LINEA BLU ITALIA Srl
La qualità assoluta si chiama… Silkini!

Nel dna dell’azienda c’è sempre stata la qualità, anzi: la costante ricerca finalizzata ad incrementarne il livello.

Luciano Landoni

Gorla Maggiore

Pubblicato il:
Nel dna dell’azienda c’è sempre stata la qualità, anzi: la costante ricerca finalizzata ad incrementarne il livello.
Sia per quanto riguarda l’utilizzo delle fibre naturali più pregiate (organzino di seta, mischie di lana merino e seta, cachemire e seta, cotone egiziano) che in merito allo stile e all’originalità del capo d’abbigliamento.
Il marchio “Dana Pisarra” da decenni si colloca al top della produzione di biancheria intima femminile.
“Sono nato tra carrelli e macchine da cucire, i miei genitori fino al 1992 hanno gestito qualcosa come una ventina di piccole imprese specializzate nell’abbigliamento intimo femminile.
Poi c’è stato bisogno di una profonda ristrutturazione. Adesso sono impegnato con tutte le mie forze a tenere in vita l’azienda che è diventata la mia ragione di vita principale. Ci vuole un impegno assoluto e quotidiano per sopravvivere!”.
Marco Pisarra, trentotto anni, alla guida di Linea Blu Italia Srl, una decina di dipendenti e un fatturato di un milione di Euro (il 75-80% indirizzato verso i mercati di tutto il mondo), è figlio d’arte e, come lui stesso ha precisato, il tessile-abbigliamento ce l’ha nel sangue.
“Mi è stato insegnato che si è qualcuno solo se si lavora e si realizza qualcosa di importante. Cerco di farlo ogni giorno, consapevole del fatto che le difficoltà sono tante e solo attraverso la ricerca quotidiana della qualità si può sperare di superarle, senza rimanere invischiati nelle battaglie del prezzo. Battaglie che sono perse in partenza. Il made in Italy deve collocarsi in cima alle classifiche della qualità, altrimenti non ha speranze”.

In cosa consiste la sua “ricerca della qualità assoluta”?
“Noi ci siamo sempre occupati di biancheria intima femminile: le tecniche produttive affondano le loro radici in una tradizione fatta di grande esperienza e cura maniacale dei particolari e trovano una valorizzazione ulteriore nell’utilizzo delle fibre naturali maggiormente pregiate. Il combinato di questi fattori – spiega Marco Pisarra, mentre ci guida nella visita del laboratorio produttivo della sede aziendale a Gorla Maggiore – ci permette di soddisfare le esigenze della clientela più sofisticata”.

 
Qual è la vostra cliente “tipo”?
“La donna sofisticata che cerca l’eleganza assoluta e che frequenta le boutique più esclusive, quelle, per intenderci, di Cannes e di Saint Tropez.
Noi esportiamo in tutto il mondo, però devo dire che il mercato francese è uno dei più importanti. Il mio obiettivo è riuscire a essere presente in almeno 400 punti vendita nel mondo del lusso e dell’eleganza. Anche perché il mercato interno è praticamente… morto!”.

Insomma, niente compromessi… al ribasso, costi quel che costi?
“Una volta che si sceglie una strada bisogna essere coerenti e percorrerla fino in fondo. Dico sempre, utilizzando una metafora automobilistica, che a me interessa solo produrre le Lamborghini! L’alta qualità legittima i prezzi alti e questi ultimi ti consentono di sopravvivere. La fase della… sopravvivenza aziendale non è stata ancora del tutto superata. Ecco perché l’impegno deve essere assoluto e costante! Una strategia difficile da sostenere ma che alla fine paga. Con delle piacevoli sorprese, a volte”.

In che senso?
“Qualche anno fa i produttori di uno degli ultimi film della saga dell’agente segreto 007, James Bond, esattamente “Quantum of solace”, mi hanno cercato perché avevano deciso di far indossare alla protagonista, l’attrice Olga Kurylenko, la nostra linea di biancheria intima.
Nel 2000-2001 l’intera pubblicità della Motorola negli Stati Uniti era incentrata sulla figura dell’attrice premio Oscar Catherine Zeta-Jones che indossava i nostri capi d’abbigliamento”.

Quali sono i progetti per il futuro immediato?
“Alla fiera internazionale dell’intimo femminile di Parigi, che si svolgerà dal 6 all’8 luglio, lanceremo una linea di costumi femminili unica al mondo: il silkini. Vale a dire un bikini integralmente realizzato con seta purissima, da qui il nome. Ci contiamo molto!”.

Per una piccola industria come Linea Blu qual è il problema… dei problemi?
“Premetto che, crisi o non crisi, per me non è nemmeno pensabile o concepibile immaginare la fine della mia attività. Aggiungo che un’altra cosa fondamentale è il coinvolgimento e la motivazione dei collaboratori. Nessuno ha il monopolio delle buone idee e tutti sono quindi spronati ad averne.
Detto questo, ci tengo a precisare che l’ostacolo più grande e più difficile da superare è la diffidenza e la scarsa collaborazione da parte delle banche. Ci vuole un minimo di condivisione del rischio d’impresa.
È indispensabile un minimo di sintonia fra la stessa banca e l’imprenditore che tutti i giorni è in trincea. Puoi avere le intuizioni più geniali, puoi inventarti le soluzioni più originali ma non puoi fare a meno di un adeguato sostegno finanziario. Altrimenti, le banche che ci stanno a fare? Che senso ha prestare denaro a chi ne ha già di suo?
Noi produciamo circa 20.000 capi ogni anno e ci sforziamo di essere innovativi ogni giorno dell’anno. Gradiremmo un po’, solo un po’, di collaborazione”.

La competizione globale trascende la singola impresa e coinvolge i diversi “sistemi Paese”.

Qual è la sua impressione in merito?
“Tante parole e pochi fatti! La sensazione è che la classe politica italiana non possegga nessuna precisa cognizione di quello che è l’economia reale, delle sue esigenze concrete. Le piccole imprese sono letteralmente schiacciate dalle tasse! Questa, purtroppo, è la verità.
Che senso ha discutere di agevolazioni finalizzate a favorire nuove assunzioni quando non si fa nulla, o comunque molto poco, per rivitalizzare il mercato interno che è talmente depresso da risultare sostanzialmente morto? D’accordo puntare sull’estero, ma per esportare ci vogliono tanti soldi.
Organizzare una fiera all’estero mi costa come minimo 30.000 euro a botta. Non so se mi spiego”.
Marco Pisarra si è spiegato benissimo, l’importante è che chi deve “capire” voglia realmente farlo!
“Diventa sempre più difficile – commenta – credere nei… miracoli!”.
 
l’[email protected]online – 13 giugno 2013

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