IL RACCONTO PUBBLICO DELLA PALLEGGIATRICE UYBA
Alessia Orro dà voce alla sua tremenda esperienza: “Denunciate gli stalker”

Un “gioco di squadra”, davvero il più bello e vincente che si possa immaginare, per non lasciare sola una compagna nelle sue ansie e angosce. In più, la forza di parlarne della vittima, senza remore né vergogna, per denunciare chi sta invadendo non soltanto i tuoi profili social ma anche, e soprattutto, le tue abitudini quotidiane con molestie continue, intrusive e sempre più pressanti...

Alessio Murace

BUSTO ARSIZIO

Pubblicato il:

Stampa questo articolo

Un “gioco di squadra”, davvero il più bello e vincente che si possa immaginare, per non lasciare sola una compagna nelle sue ansie e angosce. In più, la forza di parlarne della vittima, senza remore né vergogna, per denunciare chi sta invadendo non soltanto i tuoi profili social ma anche, e soprattutto, le tue abitudini quotidiane con molestie continue, intrusive e sempre più pressanti. Così il mondo Uyba, inteso come società, squadra e tifosi, e Alessia Orro hanno combattuto e vinto lo stalking messo in atto da un persecutore novarese di 53 anni. La denuncia della vittima ed il conseguente intervento della Polizia e della Procura della Repubblica hanno fatto il resto, mettendo fine ad una bruttissima vicenda in un tempo decisamente breve. Anche se per Alessia sono state settimane piene di tormenti e angosce.

“Ho ricevuto i primi messaggi quest’estate, quand’ero con la Nazionale. Poi quando sono tornata a Busto e l’ho rivisto agli allenamenti e a due partite amichevoli ho capito che l’incubo non era finito, bensì solo all’inizio”.

Alessia Orro non si è nascosta. Giovedì mattina a “Casa Uyba” ha dato voce alla sua tremenda esperienza davanti alle telecamere, ai microfoni ed ai taccuini dei giornalisti.

“Sono convinta che la cosa migliore non sia chiudersi in se stesse, ma parlarne con le persone che ami e denunciare i fatti alle forze dell’ordine. Nella mia esperienza non sono mai stata sola, sono stata fortunata ad avere una società e delle compagne che mi sono state vicine in tutto. Penso, però, a quelle vittime che non hanno un gruppo così forte e numeroso attorno, e dico loro di denunciare questi fatti senza vergogna. Ѐ la cosa migliore da fare”.

Alessia, tramite la Uyba, nei giorni scorsi ha ricevuto attestati di vicinanza e di piena solidarietà da più parti, anche dalla Federvolley femminile presente all’incontro a “Casa Uyba” con la responsabile comunicazione e relazioni esterne, Consuelo Mangifesta.

L’ex giocatrice, tra le altre di Matera e Perugia, ha ricordato un episodio simile capitatole in carriera. “Quando ho letto la notizia di Alessia, l’ho sentita molto mia. Da ex atleta ho vissuto un’esperienza analoga, non così pesante semplicemente perché non eravamo in era social e le possibilità di entrare in contatto diretto con le giocatrici erano più limitate. La mia è stata una persecuzione che è durata quattro anni, capisco Alessia e le (purtroppo) tante Alessia e cosa può aver significato sopportare questa brutta vicenda.

La pallavolo è un mondo che accoglie i tifosi – ha proseguito Consuelo Mangifesta – e siamo spesso portate ad avere un contatto molto stretto con i nostri fan che, per il 99,99 per cento dei casi sono veri tifosi. Però il limite è veramente sottilissimo tra il riconoscere il fan sfegatato ed il fanatico persecutore. Ale – ha chiuso la responsabile comunicazione della Lega Volley femminile – brava perché ne hai parlato e come te nessuno deve lasciare sottaciuto nessun tipo di atteggiamento persecutorio”.

Proprio sul rapporto atlete/tifosi è intervenuto anche il direttore generale della Uyba, Enzo Barbaro. ”Nel nostro caso, non cambierà nulla. Per fortuna si tratta di un episodio isolato di questa gravità. Nella quotidianità abbiamo un gruppo di tifosi molto vicino alle nostre atlete in maniera del tutto sana. Da fan, possiamo dire, innamorati delle atlete, senza mai andare oltre come in questo caso. Ecco perché dico che non cambieremo nulla nel modo di approcciarci ai tifosi. La vicinanza con il pubblico e con chi ci segue e la nostra forza. Di sicuro, questa esperienza ci fa tenere gli occhi ben aperti, molto più che in passato, e vigilare in modo particolare il mondo del web, perché è proprio da lì che nasce tutto”.

Insomma, “Alessia non sei sola”. Il “gioco di squadra” proseguirà, non soltanto in campo. Perché la bruttissima esperienza vissuta dalla Orro rimanga un caso unico, limite ed isolato nel mondo Uyba e, al netto delle pieghe più cupe e tremende, sia da monito per tutte le vittime di stalking: “Denunciate i vostri persecutori”.

Copyright @2019

NELLA STESSA CATEGORIA