A.D.R. Spa
La “crescita glocale” corre sugli… assali

l’A.D.R. Spa (l’acronimo sta per: Assali Dischi Radrizzani) è diventata un esempio virtuoso di azienda industriale “glocale”

Luciano Landoni

UBOLDO

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Quando, nel 1954, i coniugi Giovanni Radrizzani e Antonia Airoldi (universalmente nota come Antonietta), in quel di Uboldo a due passi da Saronno, aprirono i cancelli della loro piccola torneria conto terzi (una delle tante “fabbrichette” che venivano su come funghi negli anni del boom economico) probabilmente non si immaginavano che sessantatre anni dopo la loro micro-impresa si sarebbe trasformata in un’autentica eccellenza manifatturiera italiana nel mondo.

Sì, perché oggi, nel 2017, l’A.D.R. Spa (l’acronimo sta per: Assali Dischi Radrizzani) è diventata un esempio virtuoso di azienda industriale “glocale”: quartier generale a Uboldo, 12 sedi sparse nel mondo (Francia, Polonia, Inghilterra, Brasile, Australia, Cina, India, Spagna e America), poco meno di 1.200 dipendenti (130 in Italia), un fatturato annuo di 180 milioni di euro (2016).

Una storia di intraprendenza, coraggio, amore (ragionato) del e per il rischio, lungimiranza e umiltà.

“Quando l’azienda cresce bisogna imparare a crescere con lei, avendo la consapevolezza che non si finisce mai di imparare”, dice con disarmante semplicità Flavio Radrizzani, classe 1950, presidente della società.

L’altra caratteristica distintiva della A.D.R. Spa è la sua natura di impresa familiare: Giovanni e Antonietta non ci sono più, il testimone è passato nelle mani dei loro figli Flavio e Giancarlo (nato nel 1943 e scomparso nel 2001) i quali, a loro volta, sono affiancati dai rispettivi figli: Chiara, del 1976, Giovanna, nata nel 1978 e Daniele, classe 1983, per parte di Flavio e Davide, classe 1976, Sara, del 1978, e Ettore, nato nel 1983, per parte di Giancarlo.

I 6 nipoti dei fondatori appartengono alla 3° generazione imprenditoriale e sono attivissimi nell’azienda di famiglia: Sara segue la sede operativa in Inghilterra ed è la responsabile dell’area marketing del Gruppo, Davide si occupa delle due sedi in Francia, Ettore di quella in Brasile; Giovanna e Daniele gestiscono la sede in Polonia (550 dipendenti) e Chiara si è trasferita in Cina ed è la responsabile della fabbrica cinese e delle sedi che si trovano in Cina, India e Australia.

“C’è poi il primo cugino di mio padre, Roberto Airoldi, – ci spiega Sara Radrizzani – che è il responsabile commerciale e cura le sedi in Spagna e in America”.

Insomma, un “mosaico” di conoscenze e competenze che si confrontano (anche aspramente) fra loro e poi si (ri)compattano con un unico fine: la crescita dell’azienda.

“Molto spesso mi chiedono – osserva Sara – cosa voglia dire lavorare fianco a fianco con fratelli, cugini e cugine; io rispondo sempre che noi tutti … litighiamo d’amore e d’accordo e, dopo i nostri accesi confronti, riusciamo sempre a trovare il punto d’intesa. Aggiungo che ciascuno di noi opera in aree ben specifiche e di conseguenza vengono evitate delle … rischiose sovrapposizioni. C’è poi un punto d’equilibrio di assoluta affidabilità: lo zio Flavio!”.

Le vostre radici sono profonde e le vostre visioni sono molto estese …

“I nonni e i genitori ci hanno insegnato molto. Un ruolo chiave l’ha avuto mia nonna Antonietta. E’ venuta meno nel 2003 e me la ricordo benissimo. Non posso dire la stessa cosa di mio nonno Giovanni perché è morto quando io sono nata, nel 1978. Mia nonna fino a 80 anni suonati è stata una presenza fissa in azienda. Magari lasciava bruciare il lesso, ma faceva funzionare come un orologio la fabbrica. Io, i miei fratelli e i miei cugini siamo cresciuti con lei. Ricordo come se la prese quando mio padre e mio zio decisero di sostituire i cartellini delle presenze dei dipendenti con le più moderne procedure digitali. Le era stato sottratto uno strumento di verifica e la nonna si arrabbiò, anche perché era lei ad occuparsi delle buste paga. Era veramente una donna eccezionale, con un carattere forte e una determinazione straordinaria”.

Quando avvenne l’individuazione del core business dell’azienda (i cerchi in metallo per le ruote e gli assali)?

“Negli anni ’60, allorché ci fu il trasferimento nell’area industriale di Uboldo. Complice anche il fatto – risponde Sara – che vicino allo stabilimento c’era un commerciante di ruote e gomme. Si cominciò così a produrre i cerchi delle ruote, in particolare per il settore edilizio. All’epoca non si contavano le gru presenti nei cantieri. Alla fabbricazione dei cerchi si aggiunse in seguito quella degli assali. Dal settore edilizio la produzione si trasferì progressivamente verso quello agricolo. Attualmente il 90% della nostra attività è assorbita dalla realizzazione di assali e sospensioni per le macchine agricole”.

La vostra presenza sui mercati stranieri è veramente notevole. Da dove nasce il vostro spiccato “glocalismo”?

“Negli anni ’80 mio papà e mio zio hanno cominciato ad esportare per incrementare il fatturato. Dapprima verso il mercato africano, dove contava quasi esclusivamente il prezzo, e successivamente altrove. La svolta si è verificata nel 1989, allorché venne acquisita un’azienda francese i cui prodotti erano i migliori d’Europa per qualità. Fu una decisione sofferta. Una mattina mio padre e mio zio radunarono tutti i dipendenti e spiegarono loro l’intenzione di espandersi all’estero. Si trattava di un progetto strategico e rischioso, un vero e proprio … salto nel buio. Tutti insieme decisero di farlo. Era fondamentale andare sul posto, nei pressi di Calais, e rimanerci per seguire da vicino l’azienda. Mio padre e mio zio si alternavano ogni due settimane. Papà si occupava dell’amministrazione e della finanza e lo zio degli acquisti e della produzione. L’estro imprenditoriale italiano aggiunto alla capacità tecnica francese determinò il successo dell’operazione”.

L’inizio della … conquista del mercato globale?

“In effetti, la produzione ‘esplose’ letteralmente. In Italia, tanto per cambiare, la solita soffocante burocrazia ci ha creato non pochi problemi. Alla fine, per fortuna, ne siamo usciti e la crescita ha preso il via. Per superare l’ostacolo degli elevati costi di produzione interni, ci siamo rivolti verso la Polonia e abbiamo acquisito, nel 1996, un’azienda che costruiva rimorchi con un eccellente reparto specializzato nella fabbricazione di assali. A partire dal 2000 abbiamo accelerato ulteriormente il processo di espansione sul mercato internazionale e siamo così arrivati a controllare 12 aziende nel mondo, fra imprese commerciali e produttive”.

Qual è il “motore” della vostra espansione?

“Credere nell’impegno costante e metterci tanta passione, oltre ovviamente agli investimenti in ricerca e sviluppo. I nostri laboratori in Italia e in Francia, all’interno dei quali lavorano gli ingegneri del prodotto, sono quotidianamente impegnati nell’individuazione di prodotti innovativi. La supervisione di mio zio Flavio, inoltre, è una garanzia di qualità. Quest’anno, per noi, ‘rischia’ di essere un anno record!”.

Il vostro futuro, in due parole.

“Introdurre strumenti e metodi per il controllo gestionale e per la definizione dei percorsi di carriera dei dipendenti. La formidabile ‘nasometria’ dei nostri manager, molti dei quali sono con noi da 30/40 anni, non si discute e rimane un patrimonio preziosissimo, ma ci vuole qualcosa di più. Anche e soprattutto per noi giovani. Un altro fattore importante è la diversificazione produttiva. Nel 2013 abbiamo acquisito una società in Francia specializzata nella realizzazione di assali e sospensioni per il settore industriale”.

Della serie: l’unico limite è… l’infinito!

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