Apprezzare i coraggiosi

Giovedì scorso ho avuto l'onore di partecipare nel cuore di Milano a un incontro organizzato da Wikimafia insieme alla CIGL, con Nino Di Matteo e Francesco Del Bene...

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Michela Diani

Busto Arsizio

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Giovedì scorso, ho avuto l’onore di partecipare nel cuore di Milano, presso la Camera del Lavoro, a un incontro organizzato da Wikimafia insieme alla CIGL, con Nino Di Matteo e Francesco Del Bene, i due noti magistrati della Direzione Nazionale Antimafia, che si sono occupati del processo Trattativa Stato Mafia, di cui è stata emessa sentenza proprio nell’aprile scorso. L’intervista ai due magistrati è stata condotta dal direttore dell’Osservatorio sulla Criminalità organizzata dell’Università di Milano, Nando dalla Chiesa, figlio del Generale ucciso dalla mafia.

Incontrare questi due magistrati, e più in generale, questo tipo di persone, inteso come spessore umano, è stato da una parte estremamente coinvolgente, e dall’altra un po’ faticoso.

Metto sempre – o almeno cerco- nel mio lavoro tutte le energie che posso e quindi, tanto mi ricarico di passione per le opportunità che la vita mi offre, tanto quanto mi sfibro poi per cercare di trasmetterne tutta la bellezza.

Estremamente coinvolgente perché tutte le volte che mi capita – e mi è capitato spesso nella vita – di incontrare da vicino, persone di questo spessore non posso fare altro che riconoscerne la grandezza insieme alla normalità. Faticoso, perché al fianco della rappresentazione di questi modelli positivi di uomini prima ancora che di magistrati, non possono per contraltare non passarmi davanti, tutti quegli infiniti esempi di vigliaccheria umana in cui, in particolare, negli ultimi anni della mia vita mi è stato dato di imbattermi.

Non è che io voglia gratuitamente giudicare, intendiamoci. Di mio, nella normalità, sarei una persona molto accomodante sul giudizio delle qualità umane, radicando la mia formazione nella educazione e nella pedagogia ed essendo quindi più portata a vedere l’essere umano come qualcuno pieno di qualità e risorse da far sbocciare che di critiche da apportare.

Negli ultimi anni tuttavia, mi è sopraggiunto qualche sassolino nella scarpa.

A fronte di modelli umani che dal mio punto di vista dovrebbero essere la normalità ricercata e auspicata, sono stata tacciata di essere una esagerata idealista o peggio ancora una creatura fantasiosa e distaccata dalla realtà.

Sicché il confronto con uomini così normali che hanno anche dato qualche bella dritta pedagogica interessante che fra poco condividerò con voi, mi ha fatto capire che non sono per nulla poco concreta né tantomeno meno troppo idealista. È che il mondo, la società, la gente si è talmente abituata ad accettare mezze calzette ovunque che è diventato sinonimo di normalità imbattersi in ominicchi, mezz’uomini, donzellette e quaquaraquà e irreale imbattersi in Uomini e Donne con la maiuscola che di fatto la maiuscola appunto, neanche la dovrebbero avere.

Il prof. Dalla Chiesa è partito con una domanda leggera ai magistrati.

Mafia e politica, mafia e istituzioni, mafia e banche, mafia e finanza, mafia e sanità, mafia e pubblica amministrazione, mafia e giustizia,…chi sta peggio?

L’incontro non è cominciato per nulla fra le righe del politically correct.

Solo nei paesotti omertosi si usa ancora il politically correct per nascondere dietro allo zerbinaggio di sistema, mafia e mentalità mafiosa e il suo legame col potere. Se vi è stata infatti una affermazione dirompente che entrambi hanno fatto è stata proprio questa.

La mafia non sarebbe ciò che è senza il suo legame col potere, senza quella collaborazione acquitrinosa, fangosa e ripugnante di quella zona grigia presente dappertutto fra le maglie della cremé della politica, della pubblica amministrazione e della Giustizia stessa.

Cose che si danno ormai così per normali che non scandalizzano neanche più, mentre scandalizza una parolaccia fuori posto al perbenismo borghese.

Cosa ci hanno raccontato Di Matteo e Del Bene?

Ci hanno parlato delle fatiche della coerenza, dei rischi del coraggio, della solitudine nella ricerca della verità, dell’ostracismo della magistratura, dei bastoni tra le ruote che la politica mette costantemente alla lotta alla mafia – cosa che si respira anche nei piccoli territori – dell’appoggio della gente comune che ha sete di giustizia, della fame dei giovani di cambiamento, della volontà di mettere faccia ed energia in una battaglia che non deve essere di pochi, ma di tutti.

Che brutta cosa la viltà. Così diffusa.

Che ampio respiro queste anime che non vogliono affatto essere considerati degli eroi, ma solo ed esclusivamente persone che fanno il loro mestiere con passione e che cercano talvolta di appassionare qualche seguace – cioè qualche collega, da ‘trascinare per i capelli’ ha detto sorridendo Del Bene – in questa battaglia vitale, nella realtà del nostro paese.

Sì, perché se non solo, vi fossero più magistrati come loro e meno carrieristi, se vi fossero più cittadini svegli e meno menefreghisti, se vi fossero persone oneste nella politica e non poltronari, non vi sarebbe spazio per la mafia.

La pecca più grave dello Stato Italiano è stata quella di non avere mai avuto la consapevolezza che senza recidere i rapporti tra mafia e potere, potere politico, potere istituzionale, potere della finanza, essa non verrà mai sconfitta.

Consapevolezza, una parola molto importante e su cui la politica, e molto spesso le istituzioni, vacillano in nome di una grandissima superficialità che conduce a fare tarallucci e vino proprio con la mafia, l’intrallazzo e l’omertà.

Fu Riina che ammise, durante un interrogatorio la potenza di questo legame, affermando che, se non fosse stato per i legami con il potere, la mafia sarebbe stata una banda di 4 delinquenti analfabeti.

In poche parole la mafia ha assunto il peso di Cosa Nostra perchè il potere si è prestato, per interesse, tangenti o favori, a diventarne complice.

C’è stata una affermazione di Di Matteo che mi è molto piaciuta. ” Quando indaghiamo sui nomi che hanno consentito la crescita di questo fenomeno, veniamo accusati di essere archeologi”.

La zona grigia che secondo il magistrato è quella che va indagata, è la stessa che viene molto spesso banalizzata, anche da una parte della magistratura stessa che finisce con il tacciare altri magistrati di essere più simili agli storici che non al mestiere loro.

Eppure, secondo Di Matteo, la zona grigia è proprio quella importante da seguire. Non contano solo gli ‘uomini d’onore’ della mafia, le punte dell’icerberg, contano i contatti nel mezzo, quelli talvolta anche assolutamente insignificanti e perfino inutili, ma molto importanti nell’ingranaggio per farlo andare in una certa direzione.

Contano insomma i cosiddetti ‘cretini’ di Falcone, quelli che vengono messi lì come passpartou per il paradiso.

I due magistrati hanno parlato ormai di radicalizzazione. Non si può più parlare di infiltrazioni mafiose all’interno della società, oramai si deve parlare di radicalizzazione, vale a dire che la mafia è entrata nel tessuto sociale al punto che lo vampirizza automaticamente e senza neanche far troppa fatica proprio grazie a questi grandi passi avanti che è riuscita a fare attraverso la zona grigia di un sistema complice e poco propenso, se non nella teoria, alla lotta alla mafia.

Ha sottolineato spesso, e non è stato l’unico, lo hanno fatto anche Del Bene e Nando dalla Chiesa, il disinteresse della politica alla lotta alla mafia, la sua attenzione solo ed esclusivamente in maniera superficiale e la difficoltà della politica a far rientrare questo aspetto come il principale all’interno dello Stato, visto e considerato che è ormai chiaro che lo sviluppo economico di un paese e la corruzione sono incontrovertibilmente legati e non in maniera positiva.

Questo tema cade in effetti a fagiolo, dato che il nuovo Governo avrà una bella gatta da pelare.

Vediamo se Salvini di fronte alla famosa proposta di una legge anticorruzione del M5S, che ogni tanto non si capisce se stia governando o sia ancora all’opposizione, dato il salviniano bordeline mediatico, non farà cadere il governo, perché sia chiaro, questo paese di lotta alla corruzione ne ha bisogno come dell’ossigeno per respirare e se il governo è seriamente interessato alla cosa è una questione ancora tutta da verificare.

 

Donne donne e Uomini, non ominicchi e quaquaraquà

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