SAMIC SPA
È con la “buca” che si conquistano i mercati mondiali!

LONATE CEPPINO – Il mantra aziendale è racchiuso in una formula (ovviamente in inglese) di due parole: go beyond (andare oltre). Indubbiamente, la Samic Spa di Lonate Ceppino (acronimo di Saporiti montaggi impianti carpenteria, impresa industriale fondata da Giuseppe Saporiti nel 1964) è abituata a ragionare in termini di mercato globale...

Luciano Landoni

Lonate Ceppino

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LONATE CEPPINO – Il mantra aziendale è racchiuso in una formula (ovviamente in inglese) di due parole: go beyond (andare oltre).
Indubbiamente, la Samic Spa di Lonate Ceppino (acronimo di Saporiti montaggi impianti carpenteria, impresa industriale fondata da Giuseppe Saporiti nel 1964) è abituata a ragionare in termini di mercato globale. “Mio padre Giuseppe, nato nel 1934 e scomparso nel 2012, ha trasmesso a me, a mio fratello Fabio e a mia sorella Lorena il piacere di vivere in azienda, di lavorare con sacrificio e tanta passione e ci ha anche insegnato a guardare oltre … il nostro naso!”, dice Giancarlo Saporiti, classe 1974, consigliere della società e responsabile della produzione, mentre il fratello Fabio, del 1963, anch’egli consigliere, si occupa dell’area commerciale e la sorella Lorena, nata nel 1960, è presidente e legale rappresentante dell’azienda di famiglia e sovraintende all’amministrazione.
 
“La nostra struttura societaria – precisa Giancarlo Saporiti –  è molto agile e trasparente, ogni tre anni cambia la carica di presidente. Così viene scongiurato il rischio di… innamorarsi troppo dello status quo. Il cambiamento è alla base della crescita!”.
Samic Spa progetta e costruisce componentistica speciale per il settore energia e per quello chimico/petrolchimico, occupa 80 persone, il fatturato annuo oscilla fra i 15 e i 25 milioni di euro (“Dipende molto dall’avanzamento lavori dei progetti”), e l’export diretto assorbe l’80% del fatturato complessivo (“Il restante 20% – spiega Giancarlo Saporiti – finisce in aziende italiane che poi esportano a loro volta”).
 
Visitare lo stabilimento di fabbricazione è un’esperienza unica: all’interno di una “buca” profonda 16 metri (un gigantesco silos scavato nel terreno che potrebbe ospitare un missile intercontinentale, per intenderci) vengono assemblate le parti che poi andranno a comporre le camere di combustione degli impianti di generazione vapore; oppure si possono ammirare (il verbo non è fuori luogo!) le imponenti “torri” che faranno parte di complessi ed enormi impianti finalizzati alla produzione di fertilizzanti.
 
“I nostri sono tutti prodotti fuori standard che si sviluppano in altezza. Abbiamo deciso – osserva Giancarlo Saporiti – di specializzarci in vere e proprie nicchie di prodotto, così da ‘distinguerci’ a livello internazionale. La ‘buca’ è operativa dal 2011 e ci permette di lavorare sempre all’interno, indipendentemente dalle condizioni climatiche esterne. Tenga presente che, tanto per fare un esempio concreto, gli agitatori che siamo in grado di realizzare con delle ventole interne possono avere altezze di 13, 14 e anche 15 metri”.
Ognuno dei colossali cilindri in acciaio realizzati da Samic Spa supera ampiamente le 100 tonnellate di peso, senza contare i macchinari che poi vengono montati all’interno del … contenitore.
 
Samic è un’azienda “glocale”, orgogliosa delle proprie “radici” territoriali e proiettata verso il mercati del mondo?
“Assolutamente sì! Esportiamo in America centrale e nell’America del sud, in Cina, in Russia e negli Stati Uniti. Ci tengo a precisare che i nostri principali clienti ci chiedono, anzi, sarebbe meglio dire: pretendono che le fasi di lavorazione avvengano integralmente in Italia! Questo dimostra quanto sia forte la … forza del ‘made in Italy’ nel mondo. E’ proprio da queste basi che prende le mosse la nostra sfida”.
 
Di quale “sfida” sta parlando?
“Coniugare la nostra grande tradizione manifatturiera con l’innovazione del 3° Millennio, vale a dire la fabbrica 4.0 digitalizzata. Inserire la componente informatica ed elettronica nelle nostre lavorazioni è fondamentale, senza mai dimenticare l’alto valore aggiunto dell’eccellente manualità delle nostre maestranze. Quello che facciamo noi non può essere fatto … schiacciando un bottone. Ecco perché non corriamo il rischio di essere copiati. Noi crediamo fermamente in quello che facciamo”.
 
In che senso?
“La nostra italianità manifatturiera è la base di tutto. Per rafforzarla e per favorirne l’evoluzione sono indispensabili gli investimenti. In questi ultimi 3-4 anni abbiamo investito veramente tanto: oltre un milione di euro nell’acquisizione di nuovi capannoni e nell’automazione di processo; senza dimenticare la formazione del personale. L’evoluzione produttiva deve essere condivisa da tutta la ‘squadra’ per essere realmente efficace”.
 
Con i tempi che corrono – turbolenti (Brexit, difficoltà economiche interne ed estere, tensioni crescenti sullo scacchiere geopolitico mondiale, Unione Europea sempre più … disunita), incerti e quindi instabili (elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti, referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre) – il rischio d’impresa assomiglia quasi ad un … azzardo, al punto tale da legittimare la domanda: ne vale la pena?
“L’imprenditore non può che rispondere affermativamente. Anche se, lo ammetto, qualche volta mi domando: sono incosciente o chiaroveggente?  Stiamo vivendo dei cambiamenti epocali. La mia sensazione è che si tornerà a valorizzare l’economia secondaria, quella basata sulla produzione fisica. I servizi, soprattutto  quelli avanzati, sono ovviamente utili, ma la manifattura è indispensabile! Sono ottimista, oppure sono … matto? Torni a trovarmi fra qualche anno e le risponderò”.
 
Due parole, due, sul futuro.
“Per quanto ci riguarda, non potrà che essere globale. C’è una sola strada per crescere: diventare internazionali. Allargare i propri mercati di vendita. In termini strategici, almeno per la nostra azienda, il mercato russo è e sarà fondamentale; nonostante i grossi problemi causati dall’embargo che, purtroppo, riguarda anche i nostri prodotti”.
 
Cosa ci vuole per (ri)scatenare lo sviluppo, andando oltre lo… zero virgola qualcosa?
“Prima cosa: alleggerire di parecchio il ‘macigno burocratico’ che grava sulle spalle delle imprese impedendo alle imprese stesse di lavorare. Più in generale, rendere il sistema Italia attrattivo. Il che significa, per scendere nel concreto, fare in modo che la giustizia funzioni (penso alla certezza della pena e alla velocizzazione delle procedure giuridiche); aumentare la visibilità del nostro sistema economico sui mercati; diminuire le tasse che, rispetto a quello che ho appena detto, è una delle variabili logicamente conseguenti. Altro fattore fondamentale è la stabilità e la funzionalità politica, non a caso Confindustria con molta chiarezza e trasparenza ha detto che il prossimo 4 dicembre, in occasione del referendum costituzionale, è sperabile che prevalgano i sì”.
 
Cosa mi dice in merito al fronte occupazionale?
“Nel 2015, sfruttando le procedure del jobs act, abbiamo assunto 5 giovani. Fra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo abbiamo in programma altre assunzioni”.
 
 

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