IMEAS SpA
Ecco come si fa a… lisciare il mercato mondiale

VILLA CORTESE - L’Industria Macchine e Attrezzature Speciali (IMEAS) nasce nel maggio 1966 ad opera di Abramo Termignone e dei fratelli Carnaghi. “Mio nonno di parte materna, classe 1923, era un milanese doc. Il cognome gli deriva dal fatto che la famiglia da cui proveniva era nativa di Termignon, un piccolo paese della Savoia francese”, spiega Francesco Zenere...

Luciano Landoni

Villa Cortese

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VILLA CORTESE – L’Industria Macchine e Attrezzature Speciali (IMEAS) nasce nel maggio 1966 ad opera di Abramo Termignone e dei fratelli Carnaghi.
“Mio nonno di parte materna, classe 1923, era un milanese doc. Il cognome gli deriva dal fatto che la famiglia da cui proveniva era nativa di Termignon, un piccolo paese della Savoia francese”, spiega Francesco Zenere.
 
Ѐ trascorso quasi mezzo secolo e oggi l’IMEAS SPA di Villa Cortese è una realtà industriale che impiega 90 persone, fattura circa 18 milioni di euro l’anno, esporta oltre il 90% della produzione e realizza macchine per la levigatura delle superfici di ogni genere e tipo: acciaio, alluminio, legno. Il nipote del fondatore, l’Ingegner Francesco Zenere, è un giovane manager di 42 anni responsabile commerciale dell’azienda di famiglia con un chiodo fisso in testa.
“Incrementare il fatturato della società!”.
Chiaro, semplice e… molto difficile con i tempi che corrono.
 
“L’importante è impegnarsi e crederci sempre. La nostra versatilità produttiva è tale che ci ha resi unici al mondo. Si parte da una tecnologia sostanzialmente semplice, che applica il principio dell’abrasione che un po’ tutti associamo alla carta vetrata, in grado di sfruttare un abrasivo flessibile che può essere applicato sulla carta, sulla tela, sul nylon  e persino sui filamenti di poliestere. Le nostre macchine vengono utilizzate per levigare pannelli in legno, piuttosto che lamiere in acciaio o superfici in plastica-gomma”.
 
Insomma, una trasversalità applicativa quasi infinita?
“Sì. Siamo i soli capaci di soddisfare le esigenze delle imprese che producono pannelli in legno; o delle acciaierie che forniscono la materia prima per fabbricare forni, frigoriferi, serbatoi; oppure ancora delle industrie del comparto aerospaziale per la lucidatura dell’alluminio. I nostri macchinari sono speciali proprio perché sono in grado di trattare il rame, l’alluminio, il titanio, l’acciaio”.
La Grande Crisi è esplosa nel 2008, ne avete sofferto? Ne state soffrendo?
“Nel 2008, 2009 e 2010 abbiamo mantenuto ordini importanti in portafoglio. L’onda della crisi ci ha colpito nel periodo 2011-2012. Siamo però riusciti a riprenderci quasi subito. Già nel 2013 abbiamo ripreso a crescere”.
 
Quali sono state le conseguenze sui livelli occupazionali?
“Noi stiamo facendo… campagna acquisti”.
Ossia?
“In sostanza, non abbiamo mai cessato di assumere. In questi ultimi mesi abbiamo assunto 2 giovani periti meccanici, dopo averli ‘ospitati’ come stagisti, poi è stata la volta di 2 ingegneri che sono finiti nell’ufficio tecnico e di altri 3 giovani inseriti nell’area produttiva. A breve assumeremo altre 2 persone per il settore commerciale. Il ricambio generazionale è fondamentale per la crescita aziendale, anche se l’attuale regime pensionistico non favorisce affatto l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. C’è comunque da precisare che anche quando il lavoro c’è, non tutti lo vogliono fare”.
 
Vale a dire?
“Noi abbiamo bisogno di montatori disposti ad andare all’estero, laddove vendiamo le nostre macchine. Lei non ha idea di quanto sia difficile trovare simili figure professionali. Non tanto e non solo in merito alle competenze tecniche, quanto in rapporto all’accettazione di certi disagi che un simile impiego inevitabilmente comporta”.
Ci vuole più “educazione” al lavoro?
“Indubbiamente, collaborare con il sistema scolastico è necessario. Direi addirittura doveroso. Noi abbiamo aderito sin dall’inizio al progetto formativo Generazioned’Industria, promosso dall’Unione degli Industriali della provincia di Varese, proprio per questo motivo. Formazione e innovazione sono fra i fattori fondamentali per la crescita aziendale”.
 
In concreto, cosa significa per IMEAS puntare sull’innovazione?
“Lo scorso anno abbiamo investito mezzo milione di euro per sostituire integralmente un centro di lavoro. Mediamente, ogni anno, destiniamo alla ricerca e sviluppo almeno il 4% del fatturato. Nell’arco dei dodici mesi curiamo dai due ai quattro progetti in nuovi macchinari o in miglioramenti di macchinari già esistenti. La cosiddetta innovazione incrementale. In azienda  è operativo un laboratorio di ricerca dove lavorano un paio di persone. Mio padre Franco, classe 1942, il presidente della società, è sempre stato abituato a guardare avanti. Io la penso come lui”.

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