SAVINELLI SpA
Dietro il fumo c’è… tutto!

Tradizione, qualche volta, fa rima con innovazione: le “radici” del passato e la “visione” del futuro. Difficile, ma non impossibile. Da 136 anni la famiglia Savinelli fa affari con il... fumo. Sì, proprio così: il fumo delle pipe! A partire dal fondatore della “premiata ditta” Achille Savinelli che nel 1876 aprì il suo negozio in via Orefici a Milano, proprio davanti al Duomo.

Luciano Landoni

Barasso

Pubblicato il:
Tradizione, qualche volta, fa rima con innovazione: le “radici” del passato e la “visione” del futuro. Difficile, ma non impossibile. Da 136 anni la famiglia Savinelli fa affari con il… fumo. Sì, proprio così: il fumo delle pipe!
A partire dal fondatore della “premiata ditta” Achille Savinelli che nel 1876 aprì il suo negozio in via Orefici a Milano, proprio davanti al Duomo.
Alla fine degli anni ’50 il negozio si è trasformato in un’azienda, ad opera del nipote Achille, con un centinaio di dipendenti e ha traslocato in quel di Barasso, subito dopo Varese, a una manciata di chilometri dalla Svizzera.
Oggi Giancarlo Savinelli, imprenditore di 4ª generazione, è l’attento custode di questo autentico patrimonio di “artigianato artistico-industriale” integralmente italiano (la Savinelli Spa è la più antica fabbrica di pipe d’Italia e con tutta probabilità del mondo) e si appresta a passare il timone al figlio Achille, perpetuando così la tradizione imprenditoriale della famiglia.
Intendiamoci, una tradizione intelligente che ha saputo coniugare l’accuratezza e l’originalità delle lavorazioni artigianali del passato con le tecniche di gestione manageriale del futuro.
“La sfida sta proprio in questo connubio: innestare la nostra eccellenza produttiva, che ci distingue nel mondo, nel contesto dell’allargamento progressivo dei mercati”. Sonia Rivolta ha le idee chiare e la ferma volontà di concretizzarle.
Classe 1960, da quattro anni General Manager dell’azienda, affianca Giancarlo Savinelli (“In attesa – dice – che suo figlio Achille si laurei e possa dare il suo contributo allo sviluppo dell’impresa”) nella conduzione aziendale.
“Quando sono arrivata – spiega – ho trovato delle capacità professionali straordinarie. Ho cercato e sto cercando di valorizzarle ulteriormente. I nostri affari vanno bene, molto bene. Sa qual è il nostro problema? Sembra un paradosso, ma è la pura verità: non riusciamo a trovare la mano d’opera adeguata!”.

Ma come, in un periodo di recessione economica, con lo spettro della disoccupazione che si allarga sempre di più?
“Ripeto: cerchiamo nuovo personale e non riusciamo a trovarlo. Attualmente la Savinelli occupa una quarantina di persone, fattura 3,5 milioni di Euro e produce oltre 100.000 pipe l’anno. Più della metà del fatturato è destinata ai mercati esteri. Esportiamo in tutto il mondo. La Cina è uno degli sbocchi più interessanti: sono letteralmente innamorati del made in Italy! Abbiamo bisogno di addetti alla lavorazione. Fabbricare pipe è un’arte. Nel nostro reparto di produzione le capacità professionali si esaltano e rimangono fondamentali, accanto naturalmente alle tecnologie più avanzate. La componente umana continua ad essere il cuore e la mente della nostra azienda”.
Si tratta di un vero e proprio leitmotiv per l’impresa di Barasso: affiancamento delle migliori tradizioni lavorative del passato alle tecniche moderne del presente (e del futuro), con un reciproco arricchimento come risultato finale.
Una specie di circolo virtuoso che rischia però di spezzarsi se le prime vengono meno causa mancanza di “ricambi”.

A cosa attribuisce questo corto-circuito?
“Il problema penso che sia di ordine culturale. Si pretende di avere garantito il proprio diritto al lavoro e però, troppo spesso, non si vuole lavorare. Faccio un esempio. Qualche mese fa, tenuto conto del fatto che molte aziende della zona hanno messo in cassa integrazione o addirittura hanno licenziato il proprio personale, mi sono rivolta a questo bacino di potenziale utenza e ho avuto qualche colloquio di lavoro.
In un caso mi sono sentita dire dalla persona interessata che fra quello che avrebbe guadagnato da noi e l’indennità di disoccupazione la differenza era poca e quindi tanto valeva lasciar perdere. Tutto questo dopo una settimana di lavoro, senza tenere conto quindi della possibile progressione di carriera con annessi e connessi.
Quando si ascoltano certi discorsi significa, al di là di ogni retorica, che c’è in giro poca fame! Ci siamo abituati troppo bene. Pretendiamo di trovare il lavoro sotto casa. Ecco perché dico che senza un cambiamento radicale dell’approccio culturale i problemi legati all’andamento del mercato del lavoro non potranno che peggiorare. In aggiunta all’andamento congiunturale non certo brillante.
Eppure, lo ripeto, all’interno della nostra azienda si ha l’autentica soddisfazione di vedere il frutto del proprio lavoro, delle proprie abilità professionali: a partire dal pezzo di radica da cui si ricava il forno della pipa, fino alla lavorazione di tutte le altre componenti della pipa stessa”. Alcuni “pezzi” realizzati dai maestri artigiani dell’azienda di Barasso sono degli autentici capolavori, come ad esempio la pipa Autograph: “È fra le più rare. Da più di 1000 placche di radica – precisa Sonia Rivolta – si può avere la fortuna di realizzare un’Autograph: integralmente lavorata a mano secondo la vena artistica personale dei maestri artigiani. I bocchini portano la firma di Achille Savinelli. Giancarlo Savinelli seleziona personalmente queste pipe e le classifica secondo parametri severissimi e ricercati. Sono realizzazioni uniche e irripetibili”. Le pipe della Savinelli Spa comprendono una vasta gamma di scelta, in questi ultimi anni ne sono state prodotte circa 150 serie, talvolta in 90 modelli diversi: “Ogni anno – sostiene Sonia Rivolta – proponiamo sul mercato dalle 6 alle 8 nuove serie. Le nostre pipe si dividono sostanzialmente in due categorie: le pipe a forma predefinita e quelle a forma libera”.

Se avesse fra le mani la leggendaria lampada di Aladino quali sono i tre “desideri” che vorrebbe vedere esauditi dal genio? “Primo: diminuzione del carico burocratico che opprime le imprese.
Un contratto di apprendistato può rivelarsi un vero e proprio incubo! C’è bisogno di meno complicazioni e di maggiore agilità.
Secondo: abbassamento del costo del lavoro che attualmente è gravato da una tassazione veramente esagerata. La sensazione è che si promulghino delle leggi finalizzate a penalizzare gli onesti, anziché mazzolare i troppo furbi.
Terzo: superamento della mentalità ancora troppo diffusa secondo cui c’è il padrone sfruttatore e la classe operaia sfruttata. Rendiamoci conto finalmente che siamo una squadra, si vince o si perde tutti insieme. È meglio vincere!”.
Idee chiare e programmi di lavoro ben definiti. La filosofia operativa di Sonia Rivolta non potrebbe essere più semplice: “I peggiori limiti sono quelli che noi stessi ci creiamo. Bisogna avere coraggio e determinazione.
Qualche tempo fa ho scritto al Presidente degli Stati Uniti Obama e gli ho spiegato che fumare la pipa è un vero e proprio rito che distende e rilassa, esaltando contemporaneamente i sensi. Attendo una sua risposta. Potrebbe essere un testimonial eccellente”. Della serie: l’unico nostro limite è… l’infinito, of course.
 

l’[email protected] n. 8 del 27 luglio 2012
 

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