SBC CONSULTING Srl
Dammi una start up e… cambierò il mondo!

Professione: levatrice... d’impresa! In un periodo in cui le aziende chiudono (oltre 70.000 negli ultimi sei anni), Luisa Bamonte si preoccupa di farle nascere. E, nel farlo, ha avuto un certo successo: circa 100 dal 2007, con punte di 30/35 all’anno nel biennio 2010-2011, per un totale di circa 5 milioni di Euro di ricchezza aggiuntiva prodotta e riversata nel sistema economico. Mica male, nel tempo della Grande Crisi!

Luciano Landoni

Legnano

Pubblicato il:
Professione: levatrice… d’impresa! In un periodo in cui le aziende chiudono (oltre 70.000 negli ultimi sei anni), Luisa Bamonte si preoccupa di farle nascere.
 
E, nel farlo, ha avuto un certo successo: circa 100 dal 2007, con punte di 30/35 all’anno nel biennio 2010-2011, per un totale di circa 5 milioni di Euro di ricchezza aggiuntiva prodotta e riversata nel sistema economico. Mica male, nel tempo della Grande Crisi!
 
“Ho fondato nel 2007 SBC Consulting di Legnano – spiega la giovane manager, specializzata in coaching d’impresa e coordinatrice di uno dei team del Centro Studi sull’Etica d’Impresa alla LIUC-Università Cattaneo – e ci occupiamo di start up, in pratica favoriamo la nascita di nuove imprese e curiamo la formazione del neo-imprenditore, a partire dalle regole contabili e fiscali, molto spesso sconosciute.
L’obiettivo è quello di permettere alle neonate attività imprenditoriali di superare la soglia critica dei primi tre anni di vita. Degli studi approfonditi sulle start-up d’impresa hanno appurato – prosegue Luisa Bamonte – che nel 66% dei casi si verifica la cessazione dell’attività nel corso del primo triennio. L’obiettivo è ridurre la percentuale di premorienza”.
In Italia, ogni anno, “nascono” un migliaio di start up. Ai primi di aprile di quest’anno sono stati battuti tutti i record: ben 453 neoimprese. Segnali incoraggianti in un contesto economico-sociale che sembra invece caratterizzato dal pessimismo più nero.
“La nostra attività di consulenza – riprende Luisa Bamonte – cerca di distinguersi proprio perché ci poniamo allo stesso livello del neoimprenditore che consideriamo un nostro partner e non un semplice cliente. Condividiamo i traguardi raggiunti e i numerosi problemi che di volta in volta si incontrano e siamo quindi ‘cointeressati’ al pieno successo del progetto d’impresa. Tanto è vero – aggiunge – che applichiamo tariffe differenziate rispetto alle diverse tappe della vita aziendale e il nostro compenso finale è strettamente legato all’incremento del fatturato.
Insomma, se le cose vanno bene siamo contenti tutti, viceversa se i problemi sono complessi anche le difficoltà sono di tutti. Sarà che il nucleo portante di SBC Consulting è composto da donne e nelle donne prevale sempre l’istinto… materno in base al quale si vuole sempre e comunque lasciare qualcosa ai ‘figli’ che, nel nostro caso, sono i neoimprenditori”.

Donne manager sì, ma senza mai trasformarsi in “tiger lady” ossessionate dal successo che finiscono per dimenticarsi della componente umana?
“Sì, si può anche dire così. Al di là di ogni definizione enfatica ci tengo a precisare che la donna manager ha nel suo stesso dna la generosità di lasciare qualcosa, come dicevo prima. I fatti ci danno ragione: abbiamo cominciato nel 2007 in due, la sottoscritta e una socia, e adesso SBC Consulting può contare su altre due dipendenti e cinque collaboratori fissi.

Il nostro è un team rosa: c’è solo un maschio. L’età media è ben al di sotto dei 40 anni e ciascun componente della squadra è laureato in economia o legge. Il fatturato del primo anno di attività è stato di poco inferiore ai 100.000 Euro, ora sfioriamo i 500.000 Euro: si tratta di un incremento annuale pari a quasi il +40%”.

Crisi o non crisi, porte aperte alle start up.
“Teniamo presente che con la formula start up non si intende soltanto la nascita di una nuova azienda, ma anche ogni cambiamento di rotta che determini significativi mutamenti nell’ambito dell’organizzazione strategica dell’attività d’impresa.
Noi non facciamo solo impresa, aiutiamo a fare impresa. Inoltre, non dimentichiamoci che la crisi stessa può essere fonte di opportunità. Basti pensare alle possibilità di rilevare, a costi estremamente ridotti, quelle attività che sono a rischio di chiusura.
Certo, c’è bisogno di un cambio di mentalità. Bisogna accettare il rischio e trasformarlo in un’opportunità di crescita, partendo dalla oggettiva constatazione che molto spesso il neo imprenditore può subentrare a costo zero!”.
 

l’[email protected]online – 16 aprile 2013

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