LA VICENDA CONTINUA A FAR DISCUTERE
Albani: “Solidarietà al paziente discriminato con insulti omofobi”

Il consigliere comunale leghista Alessandro Albani riflette sulla vicenda che ha visto implicato un primario dell'azienda sanitaria Sette Laghi ed esprime la sua solidarietà al paziente: "Un atto inaccettabile e intollerabile"

Silvia Bellezza

BUSTO ARSIZIO

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Un primario dell’Azienda sanitaria “Sette Laghi” avrebbe pronunciato insulti omofobi contro un paziente sedato e sottoposto ad un intervento chirurgico. L’episodio nei giorni scorsi è stato oggetto di un provvedimento disciplinare che ha portato alla sospensione del primario, la notizia si è rapidamente diffusa destando sconcerto e indignazione.

Non è rimasto indifferente il consigliere comunale leghista, Alessandro Albani, di professione coordinatore infermieristico, che esprime tutta la sua solidarietà al paziente: “Sono davvero senza parole e profondamente colpito, credo che il rispetto di idee e posizioni diverse sia l’essenza della vita e della pacifica convivenza – osserva Albani – come credo anche nel rispetto della libertà di coscienza e di espressione, ma ciò non toglie che abbia trovato assolutamente inaccettabili e intollerabili le parole con cui un professionista della salute si è rivolto ad un paziente sotto i ferri, una discriminazione davvero grave.

Un grande plauso va ai membri dell’equipe che non hanno lasciato impunito questo atteggiamento e con grande senso civico hanno avuto il coraggio di segnalare l’accaduto alla Direzione Generale.  È proprio il modo in cui si è conclusa questa vicenda – evidenzia il consigliere comunale – che mi fa ancora credere nel grande talento dei professionisti che operano nel nostro Sistema Sanitario Nazionale, espressione di eccellenza per la Sanità pubblica”.

Albani invita a riflettere citando l’art. 3 del Codice deontologico dei medici, che tratta dei Doveri e delle Competenze del medico (“la tutela della vita, della salute psicofisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della liberta’ e della dignita’ della persona, senza discriminazione alcuna). E fa riferimento anche all’art. 3 del Codice deontologico dell’infermiere, che peraltro tra gli autori vede Aurelio Filippini, Presidente dell’OPI di Varese, Ordine delle Professioni Infermieristiche (insieme nella foto): “L’infermiere cura e si prende cura della persona assistita, nel rispetto della dignità, della libertà, dell’uguaglianza, delle sue scelte di vita e concezione di salute e benessere senza alcuna distinzione sociale, di genere, di orientamento della sessualità, etnica, religiosa e culturale. Si astiene da ogni forma di discriminazione e colpevolizzazione nei confronti di tutti coloro che incontra nel suo operare”.

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