Al riparo…

"Vessi a pùsi" significa "essere al riparo" (in bustocco) e per "risparmiare" si utilizzava questa frase...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Vessi a pùsi” significa “essere al riparo” (in Lingua Bustocca) e per “risparmiare” si utilizzava questa  frase sia per essere al riparo dal “rabatòn dul sù” (sole cocente) sia per ripararsi dalla pioggia. D’estate si stava “a pùsi” sotto il pergolato (che qualcuno chiamava bersò, alla francese) oppure semplicemente in casa o nel portico, dove la temperatura interna, rispetto all’esterno aveva un’escursione termica notevole. Di quanto non saprei (chi la misurava?), ma sulla pelle sentivi proprio il fresco annientare la calura e il cervello pronto a ragionare e a non andare in tilt.

Il cappello lo si usava poco. Era ingombrante per i giochi e ti faceva ricordare l’inverno, quando la mamma ti “minacciava” di indossarlo per non incorrere in spiacevoli raffreddori. Non era come adesso che hai cappelli “estivi“: colorati di tutto punto, uno per ogni società di calcio, con le iniziali delle città come New York o giù di lì. Il cappello che si usava era di paglia, di pezza o neutro, di colore celeste o marrone e basta così. Serviva tuttavia per tenerci “a pùsi” e appena “giù di ogi” (lontano dagli occhi) di mamma, lo si toglieva, a volte lo si custodiva e spesse volte lo si dimenticava in giro. Poi la sentivi mamma: “al custa tàn danè” (costa tanti soldi). Qualche “pia mano” però lo trovava, il cappello e spesso lo portava a domicilio.

A pùsi” gli uomini d’estate giocavano a briscola….. qualcuno lo “scopone” ma c’era troppo da pensare. E dopo tre o quattro “bicchierozzi da chèl bòn” (non si chiamava vino il vino, ma semplicemente “chèl bòn“) da non confondere con quello utilizzato a casa, troppe volte “mesciò” (mescolato) con l’acqua. Dicevano tutti che questa operazione faceva “bestemmiare il vino” e quasi tutti gli uomini credevano di bere il vino genuino (quello che sa d’uva e non “ùl vèn canelèn” fatto con le polverine), mentre le comari lo allungavano con l’acqua e facevano credere ai mariti che “era fresco di cantina”.

La prova del “mesciò” (mescolare) la verificavi la domenica. Chissà perchè, a casa “i paesàn” (i contadini) bevevano tre o quattro “scalfarotti” di vino (bicchieri grandi, quasi tazze) e non si ubriacavano e “a fèsta” (alla domenica) “al circulòn” (Osteria) dopo due bicchieri di vino normale erano già brilli.

Figurarsi a “tègni menti” (tenere a mente) le carte che scivolavano via a ogni mano per un buon scopone. La briscola era più “vaiòbàl” (variabile): basta avere in mano carichi e briscole “n’à cai figùa” (qualche figura) e potevi arrivare in fretta al 61 e vincere la partita. Chiaro che le due coppie di giocatori che si sfidavano erano ….. omogenee per età (per via dei punti da contare e per i ragionamenti), perchè un giovane o uno scaltro “al rubèa sul giùgu” (rubava sul gioco, cioè barava).

A pùsi” fa pensare a quella romantica canzone “come pioveva” interpretata da Achille Togliani, bello e romantico che faceva innamorare tutte le donne e noi maschietti a dire “chi l’è chèl lì” nel senso di “chi si crede di essere” come è successo dopo per Julio Iglesias, altro “romanticone”.

Ebbene “a pùsi” significava solo “riparo” dalle intemperie, mentre per essere al riparo di altre cose bastava un “sta’tenti” (stai attento). Mi viene in mente la frase che mi son sentito dire dalla mia Pierina sino al 9 dicembre 1996 …..”sta’tenti” e io quando ero all’opera a far qualcosa o studiavo o uscivo da casa o mi allontanavo, dopo i saluti, la mia Pierina aggiungeva un “sta’tenti” pieno di raccomandazioni che sembra più un’implorazione.

Un giorno glielo dissi. Al suo “sta’tenti” chiesi a mamma “a cusè, mama” (a che cosa, mamma – visto che la domanda esigeva una risposta). Lei apparve confusa, stupefatta, stupita, quasi impreparata alla risposta. Non si aspettava il mio “a cusè“, la vidi turbata e mi spiacque moltissimo vederla titubante e un po’ goffa. Si riprese con un “sta’ tenti a ….a tuscossi” disse d’un fiato e con tanto affanno. Stai attento a TUTTO che significava; non solo una raccomandazione, ma pure un invito alla prudenza, al comportamento, a difendermi da qualche imprevisto o da qualche pensiero cattivo o compagnia cattiva. Era per dirmi col suo “sta’tenti” che per lei ero così importante che mi istigava a stare attento a tutto. E quando tornavo a casa, le vedevo il sole negli occhi e soprattutto dentro il cuore. Sapeste quanto mi manca quel ….”sta’tenti“.

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