Per amare Busto occorre odiarla un po’…

Per amare Busto occorre odiarla un po’, visceralmente. Sentire l'adrenalina schizzare in alto, poi maledire la sorte per il niente assoluto e piano piano capire che questo luogo benedetto dal Signore ha gioie e talenti che non tante città possono annoverare...

Gianluigi Marcora

Busto Arsizio

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Per amare Busto, occorre odiarla un po’, visceralmente. Sentire l’adrenalina schizzare in alto, poi maledire la sorte per il niente assoluto e piano piano capire che questo luogo benedetto dal Signore ha gioie e talenti che non tante città possono annoverare. Lascio stare le origini di Busto Arsizio, altrimenti dovrei scriverne un libro. Limitiamoci ad aneddoti e fatti più o meno recenti, alla portata di tutti che, tuttavia danno conforto a certe dichiarazioni. Busto è la città del lavoro per eccellenza. Non per nulla, qui i Bustocchi amano definirsi “nativi e lavativi” con una specifica. Dire solo “lavativo” a un Bustocco equivale a dire “bastardo“a un meridionale. Dire però “nativo e lavativo” per un Bustocco è una lode, una benemerenza (quasi), un titolo nobiliare (per giunta) che testimonia come e quanto chi ha origini qui, ami il lavoro.

Non per nulla, in tutta la Lombardia, Busto Arsizio ricopre la sesta posizione in ambito Pil pur non essendo Provincia. La competizione che si esercita nel lavoro in questa città è quasi spasmodica. Sino al punto di dare un senso a un detto ancestrale dove “si preferisce perdere da soli, piuttosto di vincere in compagnia“. Esempi? Troppi! Elencarli si farebbe torto a chi ha osato e ha vinto e a coloro che hanno osato e hanno perso… però, con dignità! Busto non ha caratteristiche amene, ma ne ha altre di sicuro effetto. E’ una città logica, per eccellenza, coi suoi viali che la percorrono in lungo e in largo, truccati col verde spontaneo che ne raddolciscono la logica percorribilità. Chi mi attende al varco per sapere se ci metto il viale della Gloria ne resterà deluso. Motivo semplice è che ne abbiamo parlato già in altre circostanze.

Qui citiamo via Palermo (ad esempio) che non è un viale, ma che fa la funzione di viale: porta il traffico da Cassano Magnago in centro città e porta fuori da Busto chi, dal centro vuole andare in autostrada. Altra via che sembra un viale: via Lonate. Ora poi che le stanno rifacendo il look, via Lonate svolge un’azione preziosa per chi va da Busto e per chi vi entra.  Un viale bello da citare? Viale Boccaccio: bello in tutti i sensi e per giunta funzionale. Ed ora, con le piogge copiose di quest’estate, viale Boccaccio presenta alberi sani e rigogliosi con a tratti ampi campi verdi dove il contadino vi semina grano o semplicemente foraggio.

Alla confluenza con viale Boccaccio c’è viale Toscana che delimita la Provincia. Viale Toscana è tutto in Provincia di Varese e la sua “sponda” sconfina nella Provincia di Milano. Bene dire che alla destra della fine di viale Toscana, si va a Bienate toccando i vari Comuni dell’Alto Milanese, mentre alla sinistra del viale si va a Legnano e si tocca il Territorio dove nel 1076 si consumò la famosa Battaglia di Legnano in Territorio tra Mazzafame e Borsano (gli storici bollarono l’evento in Battaglia di Legnano e se “uno” osa confutare la tesi asserendo che un pizzico di Busto Arsizio, c’è ….succede il finimondo).

Tralasciamo il “centro storico” di Busto Arsizio, ma non possiamo fare a meno di citare Piazza Volontari della Libertà; quella della Stazione Centrale. E ritorniamo a parlare di Lavoro che, nonostante la crisi, Busto presenta delle “realtà” che per molti sono oscure, ma che per gli addetti ai lavori sono assolute verità. Basta dire che tutte le Maison della Moda vengono a Busto Arsizio per acquistare le nuove composizioni e che il “made in Busto” lo trovi dappertutto, specie nei manufatti di ogni tipo che passano dalla Meccanica, al Tessile, a ogni tipo di lavorazione. Lo vogliamo citare Enrico Dell’Acqua autentico pioniere di imprenditoria? Notate che anche lui preferì “osare” da solo in Sud America piuttosto di avere dei soci a fianco.

Abbiamo scritto che per amare Busto occorre odiarla un po’ e ne siamo convinti. Il Bustocco è insaziabile; non si accontenta mai. Tende sempre al meglio e lo fa con abnegazione. E’ sbagliato dire che a Busto hanno “le braccine corte“. E’ vero il contrario e non vogliamo entrare nel campo della Solidarietà o in quello della Beneficenza. Insaziabile è da considerare tendente sempre al meglio. Per “far soldi” basta un lavoro quasi “normale”; invece il Bustocco investe per migliorare e rischia di suo, sempre. Mi viene in mente un episodio citato in LIUC : tre imprenditori (un tedesco, un francese e un inglese) di fronte a un progetto, risposero che pur avendo Aziende d’avanguardia non si sentivano in grado di onorare quel progetto e rifiutarono quel lavoro. Il quarto imprenditore (un Bustocco) pur avendo un’Azienda media rispetto alle altre tre, accettò il lavoro. Disse che avrebbe mantenuto tutte le clausole del progetto. Arrivò a casa, in Azienda e disse ai suoi Collaboratori: “dobbiamo realizzare quanto c’è nel progetto” e al momento della “consegna” l’imprenditore si sentì dire “solo un italiano sa arrivare col lavoro, ovunque“. Ne ho sentite tante su Busto Arsizio…anche di peccaminose, ma dopo aver pensato un po’, su questa città, io la amo follemente. Un po’ amatela anche voi! Se non altro, per riguardo a questa gente che sa lavorare e… amare!

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