Arriva Natale…

Natale .... arriva adagio e talvolta con un ritmo forsennato. Nulla (tuttavia) affievolisce i ricordi, di un sapore antico, ma suggestivo, con sogni diversi e realtà composite e fantasiose, come se ciascuno di noi (allora), il proprio Natale se lo costruiva da sé

Gianluigi Marcora

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Natale …. arriva adagio e talvolta con un ritmo forsennato. Nulla (tuttavia) affievolisce i ricordi, di un sapore antico, ma suggestivo, con sogni diversi e realtà composite e fantasiose, come se ciascuno di noi (allora), il proprio Natale se lo costruiva da sé.

Noi bimbi a fantasticare con la slitta e le renne, con la barba bianca che sbucava da un viso pacioso e da un costume tutto rosso che lasciava intravvedere un babbo Natale sorridente. Poi, la realtà. Da non immaginarsi, ma da caricare di passione e di stupore, quasi a benedire il cielo per quel Natale da vivere sin dal mattino.

C’era la “rustisciàa” che buttava in giro un profumo succulento già appena dopo l’alba. C’era lo zio Giannino alle prese col fornello, con una pentola piatta capiente dove ci buttava di tutto; dai pezzi di carne alle “minuzie” che altro non erano se non i fegatini dei polli “sacrificati” arrosto, compresi i bargigli del gallo che fino a ieri aveva mostrato con portamento.

L’inchino al Presepe era d’obbligo. Se non altro per ringraziare il babbo per la sua composizione. La sua opera d’arte era incastonata sopra il buffet con le statuine messe in ordine dentro un percorso che conduceva alla mangiatoia dove la Sacra Famiglia mostrava l’essenza dell’Amore. Il Presepe di papà era costruito dentro una composizione di legno compensato che mostrava pure il “traforo” che oggi non usa più nessuno, ma allora, col “seghetto” si costruivano immagini delicate che andavano d’accordo con le statuine di gesso. Lo sfondo era rappresentato da una spessa carta blu con stampate sopra stelle di ogni ordine e grandezza che illuminavano la vallata col muschio che sostituiva l’erba e piccole tinozze che facevano la parte dei mulini dove sorseggiava ….acqua vera.

Che spettacolo! In compagnia, a ogni visitatore che entrava in casa, un pezzo di “rustisciàa” con un “bianchino” a supporto e appena si raggiungeva il “coro” una specie di canto a cui nessuno badava a chi commetteva stonature. Certo i giochi non erano lasciati in disparte: si mostravano ai creduloni del Babbo Natale inesistente, quasi fossero prove che Babbo Natale esiste per davvero.

Il pranzo era prettamente casereccio: l’oca, ad esempio, il cappone e pure il coniglio…. tutto sotto il controllo stretto dello zio Giannino. Di diverso dal ….casereccio, una dose piccina di patè d’oca che papà si concedeva dopo averne parlato con mamma, con suo fratello (lo zio Giannino) e pure anche con me che nemmeno sapevo cosa fosse il patè d’oca, ma che lui gustava quasi fosse la manna.

Sull’oca finita in pentola dopo una infarcita colossale di zampone e di cotechino ho un ….ricordo che mi aveva sconvolto parecchio. Giocavo con gli altri bambini e lo zio aveva predisposto in cortile un ceppo di legno ricavato da un tronco di ciliegio. L’oca non voleva saperne del sacrifico di Natale e non voleva essere “immolata” per un succulento pasto. Lo zio, imperterrito la prese fra le braccia, le chiuse il becco con una mano per non farla starnazzare oltre e con calma serafica appoggiò il collo della bestiola sul ceppo, mentre con l’altra mano, lo zio prese una falce (si quelle usate in campagna per sfoltire gli alberi) e con decisione ….decapitò l’oca. Il cui corpo, mutilato dalla testa si mosse con le zampe verso di me. Cogli occhi sbarrati rimasi immobile per poi urlare come un ossesso. “Tre passi avanti e crolla il mondo beat” cantava Celentano. Lì crollò l’oca e lo zio a dirmi se mi fossi spaventato …..che era naturale muoversi dell’oca, i nervi si tendono e ….

A pranzo non mangiai l’oca e mi dissero dopo che anche il cappone aveva subito (più o meno) la stessa sorte e il coniglio si era preso una manata sul capo che lo aveva tramortito per poi essere …. immolato per finire in pentola, poi sulla tavola, non so come. Tra tombola, canti e discussioni piacevoli col vicinato, veniva quasi subito sera, nell’immensità di una festa sognata che nel frattempo se ne era andata via in tempi rapidi. Però, abbiamo visto in famiglia la mostarda, i mandarini, il prosciutto, il ….patè d’oca che in altri momenti nemmeno sapevamo esistessero. Buon Natale!

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