STAMPERIA OLONIA SRL
Dai tessuti stampati 4.0 a quelli 5.0, ecco come…

“Mio padre Alfonso ha sempre avuto il pallino dell’ottimizzazione dei processi, io non ho fatto altro che prendere il testimone dalle sue mani e proseguire lungo la stessa strada”.

Luciano Landoni

Gorla Minore

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GORLA MINORE – E’ l’anno 1969 allorché Alfonso Miele decide di diventare imprenditore e fonda la Stamperia Olonia. Dall’immaginazione al potere del ‘68, alla… nobilitazione intelligente dell’anno successivo. E’ praticamente certo, infatti, che se il neo imprenditore avesse dovuto scegliere uno slogan mediante il quale identificare la propria attività avrebbe optato proprio per quello dell’intelligenza alla produzione. Insomma, un vero e proprio pioniere della digitalizzazione produttiva.

“Mio padre Alfonso, scomparso nel 1999, ha sempre avuto il pallino dell’ottimizzazione dei processi, io non ho fatto altro che prendere il testimone dalle sue mani e proseguire lungo la stessa strada”, dice con disarmante naturalezza e assoluta modestia Mauro Miele, classe 1956, amministratore delegato e direttore generale della Stamperia Olonia Srl di Gorla Minore.

Stampaggio e finissaggio dei tessuti secondo i criteri più avanzati della manifattura 4.0 per sfornare ogni anno oltre 30 milioni di metri quadri di tessuti stampati per l’arredamento, la biancheria della casa e, più di recente, per il settore moda.

“Adesso ne parlano un po’ tutti, noi però è dal 1988/89 che stampiamo digitalmente. A partire dal 2009 – precisa Mauro Miele – abbiamo impresso una particolare accelerazione ai processi di informatizzazione dell’intero ciclo produttivo e fra il 2014 e il 2016 abbiamo investito 8 milioni di euro per trasformare la fabbrica secondo i parametri dell’Industria 4.0”.

In concreto, cosa significa?

“Tracciare ogni fase del processo produttivo e rendere disponibile tutte le informazioni relative al trattamento dei tessuti, da quando entrano in azienda a quando escono. Sappiamo esattamente tutto quello è stato fatto ad ogni singola pezza di tessuto. Conosciamo ogni dettaglio di tutti i tipi di intervento, compresi ovviamente quelli di natura chimica. In altre parole: il dnadel tessuto non ha segreti per noi. Non solo, la nostra banca dati conserva la tracciabilità storica e queste informazioni sono a disposizione dei nostri clienti: caratteristiche dei disegni, avanzamento degli ordini e ogni altro genere di dato. Nella nostra fabbrica tutto è digitalizzato: dalle cucine colori ai magazzini al funzionamento delle linee produttive”.

Mauro Miele ci accompagna nella visita del nuovissimo stabilimento che è “governato digitalmente”: dalle luci la cui intensità varia nel corso della giornata, al controllo rigoroso delle materie prime utilizzate (a cominciare dall’acqua impiegata per il lavaggio dei tessuti e dall’elettricità consumata), al monitoraggio costante delle molteplici fasi di lavorazione dei tessuti.

“Il tutto è sotto controllo – ci spiega Mauro Miele, affiancato da suo figlio Simone, 27 anni, del digital department della società – così da raggiungere il massimo dell’efficienza produttiva, nel rigoroso rispetto dell’ambiente e della salute delle persone”.

La Grande Crisi non ha rallentato l’evoluzione aziendale?

“Direi proprio di no! Al contrario, gli investimenti non sono mai venuti meno. In questa particolare attività se non ci sono investimenti continui, a supporto di un progetto di medio-lungo termine, il declino è inevitabile. Dico sempre che non investire significa dare il via… all’inizio della fine! Per quanto ci riguarda, la svolta si è verificata nel 2014”.

Ossia?

“Nel 2014 è entrata nel capitale societario, come socio di riferimento, la Liberty London: un’impresa inglese che vende tessuti in tutto il mondo. Cercavano una stamperia e la scelta è caduta su di noi…”.

Con quali risultati?

“Faccio parlare i numeri: nel 2016 abbiamo fatturato 18 milioni di euro, con un incremento del 20% rispetto al 2015. L’occupazione è salita a 100 dipendenti e quest’anno verrà incrementata ulteriormente con l’inserimento di o 5 nuove unità. Gli investimenti, come ho già avuto modo di precisare, sono stati uguali a 8 milioni di euro”.

Obiettivi per il futuro?

“Passare dall’Industria 4.0 all’Industria 5.0”.

Addirittura, ci spieghi meglio.

“Presto fatto. Gli operatori di ciascuna delle nostre 8 linee produttive forniscono degli imput finalizzati a migliorare costantemente i processi. Molte di queste informazioni così preziose vanno perdute per il semplice motivo che, per implementarle, ci vuole tempo, tempo che inevitabilmente verrebbe sottratto alla produzione. Per superare l’ostacolo, stiamo lavorando alla registrazione digitale  delle informazioni vocali. La persona parla, il software gestionale registra e il processo produttivo si arricchisce di nuovi imput e migliora di conseguenza”.

Roba da (quasi)fantascienza?

“Niente affatto, ci stiamo lavorando. Il futuro lo costruisci operando nel presente”

Detto così, sembra fin troppo facile…

“Invece, la realtà dei fatti è tutto tranne che facile, anzi, è troppo complicata e lo è perché sembra che non ci sia la volontà di semplificarla”.

Cosa vuol dire?

“Che la bestia nera della burocrazia è sempre in agguato, pronta a colpire! Non c’è digitalizzazione che tenga… Anche perché persino le tecniche informatiche più avanzate, se non c’è dietro le persone capaci di usarle, risultano inefficaci. L’amministrazione pubblica, da questo punto di vista, deve fare ancora tanta strada, tantissima strada. Basti pensare al problema intricatissimo del Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) per averne una pallida idea…”.

Cosa mi dice delle prospettive occupazionali per i giovani?

“Qualche anno fa ho assunto tutti gli ultimi periti chimici dell’Istituto Facchinetti di Busto, dopo che l’Istituto stesso aveva deciso di chiudere l’indirizzo scolastico specifico. L’azienda è a disposizione degli studenti per fornire loro delle motivazioni professionali concrete, sto aspettando la visita di tredici laureandi dell’Università di Bergamo al cui interno è operativa la facoltà di Ingegneria Tessile. Nei giovani ho sempre creduto e non smetterò mai di credere”.

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