La straordinaria esperienza di vita di Riccardo Maino
“Aver ottenuto la patente mi ha dimostrato che non bisogna aver paura delle difficoltà”

Aver superato gli esami di teoria e di pratica per poter guidare un’auto è stata un’autentica impresa per Riccardo, ragazzo con la Sindrome di Down. Un’impresa a cui si è dedicato con tanta passione e determinazione

Luciano Landoni

BUSTO ARSIZIO

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Riccardo Maino è un giovanotto di 20 anni che ha appena preso la patente di guida.

Dove sta la novità?

Semplice: Riccardo Maino ha la Sindrome di Down, scientificamente parlando si tratta della trisomia 21.

Nel patrimonio genetico di Riccardo c’è un cromosoma in più: 47 anziché i soliti 46.

“Questo comporta che ogni cellula, ogni organo – spiega Luisa Maddalena Medolago Albani, specializzata in Neuropsichiatria infantile, nel libro Che vita è? – può risentire in modo più o meno marcato dello squilibrio metabolico che ne consegue, soprattutto nelle fasi più precoci dello sviluppo, quelle dell’organogenesi”.

In termini più semplici, significa che la vita di Riccardo è innegabilmente “diversa” rispetto a quella di tantissimi altri suoi coetanei cosiddetti “normali”.

Aver superato gli esami di teoria e di pratica per poter guidare un’auto è stata un’autentica impresa per Riccardo; un’impresa a cui si è dedicato con tanta passione e altrettanta determinazione, esattamente come ha sempre fatto e fa tutti i giorni in ogni circostanza della sua vita “speciale”.

“Sono particolarmente orgoglioso di questo traguardo raggiunto da mio figlio Riccardo – dice suo padre Piero, manager di un’azienda tessile di Busto Arsizio – che, oltre tutto, di recente ha conquistato tre medaglie d’oro ai Campionati nazionali di Ginnastica artistica a Rimini. Mio figlio tiene moltissimo alla propria autosufficienza. Credo che la sua storia di vita possa essere uno stimolo per tanti altri ragazzi con la Sindrome di Down e per le loro famiglie”.

Riccardo, dopo aver conseguito la Maturità al Liceo “Candiani” di Busto Arsizio, divide la sua giornata lavorando, di mattina, in una farmacia di Busto e, nel pomeriggio, impegnandosi nell’azienda in cui lavora suo padre.

“La sera – continua papà Piero – è dedicata agli allenamenti in palestra e poi Riccardo è volontario in Croce Rossa, impegno al quale tiene moltissimo”.

“Aver ottenuto la patente di guida mi ha dimostrato per l’ennesima volta – spiega Riccardo Maino – che non bisogna aver paura delle difficoltà. All’inizio dell’esame ero emozionato, poi però non ho avuto problemi perché avevo già esperienza di guida grazie alla minicar che mi avevano regalato i miei genitori tre anni fa. Quando disputo le gare sono emozionato, ma quelle non mi aiutano dal punto di vista dell’autonomia. L’esame di guida invece sì, e quindi per me è stato ancora più importante”.

La carica umana di Riccardo è veramente incredibile, superata solo dal suo desiderio costante di porsi nuovi obiettivi mettendosi in gioco sempre e comunque per riuscire a centrarli.

“Gli altri si aspettano tanto da me ed io cerco di non deluderli. L’anno prossimo – continua con assoluta naturalezza – ci saranno i Mondiali di ginnastica in Turchia ed io sto lavorando per qualificarmi”.

“Riccardo non è nato per caso. La sua nascita ha avuto, e il suo esserci oggi ha uno scopo: vedere e vivere la vita con occhi diversi! Ma la nostra storia – scrive la mamma Marinella Calcaterra, nel libro “La letterina di Natale” in cui racconta la sua storia, quella di suo marito Piero e dei loro tre figli Sara, Francesca e Riccardo – è ancora tutta da vivere e da raccontare. Parte, certo, con una consapevolezza in più: Riccardo è unico, indispensabile, importante per tutti noi e per chi, come in molti ci hanno detto, ha avuto la grazia di incontrarlo!”.

La vita è veramente una cosa meravigliosa.

Sempre.

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