Pesanti critiche dei vertici UNIVA alla Legge di Bilancio del governo
“Altro che tassa per la sostenibilità, la plastic tax compromette lo sviluppo e l’occupazione”

Il governo giallo-rosso in carica continua, economicamente parlando, a fare disastri. Gli industriali della provincia di Varese non ne possono letteralmente più e il presidente dell’UNIVA, Roberto Grassi è letteralmente esasperato

Luciano Landoni

VARESE

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Il governo giallo-rosso in carica continua, economicamente parlando, a fare disastri.

Gli industriali della provincia di Varese non ne possono letteralmente più e il presidente dell’UNIVA, Roberto Grassi è letteralmente esasperato.

Le sue parole, in merito alla cosiddetta plastic tax, suonano come un monito e un allarme.

La plastic tax rischia di affossare la competitività di un settore strategico e di eccellenza della manifattura italiana che ha da tempo intrapreso in maniera autonoma, senza la necessità di alcuna forzatura fiscale, una transizione verso soluzioni più sostenibili ed ecocompatibili. Provvedimenti inappropriati presi sulla spinta di motivazioni più demagogiche che pragmatiche – sottolinea Roberto Grassi –  rischiano solo di creare danni all’economia, al lavoro, ai consumatori e a quello stesso ambiente che si vorrebbe difendere”.

Una presa di posizione che arriva in contemporanea con la protesta di tutte le imprese del settore rappresentate a livello nazionale dalla Federazione Gomma Plastica aderente al sistema Confindustria.
Il tema è entrato al centro del dibattito politico dopo le intenzioni delle forze di governo di inserire all’interno della Legge di Bilancio in discussione al Parlamento la cosiddetta plastic tax: un’imposta sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego con “funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari”, come si legge nella bozza alla voce “Misure fiscali a tutela di ambiente e salute”.

Vedremo quale sarà l’esito finale della discussione in atto. Così come è, al di là della data di entrata in vigore dell’imposta e del suo reale ammontare, la misura è comunque iniqua – commenta Giovanni Orsi Mazzucchelli, presidente del gruppo merceologico gomma e materie plastiche dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese perché va a colpire i prodotti e non i comportamenti e rappresenta unicamente un’imposizione decisa per fare cassa andando a caricare di costi ingenti consumatori e imprese, mettendo a rischio posti di lavoro”.

Insomma, più che una soluzione del problema un problema in più.

“Tassare un prodotto la cui produzione è già ampiamente normata e regolamentata è uno dei tanti controsensi delle recenti stagioni politiche che stanno aumentando anziché diminuire la burocrazia. A dettare legge – osserva Giovanni Orsi Mazzucchelli –  è il mercato, quindi forse un’attività di formazione e informazione per aumentare la consapevolezza dei consumatori su un uso corretto della plastica e incentivi ad attività di ricerca in grado di traghettare l’industria verso la trasformazione e il riutilizzo degli scarti sarebbero punti strategici di una politica più coerente con gli obiettivi di tutela dell’ambiente. Bisogna poi fare i conti con la realtà: l’Italia ha un grave deficit impiantistico in materia di rifiuti dovuto anche a un’avversione ideologica verso gli impianti di smaltimento di qualsiasi tipo. Questo impedisce di trasformare ciò che oggi è visto come un problema, in una risorsa, come avviene in molti Paesi. Lo sviluppo sostenibile si promuove, con la transizione delle imprese verso un’economia circolare. Un fronte questo su cui l’industria varesina, così come quella nazionale, ha da tempo cominciato a investire più di quanto si faccia nel resto d’Europa”.
Il riferimento è al minor utilizzo di materie prime, maggior efficienza dei sistemi produttivi, meno rifiuti.

Una strategia operativa che rischia di essere compromessa gravemente dall’introduzione della nuova tassa, con gli inevitabili rischi in rapporto al mantenimento dei livelli occupazionali.

Per l’ennesima volta fare impresa, in Italia, diventa un’autentica impresa!

Al momento la plastica non è comunque sostituibile in molti impieghi. Pensiamo alla funzione degli imballaggi in plastica nel packaging alimentare e al loro ruolo nella difesa delle caratteristiche igienico-sanitarie e organolettiche dei cibi, così come nella protezione da manipolazioni o contaminazioni batteriche. Non sono semplici involucri quelli che riempiono i nostri carrelli della spesa – sottolinea Roberto Grassi – , ma veri e propri prodotti che difendono la nostra salute grazie ad un’intensa attività di ricerca e sviluppo che ora si rischia di mettere in discussione. Ricordiamoci che le imprese del settore pagano già oggi un contributo ambientale CONAI per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica per un ammontare di 450 milioni all’anno a livello nazionale, 350 milioni dei quali vengono versati ai Comuni per la gestione della raccolta differenziata”.
In conclusione, il presidente di UNIVA boccia senza esitazione la plastic tax e rileva il pericolo che le imprese locali del settore stanno correndo

Siamo fortemente contrari ad ogni introduzione di una tassa sugli imballaggi – dice Roberto Grassi –  in plastica, più o meno leggera, più o meno dilazionata nel tempo, che avrebbe forti ripercussioni anche sul nostro territorio”.

L’industria degli imballaggi di materie plastiche solo in provincia di Varese conta più di 2.400 addetti, un comparto che, sia a valle sia a monte della filiera, coinvolge anche altre realtà come il settore chimico, della costruzione di macchinari e stampi, dell’alimentare. Più in generale, la provincia di Varese è la terza provincia in Italia per numero addetti nella gomma-plastica (più di 10.400), quinta per numero di imprese (quasi 500) e terza per livelli di export (oltre 870 milioni nel 2018).
Altro che tassa per la sostenibilità. A non essere sostenibile a livello economico, sociale e di salute pubblica – conclude il leader dell’Unione degli Industriali –  è un’imposta demagogica che rischia di minare lo sviluppo di un settore fondamentale dell’industria varesina e nazionale e dei suoi sforzi per la creazione di un’economia circolare veramente green”.

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