IL COMMENTO
Javorcic, basta la parola: da tre settimane… a tre anni

Valori, principi e progetti: nel rinnovo contrattuale di Ivan Javorcic c'è il futuro della Pro Patria. Ecco un'interessante chiave di lettura sui retroscena e sulle prospettive dell'intesa

Mattia Brazzelli Lualdi

BUSTO ARSIZIO

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Nella settimana dell’attesissimo rinnovo sulla panchina della Pro Patria di mister Ivan Javorcic, abbiamo chiesto al giornalista Silvio Peron, penna navigata quanto raffinata, dell’universo biancoblù, un commento su questa gradita conferma in via Ca’ Bianca che mette l’accento sul presente, lasciando intravedere un promettente futuro, all’insegna della continuità e di quei valori (fortemente voluti da Patrizia Testa) sempre più distintivi del club bustocco:

Pensieri stupendi e subbugli dell’anima, sentimenti con i quali scrutare il proprio essere. L’intimità come rifugio per decidere, per dire un sì che mai come stavolta non è banale. Rinunciare ai soldi, alle prospettive che appagano l’ego è bello a dirsi quando non tocca a noi. Per fortuna della Pro Patria è toccato a lui, a Ivan Javorcic che s’è messo la cera nelle orecchie per non cedere alle lusinghe e ricominciare da qui. Possiamo fare nomi, cognomi e indirizzi di coloro che gli volevano affidare, anche l’altro ieri (si tratta di una metafora temporale), il progetto tecnico. Ci basta una frase pronunciata la scorsa settimana e che arriva da molto lontano senza avere bisogno di commenti: <Ho conosciuto una persona serissima, ha dato una parola e l’ha mantenuta>, ha detto uno che sta cercando di costruire un sogno ai confini della Costiere Amalfitana e che ha messo il tecnico biancoblù in cima alla lista.

La parola, ecco la chiave per leggere con disincanto questo rinnovo di contratto che lega il mister alla Pro.
C’era una volta uno spot pubblicitario che diceva “basta la parola”, ma quella è archeologia pubblicitaria e il gesto, cioè una firma, fatto così è archeologia calcistica. Allenatori dei nostri giorni che pigliano un botto senza che abbiano un curriculum adeguato al bonifico. Per dire che il vil denaro oggi è la via maestra di un pallone sgonfio.

Si dirà che la stima reciproca può oscurare il giudizio, ma in questo caso ci sono elementi per valutare, fin qui, il lavoro di un tecnico che doveva restare tre settimane e che resta tre anni: per meriti dei giocatori ma, scusate, anche suoi.

Siccome la sua filosofia di vita è ormai nota, e cioè i valori prima di tutto, pensiamo che questo rinnovo, nel quale “l’architetto” Sandro Turotti ha giocato da regista avanzato, abbia basi solide delle quali dovrebbero gasarsi i tifosi. Non avendo chiesto la luna, si deduce che abbia chiesto – e ottenuto – alla appassionata presidente Patrizia Testa di contrarsi sul mercato. Cioè di cercare giocatori che elevino la qualità di un gruppo che in due anni ha dato e si è preso soddisfazioni. Un nuovo progetto si fa senza buttar via il bambino con l’acqua sporca, senza cambiare per capriccio.

Aspettiamoci, quindi, una squadra che affronti il prossimo campionato per stupire ancora senza però uscire dal recinto dentro il quale la Pro Patria deve stare. Gli insegnamenti di queste due ultime, esaltanti stagioni sono ancorate alla chiarezza di una società che, grazie al cielo, ha messo un cordone sanitario attorno al club, non consentendo di mettere il becco a quelli che sanno per sentito dire. Oppure a quelli che facevano i salti mortali al gol di una concorrente.

E in questo ritorno al futuro vien da pensare che l’accordo con Javorcic sia il botto che annuncia i fuochi d’artificio. Se tutto va come sta andando, entro fine mese Patrizia Testa non sarà più sola, ma sarà, al contrario del proverbio, ben accompagnata. E anche questa può essere la variabile per leggere il sì di Javorcic.
Allacciamo le cinture e aspettiamo che la signora Patrizia pigi il bottone per decollare

 

 

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