VAGO SpA
In sessant’anni ne abbiamo viste… di tutti i colori!

Quasi sessant’anni di storia e la vocazione imprenditoriale nel dna familiare. “L’azienda è stata fondata nel 1952 da nostro padre Cesare e da suo fratello Giuseppe, a Busto Arsizio. Entrambi decisero di tingere i filati e non i tessuti per evitare di far concorrenza ai cugini Cerana”.

Luciano Landoni

Busto Arsizio

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Quasi sessant’anni di storia e la vocazione imprenditoriale nel dna familiare. “L’azienda è stata fondata nel 1952 da nostro padre Cesare e da suo fratello Giuseppe, a Busto Arsizio.
 
Entrambi decisero di tingere i filati e non i tessuti per evitare di far concorrenza ai cugini Cerana”. Un fair play che la dice lunga su come, una volta, venivano gestiti gli affari.
 
Marino Vago (a destra nella foto) e suo fratello Augusto – il primo responsabile dell’area amministrativo-commerciale e il secondo a capo di quella tecnico-produttiva – sono perfettamente consapevoli dell’importanza delle tradizioni storiche dell’azienda di famiglia (la Tintoria Filati Bustese di Cesare e Giuseppe Vago agli esordi e l’attuale Vago SpA) e lo sono ancora di più in merito alla necessità di investire in ricerca e innovazione.
“Come ha già detto Marino – sostiene Augusto Vago – l’azienda l’hanno messa in piedi nostro padre e lo zio, il nostro dovere non è soltanto quello di ‘conservarla’ integra, ma di farla progredire ulteriormente. Cosa non facile con l’attuale congiuntura economica”.
La Grande Crisi ha terremotato l’intero settore industriale, la filiera produttiva del tessile-abbigliamento ha sofferto e sta soffrendo in modo particolare?
“Stiamo affrontando una selezione naturale estremamente acuta. Riusciranno a sopravvivere – risponde Augusto – solo le eccellenze produttive. La mia sensazione è che il comparto del tessile-abbigliamento continuerà a subire dei colpi duri. Guai ad abbassare la guardia!”.
“È vero – rincara la dose Marino Vago – l’intera filiera si trova in una situazione molto problematica. Teniamo anche conto di oneri gravosi come il costo dell’energia, il peso di una burocrazia sempre più dilagante, le difficoltà di tenere sotto controllo i costi di trasformazione già ora fuori mercato, le tensioni crescenti sui mercati internazionali che fanno schizzare alle stelle i costi delle materie prime”.
E la forza qualitativa del “made in Italy”?
“Bisogna essere onesti e dire – replica Augusto Vago – che non è sempre così! La crisi settoriale è anche una crisi di conoscenze e di competenze tecniche. La sensibilità alla qualità non sempre è all’altezza della situazione. È per questo motivo che noi ci sforziamo di investire in innovazione di processo ogni anno: proprio per mantenere elevato il nostro livello qualitativo e per migliorare la competitività”.
La “battaglia” dei Contadini del Tessile per l’etichettatura “made in Italy” solo ed esclusivamente per quei prodotti realizzati in Italia va nella giusta direzione?
“Tutto quello che si inserisce nell’ottica di aumentare la trasparenza dei prodotti nei confronti del cliente-consumatore – chiosa Marino Vago – va bene.
Attenzione, però, a fare le cose giuste nei contesti giusti. Non si può prescindere dal contesto europeo. In merito al commercio internazionale il parere che conta è quello dell’Unione Europea. Attenzione poi a predicare bene e a… comportarsi di conseguenza: gli investimenti innovativi devono essere costanti. Noi ogni anno spendiamo mediamente 4/500.000 euro per modernizzare il ciclo produttivo”.
La Vago alla fine del 2010 rappresenta una realtà industriale al top nel settore della nobilitazione tessile, con un fatturato di oltre 7 milioni di euro annui (“Solo in conto terzi. – precisano Marino e Augusto Vago – I filati che trasformiamo sono di proprietà dei clienti, altrimenti il fatturato sarebbe almeno il triplo.
Cifre alla mano, possiamo dire che la nostra media per addetto a fra le più alte dell’intero settore”), una quarantina di dipendenti e una produzione di oltre 2 milioni di chilogrammi di filati tinti all’anno. “L’azienda si è evoluta nel tempo, automatizzando il processo produttivo, in maniera tale – spiega Augusto Vago – da non licenziare e con la finalità di fare della tintoria il proprio core business, esternalizzando tutta una serie di lavorazioni che agli inizi dell’attività venivano svolte all’interno”.
“Forniamo più servizi per dare più qualità e maggiore assistenza ai nostri clienti. Il nostro ‘magazzino colori’ comprende circa 50.000 tonalità e la trasformazione radicale del nostro modo di produrre – prosegue Marino Vago – è basata sostanzialmente su due fattori chiave: la computerizzazione integrale di ogni fase del ciclo lavorativo e la codificazione conseguente di un sistema di processo che consente in ogni momento di tenere sotto controllo ciascuna fase del ciclo stesso.
Abbiamo aperto una serie di ‘finestre’ sull’azienda che consentono a noi e ai clienti di essere immediatamente a conoscenza dello stato di avanzamento dei lavori, di tutti i lavori! Tutti i nostri impianti sono stati concepiti espressamente per le nostre specifiche esigenze e, soprattutto grazie alla competenza e all’intuizione tecnica di mio fratello Augusto, ognuno di essi risponde a particolari requisiti.
In un caso, addirittura, Augusto è stato capace di individuare un difetto e di segnalarlo alla casa produttrice: si è trattato di un’apparecchiatura che abbiamo installato qualche mese fa deputata alla tintura delle rocche. Impianti del genere ce ne sono 400 in tutto il mondo!”.
Il vostro prodotto-servizio, quindi, ingloba un vero e proprio valore aggiunto che è poi quello della vostra quotidiana ricerca sul campo?
“Esatto. Le nostre conoscenze tecniche migliorano sempre di più. Il problema – commenta Augusto Vago – è che questi sforzi, che evidentemente comportano dei costi, non ci vengono riconosciuti dal mercato!”.
Parlando di “conoscenze tecniche” è inevitabile affrontare il problema delle difficoltà di reperimento sul mercato del lavoro delle figure professionali necessarie alla crescita delle imprese: da questo punto di vista come si pone la Vago?
“Attualmente, a causa della chiusura di molte tintorie, conseguenza diretta della forte selezione in atto, – rileva Augusto Vago – c’è una certa disponibilità di quadri tecnici. Il problema sarà sicuramente più evidente nel prossimo futuro”.
“La nostra politica occupazionale – aggiunge Marino Vago – ha sempre privilegiato la crescita professionale interna all’azienda: dall’assunzione fino alla piena maturità lavorativa. Il problema è che l’intera filiera produttiva del tessile-abbigliamento si sta impoverendo dal punto di vista delle conoscenze e delle competenze”.
Il 2009 è stato l’anno della vera e propria esplosione della bufera economico-finanziaria innescatasi nel 2008, nel corso del 2010 l’andamento economico ha mostrato segni (deboli) di miglioramento, come sarà il 2011?
“Noi siamo riusciti a… salvare la pelle nel 2009 – risponde Marino Vago – e abbiamo limitato le perdite ad un -13% di fatturato. Quest’anno registriamo una crescita che ci ha permesso di recuperare il terreno perduto e di fare un po’ meglio del 2008”. “Il vero nodo da sciogliere – sentenzia Augusto Vago – è quello della mancanza di fiducia da parte della clientela. I nostri clienti non credono nella ripresa e, di conseguenza, il futuro si presenta denso di incognite.
In economia, come è noto, la componente psicologica è di fondamentale importanza. Da questo punto di vista, il senso di precarietà sempre più diffuso non aiuta di certo!”.
Complice anche un contesto politico-istituzionale a sua volta sempre più precario e confuso, non è vero?
“Premesso che in Italia scontiamo la sostanziale mancanza di una cultura industriale degna di questo nome, mi limito a fare questa osservazione: essere eletti per governare – dice con forza Marino Vago – significa dover prendere delle decisioni, anche impopolari! Altrimenti diventa tutto inutile. Aggiungo che, nonostante tutto, le capacità imprenditoriali presenti nel Paese sono tante e tutte qualificate, la solidità patrimoniale delle famiglie italiane è incontestabile.
Le possibilità per fare bene ci sono tutte. Sta alla classe politica e dirigente del Paese coagularle e valorizzarle, lavorando assieme”. “La condizione del nostro sistema-Paese sfiora il paradosso: – interviene Augusto Vago – da un lato c’è uno Stato… sgangherato e dall’altro una società civile dinamica e ricca di genialità. Bisogna, alla svelta, migliorare il primo. Altrimenti, l’alternativa potrebbe essere quella di andarsene a produrre altrove. Prima di… morire, le tenti tutte”.
Sembra quasi una… minaccia.
“Ma quale minaccia! Mio fratello ha ragione da vendere! Dobbiamo capire una volta per tutte – sottolinea Marino Vago che dal 1999 al 2003 è stato Presidente dell’Unione Industriali della provincia di Varese e dal 2004 al 2008 Vice Presidente di Confindustria – che i progetti di sviluppo e le risorse vanno laddove c’è un terreno ricco e fertile sul quale poter germogliare. In questo senso, purtroppo, dobbiamo constatare che il nostro Paese è sempre meno attrattivo”.
“Non a caso – completa Augusto Vago – numerosi imprenditori italiani, anche tessili, hanno scelto di delocalizzare in Egitto, Tunisia, India”.
Cosa c’è dietro l’angolo?
“L’ho già detto – ribadisce Augusto Vago – la selezione purtroppo continuerà e rimarranno solo le eccellenze”. “Ci vuole un vero gioco di squadra. L’integrazione fra fornitore e cliente – conclude Marino Vago – è indispensabile per elevare i livelli qualitative e per poter dare alle sollecitazioni provenienti dal mercato risposte rapide e competitive”.
 
l’[email protected] n. 45 del 17 dicembre 2010
 

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