PLAST 80 Srl
La “seconda vita” della… plastica!

“L’importante è non buttare via niente!”. Ilenia Giuffré, dinamica e giovane manager della PLAST 80 Srl di Fagnano Olona, lo ripete spesso e lo considera un vero e proprio imperativo categorico. Recuperare, rigenerare e riutilizzare le materie plastiche: il core business della piccola azienda di Fagnano (18 dipendenti, un fatturato che sfiora i 3 milioni di euro annui ed un export che incide per circa il 20%) è tutto incentrato, anzi concentrato sulle “tre erre”.

Luciano Landoni

Fagnano Olona

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“L’importante è non buttare via niente!”. Ilenia Giuffré, dinamica e giovane manager della PLAST 80 Srl di Fagnano Olona, lo ripete spesso e lo considera un vero e proprio imperativo categorico.
 
Recuperare, rigenerare e riutilizzare le materie plastiche: il core business della piccola azienda di Fagnano (18 dipendenti, un fatturato che sfiora i 3 milioni di Euro annui ed un export che incide per circa il 20%) è tutto incentrato, anzi concentrato sulle “tre erre”. Recupero, rigenerazione e riutilizzo.
 
“L’azienda – dice Ilenia – l’hanno fondata mio padre Rosario e mia madre Silvana nel 1980 e si è sempre occupata del compound rigenerato di prima qualità. Vale a dire, il recupero di pvc. Maciniamo gli scarti plastici, li lavoriamo mediante i processi di estrusione e stampaggio, e li vendiamo agli stampatori e agli estrusionisti.
Gli scarti derivano dal pvc e da altri tecnopolimeri. A causa della crisi, di recente abbiamo diversificato la nostra attività: il compound, oltre a venderlo, lo impieghiamo per realizzare dei profilati in plastica, composti da pvc espanso e farina di legno, che possono trasformarsi nei prodotti più svariati. Dalle passatoie utilizzate negli impianti balneari ai cestini collocati nei parchi per raccogliere carta e plastica; dalle panchine alle staccionate; dai cancelli alle fioriere. Gli utilizzi possono essere veramente tanti”.

Niente scarti, anzi si (ri)parte proprio dagli scarti delle materie plastiche per produrre qualcosa di nuovo?
“Esattamente. La nostra è una vera e propria produzione verde. Rispettosa dell’ambiente e attenta alle esigenze dell’eco-sistema. Non a caso, uno dei problemi più gravi è proprio quello della gestione dei rifiuti e degli scarti. Nel nostro caso lo scarto è come se avesse una… nuova vita”.

Mica male come slogan.
“Non è solo uno slogan. Si tratta di una linea produttiva vera e propria che ha dato vita a una nuova divisione operativa dell’azienda di famiglia: Profilmi, nata nel 2006. La gestiamo direttamente io e mio fratello Michele, ecco il significato del nome che abbiamo scelto. Si tratta di una nostra particolarità: i nomi dei nostri prodotti ricalcano quelli dei componenti della famiglia. La staccionata per i parchi che realizziamo si chiama Maddy, da Maddalena che è il nome di mia figlia.
Soprattutto per l’arredo esterno abbiamo brevettato la linea psv, che significa: plastica seconda vita. Abbiamo ottenuto la certificazione da parte dell’Istituto Promozione Plastica da Riciclo (IPPR) di Confindustria che attesta ufficialmente il nostro impegno nell’ambito della cosiddetta green economy”.

Le utilizzazioni finali sono innumerevoli.
“Direi proprio di sì. Ne ho già accennato: dall’arredo urbano a quello balneare, senza dimenticare le panchine o le aree per il ricovero dei carrelli all’esterno dei grandi supermercati. Quest’ultima destinazione d’uso è nata da un’idea che abbiamo avuto insieme ad altre aziende con cui, circa un anno e mezzo fa, abbiamo costituito una rete. L’abbiamo chiamata Rete Cradle to Cradle, letteralmente: dalla culla alla culla, nel senso che si ritorna all’origine della materia prima, cioè la plastica, riutilizzandone gli scarti”.

Da chi è composta questa “rete”?
“Per ora le aziende sono tre. La nostra più altre due di Rho: una specializzata nella progettazione e l’altra che produce pannelli. Lo scopo è quello di creare una vera e propria integrazione di filiera produttiva. La rete è naturalmente aperta alla partecipazione di altre imprese. L’obiettivo è scommettere sul prodotto verde. Una… scommessa molto ragionata e poco azzardata. Gli enti pubblici, nonostante le pastoie pesantissime del patto di stabilità, sono obbligati a concentrare almeno il 30% di tutti i loro acquisti sui prodotti verdi. Chiaro, no? Bisogna sviluppare al massimo la fantasia per superare gli ostacoli che le aziende si trovano davanti al loro cammino. E sono veramente tanti, un po’ troppi!”.

Proviamo a indicarne alcuni in particolare.
“C’è solo l’imbarazzo della scelta, purtroppo. Non c’è dubbio, però, che i problemi in assoluto più spinosi – interviene la signora Silvana, mamma di Ilenia – siano il peso spropositato delle tasse (ormai siamo ad una percentuale che supera ampiamente il 50%!), quello altrettanto gravoso della burocrazia (noi, nella nostra attività di riciclo, abbiamo bisogno di numerosi permessi da parte degli enti pubblici e molto spesso dobbiamo scontrarci con una confusione incredibile di ruoli e competenze) e la difficoltà crescente di accesso al credito”.

Due parole, due, sul futuro immediato.
“Punteremo molto sulla plastica di seconda vita. Di recente, abbiamo rigenerato i bicchieri in plastica delle mense della Banca Popolare di Milano e li abbiamo trasformati in gadget, tipo penne, riutilizzati dalla stessa banca. L’ho detto all’inizio e lo ripeto: non buttiamo via niente e non mandiamo nulla in discarica. Chiediamo solo una cosa: – conclude Ilenia Giuffrè – lasciateci lavorare in pace!”. A buon intenditore, poche parole.

l’[email protected]online – 21 giugno 2013

 

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