ELBA SPA
Dove vai se il sacchetto saldato non ce l’hai…?

MAGNAGO – “Sono nato in concomitanza con la nascita dell’azienda di famiglia. È una ragione in più che mi obbliga a proseguire lungo la strada tracciata da mio padre e dai suoi fratelli…”. Giovanni Luoni, classe 1956, ha gli stessi anni della Elettrotecnica Luoni Busto Arsizio (ELBA) e insieme, è proprio il caso di dirlo, sono cresciuti e sono cambiati nel tempo...

Luciano Landoni

Magnago

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MAGNAGO – “Sono nato in concomitanza con la nascita dell’azienda di famiglia. È una ragione in più che mi obbliga a proseguire lungo la strada tracciata da mio padre e dai suoi fratelli…”.
Giovanni Luoni, classe 1956, ha gli stessi anni della Elettrotecnica Luoni Busto Arsizio (ELBA) e insieme, è proprio il caso di dirlo, sono cresciuti e sono cambiati nel tempo.
 
Rispetto all’azienda fondata da Giampiero (padre di Giovanni), Gianfranco e Bruno Luoni, la ELBA attuale, sede di Magnago, è diventata un’impresa specializzata nella costruzione di macchine per la lavorazione delle materie plastiche (realizza saldatrici che vengono utilizzate nel confezionamento di sacchetti per i prodotti alimentari e medicali) e fa parte di un gruppo industriale comprendente la FAE (Fabbrica Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) di Busto Garolfo e la FIBORSIN (Fibre Orientate Sintetiche) di Dairago il cui core business consiste nella produzione di estrusori per le reti di plastica.
Tutte tre le aziende manifatturiere possono contare sulla consulenza di una quarta società di servizi, anch’essa controllata dalla famiglia Luoni.
 
Il fatturato consolidato si aggira intorno ai 20 milioni di euro annui (l’80% indirizzato verso i mercati internazionali) e l’intero gruppo impiega 115 persone, la maggior parte delle quali (poco meno di una cinquantina di dipendenti) lavora in ELBA.
Innovazione, verticalizzazione e flessibilità operativa sono i fattori fondamentali della strategia gestionale.
Le cui coordinate sono il frutto del “confronto creativo” fra Giovanni Luoni e suo figlio Stefano, 28 anni, marketing manager, laurea in economia conseguita alla LIUC-Università Cattaneo, a fianco del padre dal 2011, e gli altri figli dei fondatori Marco, Alberto e Carlo.
 
“Stefano – spiega Giovanni Luoni – vuole velocizzare tutto. Proprio come facevo io con mio padre, quando mi confrontavo… animatamente con lui. Oggi, alla mia età, sono portato ad essere riflessivo; così come mio figlio, alla sua età, è giustamente più reattivo. D’altra parte, l’evoluzione aziendale credo proprio nasca dalla combinazione ideale fra riflessione e istinto. Le persone cambiano e il contesto lavorativo riflette il cambiamento”.
 
“Ho scelto di lavorare con mio padre – interviene Stefano Luoni– del tutto autonomamente proprio perché lo stimo e lo ammiro. Anche se spesso non sono d’accordo con lui. Sto cercando di travasare in azienda il frutto dei miei studi. In particolare, l’ingegnerizzazione dell’insieme delle attività aziendali. Lo scopo è quello di estrapolare dal contesto complessivo ogni singola area, così da poterla ‘misurare’ e quindi controllare in termini di costi e di resa. Lo sto facendo in FIBORSIN e conto di farlo nel resto del gruppo”.
 
Innovazione, nel solco della tradizione?
“Diciamo che l’anima della vecchia ELBA è ora racchiusa nella FAE. È stato all’inizio degli anni ’60 che mio padre ha deciso di puntare sulla produzione di macchine per le materie plastiche. Siamo sempre stati ‘esterofili’, l’incidenza dell’export non è mai scesa sotto il 50% del fatturato. E’ progressivamente aumentata in questi ultimi anni. È così che siamo riusciti a superare i momenti più duri. Fino al 2007 abbiamo mantenuto la nostra filiale negli Stati Uniti. La gamma delle nostre saldatrici – continua Giovanni Luoni – è molto vasta: dai sacchetti dei supermercati a quelli per la maglieria; in questi ultimi anni abbiamo puntato sul settore alimentare, tipo le confezioni per il caffè, e su quello medico. La filosofia operativa di mio padre e dei miei zii ha sempre cercato di realizzare macchine nuove, così da distinguerci rispetto alla concorrenza. Da questo punto di vista, per riprendere la sua domanda, è proprio la tradizione che ci spinge lungo la strada dell’innovazione”.
 
Come la mettiamo con la globalizzazione dei mercati?
“L’allargamento del mercato e della concorrenza ha accentuato la tendenza. Abbiamo a che fare con polacchi, coreani, sudamericani, turchi. L’evoluzione del prodotto è continua, esattamente come quella del packaging. Siamo passati dagli imballaggi rigidi agli imballaggi flessibili. Le nostre sono macchine modulari che si ‘adattano’ al mutare delle produzioni. L’ufficio tecnico di ELBA, dove lavorano 6 persone, è costantemente alla ricerca di nuove soluzioni e di nuovi prodotti. Ogni anno – specifica Giovanni Luoni – investiamo in ricerca e sviluppo non meno di 500.000 euro. In questa cifra è compresa anche la formazione delle risorse umane, altro fattore strategico per il nostro gruppo industriale”.
 
Voi siete stati protagonisti, con altre 25 imprese industriali, del progetto “adottiamo una scuola tecnica” finalizzato a dotare l’Istituto “Bernocchi” di Legnano di un moderno laboratorio di meccatronica.
“Sì. Ci sono voluti addirittura tre anni, ma alla fine ci siamo riusciti. Per noi si è semplicemente trattato di una logica integrazione del nostro impegno formativo che non è mai venuto meno. Abbiamo persino messo a disposizione della scuola i nostri tecnici, così da fornire un insegnamento ‘pratico’ ai giovani. Il  problema è che l’iniziativa non ha avuto l’esito sperato a causa della mancanza di… utenti. Non a caso, ancora oggi, facciamo fatica a trovare gli operatori di macchine utensili di cui abbiamo bisogno. Di recente abbiamo assunto un giovane che stiamo ‘istruendo’ e altri due sono impegnati in un contratto di formazione. Il jobs actci sta dando un aiuto concreto”.
“Quando assumiamo, la nostra principale preoccupazione – precisa Stefano Luoni – è responsabilizzare e motivare la persona. Ognuno deve essere pienamente consapevole del valore del proprio lavoro e della sua finalizzazione”.
 
È più facile o più difficile “fare impresa” con il governo Renzi?
“Le competenze e le capacità professionali, manageriali e imprenditoriali che ci sono in Italia non le trovi da nessun’altra parte del mondo. Detto questo, le palle al piede del settore industriale sono ancora troppe e troppo pesanti. Dico subito che la tassazione non è il problema più rilevante. Anche se è un… bel problema, intendiamoci! La cosa veramente insopportabile è l’enorme macigno burocratico. Controlli di ogni genere e tipo, modulistica infinita e così via in un crescendo che non ha mai fine. Noi, al nostro interno, abbiamo due persone che si occupano esclusivamente del disbrigo delle faccende burocratiche. Roba che all’estero è semplicemente inconcepibile. Abbiamo un ufficio commerciale in Svizzera e quindi possiamo fare degli interessanti confronti. C’è da dire che Renzi dimostra di avere la volontà di fare. Il  problema è che sono in tanti, troppi, a frenarlo, a tirargli la giacca. Speriamo che sia in grado – conclude Giovanni Luoni – di realizzare il cambiamento…”.

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