ICAP LEATHER CHEM SPA
È solo una questione di… pelle!

LAINATE - Il 2015 è l’anno di un doppio compleanno particolare: quello dell’Industria chimica ausiliari per pelli (Icap) e quello del suo amministratore unico Antonio Gandolfi. Nel primo caso gli anni sono 70, nel secondo 80. “L’azienda l’ha fondata mio padre Giuseppe...

Luciano Landoni

Lainate

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LAINATE – Il 2015 è l’anno di un doppio compleanno particolare: quello dell’Industria chimica ausiliari per pelli (Icap) e quello del suo amministratore unico Antonio Gandolfi.
Nel primo caso gli anni sono 70, nel secondo 80.
 
“L’azienda l’ha fondata mio padre Giuseppe nel 1945, anche se a livello artigianale aveva cominciato già nel ’44. Fu in assoluto il primo a realizzare pigmenti per il finissaggio delle pelli. Una produzione che era sempre stata monopolizzata dai tedeschi. Mio padre intuì – continua Antonio Gandolfi – l’importanza della cosa e cominciò a rifornire le concerie presenti nei dintorni”.
L’equazione è di una semplicità disarmante: intuizione giusta  a cui segue il prodotto giusto che viene commercializzato nel momento giusto.
 
Il successo aziendale è assicurato.
“Sì, detto così sembra quasi un… gioco. Mio padre era essenzialmente un tecnico, non aveva idea di che cosa fosse l’amministrazione e la gestione del bilancio aziendale. Di queste cose si occupò il Rag. Alfredo Medini che divenne suo socio. Venne costituita una società al 50%”.
 
La “macchina” era avviata…
“Nel 1967 Medini scomparve e gli subentrarono i figli. Anch’io feci il mio ingresso in azienda. Avevo 22 anni. Fu l’inizio di una nuova fase della vita aziendale”.
 
Vale a dire?
“Prese il via la vera industria chimica, cioè la sintetizzazione dei polimeri acrilici prima e poliuretanici poi. L’azienda crebbe nel corso degli anni: dai 15 dipendenti iniziali fino ai 200 della fine del 1994, allorché mi sono diviso dai soci e sono  diventato imprenditore solitario. Qui a Lainate mi sono concentrato sui prodotti per il finissaggio delle pelli, mentre i soci hanno acquisito l’area relativa al tessile e agli autoadesivi dello stabilimento di Parabiago”.
 
Insomma, cuore antico e visione del futuro moderna?
“Adesso le concerie nostre clienti sono sparse in tutto il mondo: dalla Cina all’India, dal Brasile ai Paesi africani, alla Siria. L’azienda è cresciuta per merito degli uomini e delle donne che l’hanno fatta crescere. Ognuno ha dato e continuerà a dare il suo piccolo-grande contributo. Con passione, professionalità, entusiasmo. Ecco perché il ‘capitale umano’ è così importante e insostituibile”.
 
Le “menti d’opera” che fanno l’impresa?
“Esattamente. Dei miei 72 collaboratori, più di 20 sono dei ricercatori. Ricerca applicata, innovazione, automazione e internazionalizzazione sono gli strumenti indispensabili per poter essere dei protagonisti all’interno del mercato globale. Il cuore e il cervello. Noi siamo strettamente legati al settore della moda e i nostri tecnici sono ricercati in tutto il mondo. Siamo orgogliosi di essere degli ‘ambasciatori’ del buon gusto made in Italy. Icap Leather Chem è un’azienda familiare gestita con criteri manageriali. Mi affiancano le mie due figlie: Monica che si occupa delle risorse umane e degli acquisti e Chiara che gestisce la sicurezza e la qualità. Il marito di Chiara è il direttore tecnico dell’azienda. Come vede, per noi la famiglia è molto importante”.
 
Al punto tale che l’azienda stessa, per lei, è diventata una… famiglia.
“Senza esagerare le dico che qui dentro sono sempre il primo ad arrivare alla mattina e, quasi sempre, l’ultimo ad andarsene alla sera. Sa com’è, verso le 17 i miei ‘file’ cominciano ad essere un po’ stanchi …”.
 
Le piccole e medie industrie italiane vengono “accusate” di essere troppo… piccole per poter “aggredire” i mercati esteri.
“Il nostro fatturato annuo è pari a 23 milioni di euro, oltre il 50% se ne va all’estero. Produciamo 14.000 tonnellate di prodotti chimici all’anno, una quantità considerevole tenuto conto del fatto che sulle pelli finiscono solo pochi grammi di prodotto. Qualche volta dovremo fare il calcolo della superficie complessiva di pelli trattate. L’unità di misura è il piede quadrato, vale a dire 33 cm. x 33 cm. Lo sbocco esterno è obbligatorio, anche perché il settore conciario è fra quelli più ‘difficili’ ecologicamente parlando. Una volta il 15% di tutte le pelli conciate nel mondo proveniva dall’Italia. Adesso non è più così”.
 
Il nostro sistema industriale è anche facile “preda” degli appetiti finanziari stranieri, soprattutto quelli provenienti dall’estremo oriente. 
“Se è per questo, devo confessarle di aver ricevuto molte offerte per cedere l’attività. Ho sempre risposto negativamente e continuerò a farlo, anche se è sempre più difficile farlo. Le disincentivazioni a ‘fare impresa’ continuano ad essere troppo numerose nel nostro Paese. Basta citare la bestia nera della burocrazia”.
 
Cosa si deve fare per innescare la (ri)crescita?
“Occorrono scelte precise e coraggiose. Inutile sprecare risorse per i… cadaveri, bisogna privilegiare le aziende con delle reali prospettive di sviluppo. Cioè quelle che fanno ricerca, innovazione, automazione. Noi destiniamo ogni anno almeno il 5%del nostro fatturato alla ricerca applicata. Solo così è possibile sciogliere il nodo intricato del costo del lavoro che penalizza tutti quelli che lavorano nell’industria, causa il cuneo fiscale. Il mio concorrente olandese può permettersi di pagare di più le maestranze perché i suoi costi complessivi sono comunque inferiori ai miei. Per non parlare della bolletta energetica: in Italia l’elettricità costa mediamente più del 30% rispetto al resto d’Europa”.
 
Da quello che lei dice deriva una conclusione logica: la politica industriale continua a essere una Cenerentola bistrattata.
“Il problema è che Matteo Renzi, a cui vanno riconosciuti impegno e voglia di cambiare realmente le cose, ha a che fare con la vecchia guardia politica, sia all’interno del suo partito che fuori. La sua visione di modernizzazione del sistema Paese è giusta. Ma gli ostacoli che gli mettono davanti sono tanti, troppi…”.
 
Cosa diciamo ai giovani che non vogliono venire “derubati” del loro legittimo futuro?
“Di impegnarsi, senza mai cedere. Noi stiamo cercando da tempo tre chimici: due periti e un laureato. Ci siamo rivolti alle scuole e alle università senza risultati concreti. Il futuro bisogna saperselo conquistare”.

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