DOPO IL NOSTRO GRIDO D‘ALLARME
Appello

Gianluigi Marcora

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L'eco di voci antiche è arrivata puntuale, quasi in maniera sublime. Di certo, le "cornacchie" o i "corvi" non sono mancati, ma la maggioranza delle voci ha manifestato solidarietà e spirito di corpo. Diciamolo pure: le "pacche sulle spalle" non sono mancate e, come si usa, devono sempre essere gli altri a prendere posizione e non ciascuno che si sente attratto da un "valore", una tradizione, un "qualcosa" da cucirsi sul cuore.
Il nostro VENDIAMO di qualche giorno fa ha smosso le acque. Non siamo tuttora arrivati a un'azione specifica, ma la gente "si muove" a tutela dell'unico giornale di Busto Arsizio sia pure online. Unico (e lo ribadiamo) per nascita, per tradizione, per contenuti. E, disfarsene, è sempre gretto, troppo… blasfemo, per tutti, sia per simpatizzanti sia per indifferenti.
 
Noi qui, non possiamo attendere oltre quei fatidici 30 giugno – 31 dicembre 2017 per più ragioni. Prima e forse unica, la ragione economica. Da soli non ce la facciamo a mantenere in vita la struttura che abbisogna di 20/25.000 Euro al mese. Dovessimo farcela (con inserzioni pubblicitarie), il problema non si pone. Dovessimo (e Dio non voglia) non arrivare a tanto… che succederebbe? Ciascuno può immaginarselo. Non c'è bisogno di troppe parole e nemmeno di "girare intorno al problema". Certo che il danno sarebbe esteso a tutti: a chi è rimasto sordo al messaggio, a chi ha fatto spallucce, a chi avrebbe potuto intervenire e non l'ha fatto, a chi s'è eclissato appena emerso il problema.
 
Parliamoci chiaro: nessuno ha colpa e nessuno è obbligato a farsi avanti. Del resto, va così il mondo. Ognuno per il proprio "orticello" e sempre, la colpa è di "un altro" nel vano tentativo di lavarsi la coscienza.
Dicono a Busto che "per una cifra così – 20/25.000 Euro al mese" in… troppi potrebbero intervenire. Beh, i "troppi" noi non li conosciamo, ma abbiamo ben presenti i "due" che hanno promesso di dare una mano. Per ora, solo a parole. Aspettiamone gli sviluppi. Sembravano "voci" serie!
 
Non tiriamo in ballo inutili scuse e nemmeno inutili cause di una gestione deficitaria com'è l'attuale.
Servono a nulla le scuse… forse a inasprire la pena, nel senso che ciascuno deve pensare a se stesso e se non è in grado di farlo abdichi, come fanno certi regnanti. Qui non si tratta di "mollare" ma semplicemente di far fronte a specifici problemi: una volta c'erano determinati introiti pubblicitari, ora non ci sono più.
 
Il nostro "grido di allarme" non è esteso a chi "non può" ma alle migliaia di persone – qui di Busto – che possono dare una mano per salvaguardare un "prodotto" tipicamente Locale che è al 37° anno di attività. Non si tratta solo di un "prodotto commerciale" appetibile, ma di un Organo di Stampa LIBERO e INDIPENDENTE che abbisogna di risorse per vivere, espandersi e progredire, nel campo della giusta informazione.
 
L'ho già spiegato: non abbiamo debiti, non ci sono "lacci o laccioli" che potrebbero pregiudicare una corretta gestione e nemmeno c'è il problema della Testata Giornalistica. Eppoi, anche la sede in cui lavoriamo è di proprietà GMC Editore… quindi! Dulcis in fundo, anche la mia Direzione metto in gioco. Chi vuole "avermi tra i piedi" ancora, lo faccia. Chi non volesse avermi più, mi accontento di svolgere la funzione del semplice cronista: purché salvi l'Inform@zione.
 
Che fare ora? Ѐ facile: o sottoscrivere un contratto pubblicitario o acquistare il libro fotografico (lavori fotografici splendidi di Marino Bianchi) dal titolo "CUORE di BUSTO". Il resto sarebbe… assurdo. Compatimento o elemosina, non ne vogliamo. E nemmeno la commiserazione del… ah, se l'avessi saputo.
Mi viene in mente un ritornello di una canzone di Enzo Jannacci… "potevi dirmelo, noh?"… beh ora te l'ho detto. Non facciamone un dramma. Dovesse morire l'Inform@zione chi si farebbe un cruccio?
Roba per pochi intimi. Gli altri, pronti a voltar pagina e ad addossare la "colpa"… altri. Sconosciuti.

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