuti”, rassicura Bellora, confermando che l’impianto è sprovvisto di copertura assicurativa. La decisione di non rinnovarla era stata presa nel gennaio 2016 dal consiglio di amministrazione e poi inserita nel piano industriale, visto che era in previsione la chiusura dell’impianto nel 2017,  non si ritenne necessario. “Sarà sottoscritta non appena ripartirà l’impianto”.

Una linea dovrebbe ripartire sabato. Il presidente di Accam illustra i costi di ripristino e mutuo soccorso: “I nostri rifiuti stanno andando in smaltimento in sei impianti della Lombardia. Abbiamo chiuso il flusso dei rifiuti sanitari e ospedalieri di strutture pubbliche della Lombardia e abbiamo fermato i rifiuti speciali. Per i costi di ripristino, prevediamo di stare intorno al milione e 400mila euro.  I costi di minore smaltimento e minori ricavi, ammontano tra il milione e il milione e mezzo.  Un orizzonte, che sia il 2015 o il 2027, si sta avvicinando, oggi dobbiamo mettere in conto anche l’ipotesi più gravosa e pesante. Una liquidazione seppur guidata che punti solo all’azzeramento della società sarebbe un disastro per tutti, anche per i soci. Un’ ipotesi di vendita gestita o internamente da Accam o da un commissario liquidatore, porterebbe all’azzeramento del capitale sociale”.

Accam ha bisogno di liquidità, dunque il presidente rivolge l’appello ai soci, chiamati ad impegnarsi affinché si possa evitare il fallimento: “Rappresento una società che non vuole finire su un binario morto, dico ai soci aiutateci a salvare Accam. Se riusciamo a costruire un ideale ponte che scavalchi la voragine che si è aperta il 14 gennaio potremo fare dei ragionamenti di strategia, di presidio del territorio. Vi chiedo a nome della società di valutare la possibilità di darci una mano a superare questo momento difficile e darci una strategia per il futuro”.

La leghista Paola Reguzzoni esorta il Comune di Busto, in quanto socio di maggioranza “a prendere in mano in maniera pesante la situazione per decidere, una volta per tutte, il futuro di impianto e società”.

Valerio Mariani del Pd “getta la spugna”: “Ci sono soci che da anni non conferiscono. Una chiusura dolorosa, forse, a questo punto è inevitabile. Non mi è piaciuto il comportamento dell’assessore Cattaneo, offensivo nei confronti della città di Busto e dei Comuni soci”.

Gigi Farioli (Forza Italia) sottolinea: “Busto ha sempre fatto la sua parte. Non dimentichiamo che è socio di maggioranza e non può fare la parte di cornuto, bastonato e mazziato”.  Il sindaco Emanuele Antonelli ha ribadito: “Difendo ancora adesso la società di Accam. Siamo a un punto cruciale, l’alternativa alla vendita o al rifinanziamento è il fallimento. Oggi non abbiamo soldi per fare la liquidazione né la bonifica. E oggi non abbiamo i soldi per ripianare i debiti della società. L’assessore regionale Cattaneo è stato molto pratico. Non ha fatto altro che ribadire che Regione Lombardia non è Pantalone”.

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