ELIGIO RE FRASCHINI SpA
Correre, navigare, volare… l’importante è innovare!

LEGNANO – L’ha detto oltre un secolo fa il signor Henry Ford, uno che se ne intendeva: “C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”. È completamente d’accordo Piero Re Fraschini, classe 1958, al vertice con il fratello Massimo, nato nel 1962, dell’azienda di famiglia fondata dal padre Eligio nel 1946: la Eligio Re Fraschini di Legnano.

Luciano Landoni

Legnano

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LEGNANO – L’ha detto oltre un secolo fa il signor Henry Ford, uno che se ne intendeva: “C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.
È completamente d’accordo Piero Re Fraschini, classe 1958, al vertice con il fratello Massimo, nato nel 1962, dell’azienda di famiglia fondata dal padre Eligio nel 1946: la Eligio Re Fraschini di Legnano.
 
“Quando sento dire che nelle piccole industrie non si fa ricerca, sorrido. Certo, magari non c’è il laboratorio con il genio di turno che ha la testa talmente fra le nuvole da non realizzare nulla di sfruttabile nel concreto. In compenso, ci sono tanti ‘ignoranti’, a partire dal sottoscritto, che – sostiene con ferma convinzione Piero Re Fraschini – in base all’esperienza quotidiana tentano di fare qualcosa di nuovo e di utile. Nella nostra azienda è da quasi settant’anni che ci sforziamo di lavorare con il cuore, il cervello e… l’anima!”.
 
Dal 1946 ad oggi la Eligio Re Fraschini, pur avendo mantenuto intatto lo spirito originario, ha cambiato testa e pelle: “Mio padre aveva utilizzato il ‘premio’ che gli aveva elargito l’Alfa Romeo per mettere in piedi l’attività imprenditoriale. Fra quello e la liquidazione di suo papà, modellista alla Franco Tosi, ha cominciato a produrre modelli per  fonderie. Ha continuato fino a che un infarto se l’è portato via, nel 1983. Dal 1990 in poi sono cambiate le cose. Io ho cominciato a lavorare in azienda a 25 anni e mio fratello a 21. Oggi costruiamo componenti e attrezzature per le Ferrari che corrono in Formula 1, per il settore aeronautico e aerospaziale, per la nautica da competizione”.
 
Il fondo piatto delle rosse di Maranello realizzato in carbonio per creare il cosiddetto “effetto depressione” (che tiene schiacciata la vettura al suolo, impedendole di… volare a causa della velocità), le carenature intorno ai reattori dei jet, il bulbo e i timoni e le derive basculanti delle barche a vela che partecipano alla Coppa America e alla Vuitton Cup, le porte della stazione spaziale della Nasa sono alcuni dei “prodotti eccellenti” progettati e fabbricati dalla Eligio Re Fraschini Spa.
 
“Noi lavoriamo esclusivamente su prototipi. Non esiste la standardizzazione. Tutto quanto ruota intorno al carbonio è in costante evoluzione. I nostri collaboratori, tutti operai specializzati, sono la nostra vera ‘forza’. È per merito loro, del loro impegno e della loro passione, che siamo diventati un punto di riferimento a livello mondiale. Quando sei coinvolto in competizioni del livello delle gare di Formula 1 o delle regate internazionali devi per forza proporre qualcosa di nuovo, altrimenti non vinci! Semplice e tremendamente difficile nello stesso tempo. La nostra è una ricerca applicata che nasce dall’esperienza: se un  determinato pezzo pesava ieri 10 kg oggi ne deve pesare 9,5. Le scadenze delle gare non si possono cambiare. Devi essere pronto secondo tempistiche rigorose, non si scappa… La nostra credibilità/affidabilità ce la siamo conquistata sul campo. Ecco perché il fattore umano è fondamentale, anzi, di più. C’è bisogno di persone competenti, efficienti, in grado di fare le cose sensate!”, spiega con giustificato orgoglio Piero Re Fraschini.
L’azienda di Legnano occupa 130 persone e fattura 25 milioni di euro all’anno.
“A parte la Ferrari, tutti gli altri clienti – dice Piero – sono stranieri”.
 
Per le aziende familiari il “passaggio generazionale” è una tappa cruciale. Voi siete arrivati alla 2° generazione…
“In realtà, è già attiva la 3°. Mia figlia Beatrice, 26 anni, è ingegnere in nano tecnologie e lavora nell’ufficio tecnico; sua sorella Silvia, nata nel 1992, sta facendo la gavetta in reparto. Andrea, 26 anni, il figlio di mio fratello Massimo, è product manager e Tommaso, l’altro figlio di mio fratello, si sta diplomando alle scuole Bernocchi di Legnano, dove io stesso mi sono diplomato nel 1977, e credo proprio che anche lui entrerà quanto prima in azienda”.
 
Che differenza c’è fra un “piccolo imprenditore” e un manager?
“Mio cognato è un manager importante. È veramente bravo e gestisce un’impresa molto più grande della nostra azienda. Lui sa leggere nel dettaglio i bilanci, io… no. Io, e credo di poter parlare anche a nome di mio fratello, sento il … ‘profumo dell’azienda’, avverto le sensazioni… è una questione di pelle. Il manager ha una ‘visione’ di qualche mese; l’imprenditore di alcuni anni. Certo, anch’io esamino il bilancio di fine anno. La mia preoccupazione principale, però, non è la redditività di breve periodo, ma la strategia di medio-lungo”.
 
Come è possibile pianificare il futuro in un sistema Paese all’interno del quale molto spesso sembra che l’unica cosa organizzata sia la… disorganizzazione?
“Alt! Questo è un discorso che ho sentito mille volte e che sostanzialmente non mi interessa” replica vivacemente Piero Re Fraschini. “Mi sono ripromesso – prosegue – di non parlare male del mio Paese. Lo fanno già in troppi, da troppo tempo. Piangersi addosso è assolutamente inutile. Fare impresa si può… fare in Italia! Noi siamo nati a Legnano, siamo contenti di esserci e continueremo ad esserci. Se dovessi rinascere, vorrei rinascere proprio qui!”.
 
Cosa c’è dietro l’angolo?
“Saranno i giovani a scoprirlo. Sono ‘innamorato’ dei giovani. Bisogna dare loro responsabilità e spazio. L’azienda di oggi è molto diversa da quella fondata da nostro padre. Sono convinto che quella di domani lo sarà a sua volta. Mi metto a disposizione delle mie figlie e dei miei nipoti per aiutarli a  costruire il futuro. Spero di essere una risorsa e non un peso, per tutti loro”.

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