KENDEIL SRL
Il condensatore che… rivoluzionerà il mercato mondiale!

GALLARATE – In tutta Europa ce ne sono sette e in Italia solamente due. Stiamo parlando delle imprese industriali specializzate nella progettazione e costruzione di condensatori elettrolitici di altissima gamma qualitativa e prestazionale. Ovunque ci sia un motore elettrico, semplificando al massimo, c’è bisogno di un condensatore...

Luciano Landoni

Gallarate

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GALLARATE – In tutta Europa ce ne sono sette e in Italia solamente due.
Stiamo parlando delle imprese industriali specializzate nella progettazione e costruzione di condensatori elettrolitici di altissima gamma qualitativa e prestazionale.
Ovunque ci sia un motore elettrico, semplificando al massimo, c’è bisogno di un condensatore.
Soprattutto quando ci sono in ballo le energie alternative, tipo gli impianti eolici o quelli foto-voltaici, e c’è quindi bisogno di potenze considerevoli.
“Per evitare sprechi e per massimizzare l’efficienza è necessario che il motore, qualunque esso sia, compreso per intenderci anche il motore di una lavatrice, venga ‘comandato’ elettronicamente. Diciamo che questa ‘intelligenza operativa’ è fornita dai condensatori che noi produciamo”.
Il presidente della KENDEIL SRL di Gallarate Angelo Bonini, 62 anni vissuti all’insegna del dinamismo creativo, è capace di far apparire semplice quello che non lo è affatto.
Dopo aver fondato l’azienda nel 1979 è stato capace di collocarla al top mondiale della produzione di condensatori, tanto da poter affrontare efficacemente la concorrenza di colossi del calibro di ABB, Schneider Electric e General Electric.
L’elettronica di potenza non può prescindere dalla KENDEIL: dai gruppi statici di continuità alle saldatrici industriali; dalle apparecchiature più sofisticate nel settore delle telecomunicazioni ai giganteschi apparati elettrici montati sulle piattaforme petrolifere; dagli impianti elettromedicali al trasporto ferroviario,  i condensatori “made in Gallarate” sono semplicemente indispensabili.
 
Perché la KENDEIL si chiama … KENDEIL?
“Diciamo che è stata una trovata ante-litteram di marketing commerciale. Io e il mio socio, all’epoca avevo un socio, abbiamo scelto del tutto a caso il nome di una cittadina americana, Kendale, e l’abbiamo … italianizzato.  Così è nato il marchio aziendale. Si voleva dare l’impressione di un’impresa internazionalizzata e tecnologicamente all’avanguardia”.
 
Non solo parole, ma fatti concreti.
Il mantra aziendale di Angelo Bonini, infatti, è composto da due parole chiave: innovazione e internazionalizzazione.
 
Per la prima ogni anno viene destinato dal 5 al 7%del fatturato complessivo del gruppo che oscilla fra il 24 e i 25 milioni di euro; mentre la seconda significa una produzione dislocata fra il quartier generale di Gallarate, lo stabilimento francese acquisito nel 2008 che produce la materia prima indispensabile, cioè l’alluminio, e un nucleo produttivo in India frutto di una joint venture.
 
Insomma, una vera e propria “multinazionale tascabile” che complessivamente occupa 130 dipendenti (30 in Italia, 70 in Francia e 30 in India).
Attenzione, però, a non parlare di “delocalizzazione”: una vera e propria bestemmia alle orecchie di Angelo Bonini.
 
“In India siamo andati solo ed esclusivamente per seguire più da vicino i nostri clienti che hanno, loro sì, delocalizzato. La joint venture che abbiamo realizzato nel biennio 2010-11 con il nostro partner indiano, e che è diventata operativa nel 2012, è stata un’operazione di integrazione produttiva finalizzata a consolidare la vocazione internazionale dell’azienda”.
 
“Ormai – gli fa eco il figlio Alessandro, 32 anni, direttore esecutivo dell’impresa nella quale ha iniziato a lavorare a partire dal 2006 – il 70% del nostro fatturato finisce sui mercati internazionali dell’Unione Europea, degli Stati Uniti, della Thailandia, della Turchia. Esportiamo in 36 Paesi”.
 
Mica male per chi ha cominciato mettendosi in proprio a 27 anni investendo tutto quello che aveva, firmando una montagna di cambiali e potendo contare su un’unica certezza: l’entusiasmo per il proprio lavoro e la ferma volontà di realizzare qualcosa di unico.
 
“Ho sempre avuto – spiega Angelo Bonini – il pallino della ricerca e dell’innovazione, sin da quando fatturavo 250.000 euro, cinquecento milioni delle vecchie lire, e avevo in tutto 10 dipendenti. Ogni lira di guadagno l’ho reinvestita, sentendomi dire che dovevo essere un po’… matto. Una… ‘pazzia’, peraltro, che non mi ha ancora abbandonato e che penso non mi abbandonerà mai! La stessa, per intenderci, che nel 2008 mi ha fatto comprare il nostro fornitore di alluminio in Francia. Adesso possiamo dire di controllare integralmente tutto il ciclo produttivo, il che ci fornisce un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza. Come vede, c’è un metodo nella mia… follia”.
 
Progetti per il 2015?
“Stiamo perfezionando il prototipo di un condensatore elettrolitico modulare, assolutamente unico al mondo, che rappresenta un prodotto rivoluzionario. E’ in grado di sopportare tensioni doppie rispetto alla media dei condensatori tradizionali, con una durata operativa nettamente superiore. In tempi relativamente brevi lo immetteremo sul mercato. Glielo ripeto: una vera e propria rivoluzione per l’intero settore. Paradossalmente, dobbiamo augurarci che qualcuno ci… copi”.
 
Scusi, non ho capito bene. Per quale misterioso motivo proprio lei auspica che il suo “prodotto rivoluzionario” venga copiato?
“Perché essere gli unici al mondo che sono in grado di realizzarlo è un vantaggio e un limite nello stesso tempo. Mi spiego meglio. L’interesse delle multinazionali per questo nostro nuovo prodotto è già sin d’ora estremamente alto. Le stesse multinazionali, però, non possono permettersi il rischio di dipendere da un unico produttore- fornitore. Ecco perché ci deve essere qualcun altro oltre a noi…”.
 
Insomma, una “rivoluzione”… condivisa?
“Un altro obiettivo che ci siamo prefissi di raggiungere  – specifica Alessandro Bonini – è quello di essere maggiormente presenti sul mercato statunitense. Abbiamo già avviato dei contatti in questo senso”.
 
Il “problema dei problemi”, nel settimo anno della Grande Crisi, è quello occupazionale. I giovani, in particolare, ne sono vittima. Cosa ne dite del jobs act?
“L’età media dei nostri dipendenti – risponde Alessandro – si aggira intorno ai 30-35 anni, in Italia. Siamo un’azienda giovane che crede nei giovani. Basta considerare i componenti della nostra ‘squadra ricerca’: cinque persone, 3 in Italia e 2 in Francia, coordinate da un team leader che ha 41 anni”.
 
“Il problema – osserva Angelo Bonini – e che le modifiche che, durante il percorso legislativo, il jobs act ha subito ne hanno in gran parte vanificato l’efficacia effettiva. Ci vuole più flessibilità e, soprattutto, deve essere significativamente ridotto il cuneo fiscale che toglie quattrini ai lavoratori e fa schizzare in alto il costo del lavoro. Ci vogliono più fatti concreti e meno parole. Se non ci saranno cambiamenti significativi, rimanere a produrre in Europa sarà sempre più difficoltoso”.
 
Parole molto chiare, a buon intenditore …
 

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