MAP SpA
Alla… precisione non c’è mai fine!

L’industria automobilistica (dai rulli e rullini che finiscono nei motorini di avviamento delle auto alle guide lineari agli organi di trasmissione) è il “mondo” in cui si muove da quasi sessant’anni la MAP Spa di Saronno.

Luciano Landoni

Saronno

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L’industria automobilistica (dai rulli e rullini che finiscono nei motorini di avviamento delle auto alle guide lineari agli organi di trasmissione) è il “mondo” in cui si muove da quasi sessant’anni la MAP SpA di Saronno.

Una sigla che è un… programma di lavoro, l’acronimo societario significa infatti: meccanica di alta precisione.

Il mantra aziendale è sempre stato ed è l’attenzione maniacale all’accuratezza estrema del ciclo produttivo: “Noi produciamo 380 milioni di rulli nell’arco dell’anno e lavoriamo con una tolleranza di un micron, vale a dire un millesimo di millimetro! Ci stiamo… attrezzando per scendere a 0,5 micron, dato che ce lo chiede il mercato internazionale”.

Valerio Vicenzetto, il presidente-manager della MAP, un’esperienza operativa di oltre mezzo secolo maturata all’interno di medio-grandi imprese di mezzo mondo, guida la società di Saronno da tre anni: “Da quando – dice -, il 27 dicembre 2010, è scomparso il presidente storico Romano Venturi: cuore, cervello e… qualcosa di più della MAP.
Attraverso la preziosa collaborazione della figlia Anna Barbieri Venturi stiamo riuscendo a sostituire questa figura emblematica con un team di giovani collaboratori con cui gestire managerialmente l’azienda”.

Una “prova” che, a giudicare dai risultati e tenuto conto del fatto che si è svolta e si sta svolgendo nel bel mezzo della Grande Crisi, deflagrata nel 2008, dimostra come  sia proprio vero che la “selezione naturale” in atto esalta i migliori e penalizza tutti gli altri.

“Continuiamo a sentir dire che solo fra diversi anni ritorneremo ai livelli produttivi pre-crisi. Noi, qui in MAP, contiamo di farlo già a partire da questo 2014, allorchè raggiungeremo un volume d’affari di oltre 10 milioni di Euro”.

Presidente, una “navigazione” perigliosa nei mari (più o meno tempestosi) della globalizzazione?
“Proprio così. La squadra aziendale la sta affrontando con tanto impegno e tanto senso di responsabilità. Noi esportiamo in 45 Paesi, europei ed extra-europei, l’80% della nostra produzione. Lavoriamo con multinazionali del calibro, solo per fare un esempio, di Bosch.
Per noi – prosegue Valerio Vicenzetto – l’eccellenza produttiva è un imperativo categorico. Gli investimenti in tecnologia non sono mai venuti meno: quasi 1 milione e mezzo di Euro impegnati nell’ultimo triennio!
L’obiettivo rimane il costante miglioramento dell’intera organizzazione aziendale, con un’attenzione particolare verso la valorizzazione del cosiddetto capitale umano.
Non ci sono alternative, se si vuole sopperire alle pesanti carenze di sistema che chi opera in Italia deve mettere in conto come un’ulteriore tassazione, oltre a quella ‘ufficiale’ che è già estremamente onerosa. È noto che un’impresa lavora per… il ‘socio occulto’, vale a dire il fisco, fino alla fine di giugno di ogni anno. Per non parlare del costo dell’energia e del costo del lavoro. Fare impresa, in Italia, creda a me, è veramente un’impresa!”.

Il costo del lavoro è alto, però i dipendenti non possono di certo contare su retribuzioni in linea con quelle dei loro colleghi che lavorano nei Paesi  dell’Unione Europea, tipo la Germania.
“E qual è la ragione? La risposta si condensa in due parole: cuneo fiscale. Se ne parla in continuazione e non si fa nient’altro che… parlarne. Ci vogliono fatti e non parole! Le aziende, per rimanere in vita, non sanno cosa farsene delle belle promesse.
Noi, l’anno scorso, proprio per questioni di sopravvivenza, abbiamo disdettato gli accordi aziendali inerenti l’erogazione della 14° e del premio di produzione. È stata una decisione dolorosa e indifferibile. Il nostro costo del lavoro orario è pari a 21 Euro, quello vigente in Bulgaria, per citare un Paese dell’Est europeo, è uguale a 4 Euro!
Ogni commento mi sembra francamente superfluo. Come si fa a rimanere competitivi in simili condizioni, operando in un mercato globale?”.

A questo punto, è inevitabile chiederle: come vede le relazioni industriali in Italia, oggi?
“Ci si dovrebbe rendere conto una volta per tutte che la vecchia e polverosa logica della contrapposizione fra ‘padrone’ e operai appartiene ai musei storici. I tempi duri che stiamo vivendo impongono senso della responsabilità e della realtà. I nostri dipendenti l’hanno capito e sono al fianco del management nella lotta quotidiana per rimanere competitivi.
Nonostante tutto e nonostante tutti”.

Qual è la “ricetta” per ritrovare la… competitività perduta?
“Magari ce l’avessi! Quello che concretamente possiamo fare è mantenere, anzi, migliorare la nostra capacità produttiva, cercando sempre e comunque l’eccellenza. In aggiunta, occorre entrare in collaborazione strettissima con il cliente: diventando un suo partner indispensabile.
Dobbiamo essere capaci di consegnare nel giorno esattamente previsto dalla pianificazione industriale precedentemente concordata fra noi e il cliente. Nessuno può più permettersi di fare stock di magazzino.
Inoltre, l’obiettivo è quello di continuare a crescere sui mercati esteri e di penetrarne nuovi segmenti.  
Considerando il numero complessivo dei nostri clienti, si evince che un quarto di essi è prioritario per il nostro fatturato, nel senso che ne determina il 90%. Anche tramite loro, vogliamo radicarci profondamente nei principali mercati esteri, non solo in Europa, facendo in modo che il marchio MAP diventi un must di qualità. Questa è la nostra mission per il futuro. Ce la metteremo tutta per portarla a termine!”.

Chiara e semplice, proprio come tutte le strategie di successo annunciato.

l’[email protected]online – 5 febbraio 2014

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