VHT Srl
“La nostra azienda è una cooperativa mazziniana”

“Io sono un vecchio repubblicano e il progetto imprenditoriale su cui si basa VHT Srl, acronimo che sta per Varese hoisting technology, è lo stesso delle cooperative mazziniane all’interno delle quali, come sosteneva Garibaldi, non ci devono essere né padroni né schiavi!”.

Luciano Landoni

Bodio Lomnago

Pubblicato il:
“Io sono un vecchio repubblicano e il progetto imprenditoriale su cui si basa VHT Srl, acronimo che sta per Varese hoisting technology, è lo stesso delle cooperative mazziniane all’interno delle quali, come sosteneva Garibaldi, non ci devono essere né padroni né schiavi!”.
Storia e impresa a braccetto per realizzare qualche cosa di nuovo partendo da radici antiche: la filosofia operativa di Libero Donati, 66 anni, managing director della Vht Srl di Bodio Lomnago è chiara e coraggiosa al tempo stesso.
Già a capo della Donati Sollevamenti di Daverio, storica azienda varesina specializzata nella costruzione di apparecchiature per il sollevamento pesi, cede l’impresa nel 1993 a una multinazionale tedesca e ne cura la consulenza fino all’aprile 2010, dopo di che, insieme ad alcuni ex-dipendenti e ad altri “compagni di cordata”, decide di mettere a frutto il bagaglio di conoscenze e competenze maturate durante una vita di lavoro per dare il via a una nuova… avventura imprenditoriale.
“Sì, è proprio così. L’imprenditore italiano possiede una fantasia e una creatività uniche al mondo, quello che gli manca è il senso dell’organizzazione. Nel settore della produzione di paranchi elettrici a catena e a fune e in quello della costruzione delle gru a bandiera sono fondamentali due fattori: la qualità e la sicurezza. Stiamo parlando di un mercato sostanzialmente ristretto, di nicchia. Privo di interesse per le grandi economie di scala.
Un’area industriale in cui il costo della mano d’opera non è particolarmente incidente. I concorrenti mondiali sono pochi.
Tutti motivi che mi hanno indotto ad accettare questa nuova sfida. Con qualche granello di follia, altro ingrediente indispensabile, e un profondo senso etico del fare impresa. Mi sono laureato in ingegneria a Losanna e ho assorbito la mentalità calvinista di chi si sente responsabile e si sente giudicato per quello che è capace di fare. D’altra parte – prosegue Libero Donati – sarebbe stato un vero e proprio peccato mortale disperdere il know how mio e dei miei colleghi”.

Insomma, un misto di etica del lavoro e di voglia di fare qualche cosa di nuovo?
“Esattamente. Abbiamo subito scartato l’ipotesi di dare vita a un’azienda di stampo tradizionale. Il solito vertice, le solite scale gerarchiche, la solita struttura verticale tanto per intenderci.
Ognuno qui dentro è imprenditore di se stesso. Siamo tutti responsabilizzati al massimo. Prima ci sono i doveri e poi i diritti. L’unica… religione che ha diritto di cittadinanza qui da noi è l’uomo. Nel senso umanistico-rinascimentale del termine”.

Ce lo spieghi un po’ meglio.
“Il principio è quello dei tasselli che si incastrano fra loro e formano, tutti insieme, un mosaico armonico. Ecco allora che c’è un’integrazione totale con i nostri fornitori e con i nostri clienti. I fornitori e i clienti a loro volta sono partecipi di quella che ho definito prima una specie di cooperativa mazziniana. In altre parole: siamo tutti dalla stessa parte della scrivania. L’unico soggetto che non ha diritto di cittadinanza all’interno del nostro progetto è il nullafacente!”.

L’idea è indubbiamente affascinante, ma quali sono i… numeri che la supportano?
“Per adesso siamo in 14 e alla fine dell’anno il nostro fatturato raggiungerà il milione di euro. Proprio in questi giorni abbiamo realizzato il nostro primo sistema di sollevamento pesi che finirà in Romania. Occupazionalmente parlando, a dicembre di quest’anno saremo in 20-21.
In base al rigoroso business plan che abbiamo steso, nel 2015-2016 i dipendenti complessivi saranno almeno 80 e il fatturato si attesterà intorno ai 25 milioni di euro. Per non parlare dell’occupazione indotta. La nostra fabbrica, infatti, è a chilometro zero, nel senso che valorizzerà al massimo le risorse produttive e professionali locali”.

Dove avete trovato i quattrini per lo start up aziendale?
“Devo dire che l’intero territorio ci ha dato un grosso aiuto. In particolare, però, va ricordato il supporto finanziario fornitoci da Banca Intesa che ha giudicato il nostro progetto moderno e ricco di sviluppi futuri. Per ogni Euro messo dai soci fondatori, attualmente siamo in una quarantina fra dipendenti, fornitori e clienti, la banca ce ne ha messi altrettanti.
È così che abbiamo potuto contare su una capitalizzazione pari a circa 4 milioni di Euro per i primi tre anni. Teniamo conto che ogni 0,5% del piano finanziario complessivo vale 14.000 Euro. A questo proposito – afferma con forza Libero Donati – è doveroso essere chiari: se Banca Intesa non ci avesse creduto, non saremmo mai partiti! E ci sarebbe stato impossibile dare una prospettiva concreta ai giovani a cui teniamo moltissimo”.

In che senso?
“Qui a Bodio Lomnago è nostra precisa intenzione dare vita ad un polo del settore specifico nel quale concentrare le attività di progettazione, prototipazione, marketing. Il lavoro esecutivo sarà esternalizzato e consentirà l’impiego di almeno 160 persone. Per raggiungere simili obiettivi nel periodo 2015-2016 sarà indispensabile poter contare sul supporto di giovani manager. Ecco perché stiamo già ora attivando delle strette collaborazioni con l’Università dell’Insubria di Varese, con la LIUC di Castellanza e con il Politecnico di Milano.
Organizzeremo degli stage e premieremo i candidati migliori. Vorremmo che la nostra impresa, oltre a perseguire il legittimo e indispensabile profitto, diventasse una specie di palestra di vita. Mi viene in mente l’azienda etica di Adriano Olivetti, il cui scopo era anche quello di aiutare i giovani a crescere nel lavoro in armonia.
È un mio pallino da sempre: se sapessimo organizzare al meglio la nostra straordinaria creatività che ci viene dall’essere italiani e sapessimo superare l’individualismo esasperato, il particulare guicciardiniano, nessun traguardo ci sarebbe precluso. Crisi o non crisi”.

Mica male come “visione”, non c’è che dire.
“Non è solo una visione come l’ha chiamata lei. Il nostro è un programma operativo a medio termine ben preciso: nel 2016 controlleremo il 25% del mercato italiano per quanto riguarda la fabbricazione di paranchi elettrici a catena, di paranchi elettrici a fune e di gru a bandiera, il che significherà destinare il 60% del nostro fatturato complessivo di 25 milioni di Euro al mercato interno e il rimanente 40% al mercato estero.
In particolare, punteremo verso India, Stati Uniti, Canada, Brasile, Sud Africa ed Europa. Daremo così il via alla seconda fase del nostro progetto imprenditoriale, quella della internazionalizzazione”.

l’[email protected]online – 4 luglio 2012
 

Copyright @2014