I trent’anni della Fondazione “Giulio Moroni”
Al servizio degli altri e della voglia di vivere la terza età

Una vera e propria “celebrazione” della voglia di vivere e di mettersi al servizio degli altri. La Fondazione “Giulio Moroni” di Castellanza festeggia 30 anni

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Una vera e propria “celebrazione” della voglia di vivere e di mettersi al servizio degli altri. In particolare, delle persone anziane afflitte da patologie complesse e a rischio… solitudine.

Più di una volta Papa Francesco ha parlato dell’assoluta necessità di rigettare e combattere la cosiddetta “cultura degli scarti” (la tua utilità, come persona, non esiste più e quindi per la società sei solo un “peso”, una “zavorra” da eliminare/scartare), riaffermando la “cultura della solidarietà e dell’accoglienza”.

Qualcuno ha anticipato il Papa di almeno trent’anni! La FondazioneGiulio Moroni” di Castellanza festeggia 30 anni di permanenza nella sede di via Cardinal Ferrari e per l’occasione ha organizzato un anno di appuntamenti. Il primo, premiato da un grande successo di pubblico, è stato ospitato alla biblioteca civica.

«L’attenzione alle fragilità delle persone è un indicatore della civiltà di una società e le realtà come la nostra, di servizio e non di profitto, sono un grande valore – ha esordito il presidente della Fondazione, Paolo Moroni – La struttura che ci ospita è stata inaugurata nel 1987, ma la nostra storia è iniziata ben prima».

Il sindaco Mirella Cerini ha ricordato che «era il 1954 quando l’amministrazione comunale e il Cotonificio Cantoni individuarono una collocazione per la casa di riposo, in via Cantoni. Da allora è rimasta inalterata l’alta qualità dei servizi offerti dalla Fondazione, orgoglio della nostra città».

Secondo il parroco don Walter Magni, «la casa di riposo è segno di una realtà che invecchia, ma che si prende anche cura. Il ruolo degli anziani è fondamentale: nella Bibbia è il vecchio Simeone il primo annunciatore di Gesù».

Attualmente la FondazioneGiulio Moroni” ha 100 dipendenti, assiste circa 250 persone ed è una realtà molto radicata sul territorio: «L’attuale sede della casa di riposo era l’area del vecchio oratorio maschile San Giuseppe ed è bello ricordare che a impegnarsi per la realizzazione della nuova struttura furono proprio persone che in quell’oratorio erano cresciute, a cominciare da Giulio Moroni, Ferruccio Gandolini e Antonio Buzzi» ha detto Luigi Roveda, all’epoca vicesindaco e assessore ai Servizi Sociali.

Da sempre, la priorità per l’accesso alla casa di riposo è data ai castellanzesi e così «la nostra struttura appare per certi versi simile ai cortili di una volta, dove tutti si conoscevano – ha sottolineato Donatella Nava, direttrice della Fondazione – Lavoro qui da 35 anni e ho visto tantissime storie di vita: mi vengono in mente due ottantenni che si sono innamorati qui da noi e l’ospite ultranovantenne che aveva una simpatia particolare per me e passava giornate intere nel mio ufficio».

Storie che dimostrano che «questo è un ambiente di vita e non va visto in accezione negativa. Sono fiera di lavorare in un luogo dal passato così glorioso» ha concluso la responsabile sanitaria Chiara Mazzetti.

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