SAPI SRL
Dai rifiuti nascono le cartucce rigenerate

SAN VITTORE OLONA - Piccoli produttori di materiali da stampa informatica che sono però diventati l’azienda numero 1 in Italia e fra le prime dieci in Europa. La piccola industria fondata ventidue anni fa da Franco Ferreri e da sua moglie in quel di San Vittore Olona si chiama Sapi, occupa 50 dipendenti, fattura dai 9 ai 10 milioni di euro l’anno...

Luciano Landoni

San Vittore Olona

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SAN VITTORE OLONA – Piccoli produttori di materiali da stampa informatica che sono però diventati l’azienda numero 1 in Italia e fra le prime dieci in Europa.
La piccola industria fondata ventidue anni fa da Franco Ferreri e da sua moglie in quel di San Vittore Olona, un piccolo comune a due passi da Legnano, si chiama Sapi (acronimo che sta per Servizi avanzati per le imprese), occupa 50 dipendenti, fattura dai 9 ai 10 milioni di euro l’anno, e raccogliendo cartucce da stampa esauste le rigenera e ne produce circa 200.000 nell’arco dei dodici mesi che vengono poi rivendute a banche, assicurazioni, rivenditori e ad una grossa multinazionale americana.
 
“Partiamo dai rifiuti – spiega Franco Ferreri, classe 1955 – per non incorrere nelle sanzioni previste dai numerosi brevetti che ‘coprono’ la produzione delle cartucce per stampanti laser, monopolio delle grosse multinazionali informatiche. Il nostro ufficio ricerca e sviluppo seleziona il materiale raccolto, suddividendolo in tutte le parti che lo compongono, lo affida alle ‘squadre’ di lavoro e alla fine del processo produttivo siamo in grado di offrire ai nostri clienti delle cartucce a prezzi competitivi”.
 
La componente ecologica nella vostra attività è rilevante?
“Certo che lo è. Pensi a tutte le cartucce usate che noi recuperiamo e di cui evitiamo la dispersione. Contribuiamo a rispettare l’ambiente, creiamo lavoro e forniamo il prodotto a prezzi più bassi rispetto a quelli praticati dalle multinazionali. Offriamo, in pratica, una vera e propria alternativa ai clienti”.
 
Come è nata la sua “vocazione” per questo business così particolare?
“Non saprei dire, per caso. Dopo essermi laureato in scienze agrarie, ho cominciato a lavorare facendo il venditore di legnami. Poi ho conseguito un diploma in business administration in Bocconi e sono stato assunto in un’azienda vinicola. Me ne sono andato per diventare direttore marketing alla Cinzano e infine ho deciso di diventare imprenditore e, con mia moglie, ho messo in piedi la Sapi”.
 
Ѐ proprio il caso di dire che dai rifiuti è nato qualcosa di significativo dal punto di vista economico e occupazionale.
“Il mercato delle cartucce da stampa è molto grosso. Diciamo che noi ne gestiamo le… briciole. Accanto a Sapi e a Sapi Service, che offre assistenza per la gestione delle stampanti, c’è una terza società che si occupa dell’acquisto via Internet delle cartucce da stampa nuove in possesso di chi non le utilizza per tutta una serie di motivi: noi le acquisiamo e le rivendiamo a chi ne ha bisogno”.
 
Piccoli e agguerriti?
“Diamo che la nostra professionalità ci distingue. Tenga conto che lavorare l’usato è molto difficile. Ci consideriamo dei recuperatori/riparatori di diversi prodotti. I nostri ‘cartucciologhi’ hanno una preparazione professionale estremamente elevata che nessuna scuola è in grado di fornire. Si sviluppa direttamente in azienda. La nostra ricchezza più importante è costituita dal personale”.
 
Come vede il futuro, adesso che sembra che qualche (timido) segnale di ripres(in)a si stia manifestando?
“La nostra azienda è una… partecipata statale. Nel senso che abbiamo a che fare con quel socio occulto che si chiama fisco! Il contesto esterno nel quale ci muoviamo rimane negativo. Tante tasse e tantissima burocrazia. La legislazione sulla gestione dei rifiuti, in Italia, è vastissima e complicatissima. Così aggrovigliata che ti passa letteralmente la voglia di lavorare. E pensare che se ci spostassimo all’estero, senza andare tanto lontano, tutto cambierebbe e tutto sarebbe più semplice…”.
 
Questo significa un “addio” all’Italia?
“No, assolutamente no. Mi sono limitato ad esprimere un disagio reale per chi fa impresa. Detto questo, aggiungo che avendo 4 figli, di cui due lavorano nell’azienda, e considerando la responsabilità sociale di un’impresa da cui dipendono 50 famiglie, la decisione è quella di rimanere qui a fare quello che facciamo. Nonostante tutto e tutti. Certo, sarebbe bello poter avere a che fare con un sistema Paese al cui interno ci siano poche regole chiare; dove l’imprenditore serio e onesto possa lavorare serenamente”.
 
Dal mondo ideale a quello reale, le differenze sono considerevoli…
“Troppo considerevoli! Ci sono 500.000 regole ed è impossibile rispettarle tutte. L’imprenditore non è Mandrake!”.
Ѐ costretto ad esserlo, in Italia.

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