AEREA SPA
L’etica del lavoro per volare in alto, sempre più in alto!

Luciano Landoni

Turate

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Un investimento di 50 milioni di euro che si è potuto avviare dopo 8 anni di defatiganti “peregrinazioni” fra un ufficio e un altro, fra un’autorizzazione e un’altra, e che, una volta sbloccato, è diventato una straordinaria realtà aziendale in poco più di due anni.
 
La nuova sede della Aerea Spa di Turate, in provincia di Como, azienda leader a livello mondiale nella progettazione e produzione di componenti e sistemi di missione per il settore aeronautico e attualmente anche aerospaziale, con la costruzione di apparati per il dispiegamento di antenne e per il rilascio di piccoli satelliti nello spazio, occupa 140 dipendenti, si estende su una superficie di oltre 30.000 metri quadrati e racchiude in sé il meglio del meglio del saper fare italiano.
Coraggio, volontà, cervello, passione, competenza: di tutto e di più per conseguire, giorno dopo giorno, l’eccellenza manifatturiera “made in Italy” nel mondo.
“Quanto si sarebbe potuto fare di più e di meglio se avessimo potuto contare su un Paese normale!”, dice l’Ingegner Silvano Mantovani, amministratore delegato della società, 84 anni dinamicamente e spavaldamente portati.
 
In che senso?
“Leggi, regolamenti, disposizioni amministrative, vischiosità di ogni genere che ‘incastrano’ letteralmente l’impresa e la volontà di intraprendere in un combinato disposto perverso che ha come conseguenza la scarsa efficienza, come riportano i media, e può indurre alla corruzione il sistema Paese. E’ giusto e doveroso parlare di fabbrica 4.0, di innovazione spinta, di investimenti in ricerca e sviluppo ma mi domando: con quale rendimento se il contesto mortifica ogni tipo di sforzo finalizzato al miglioramento e alla crescita?”.
 
Non le sembra di esagerare?
“Il prendere atto della realtà dei fatti non è un’esagerazione. Abbiamo investito decine di milioni per realizzare la nostra sede operativa qui a Turate, trasferendoci da quella vecchia collocata a Milano. Abbiamo superato ostacoli per anni con le più irrazionali difficoltà quando dall’estero vengono proposte le più lusinghiere facilitazioni operative Lei non ha idea di quante proposte abbia ricevuto in tal senso: dal West Virginia negli Stati Uniti, dalla Svizzera, dalla Francia, …. Oltre che nelle infrastrutture abbiamo investito nel fattore umano: in questi ultimi dodici mesi abbiamo assunto 15 persone”.
Eppure lei è rimasto in Italia, chi gliel’ha fatto fare?
“La passione, il senso di responsabilità sociale, l’orgoglio di essere italiano. Buon Paese, cattivo Paese, questo è il mio Paese!  Sono molti coloro per i quali fare impresa non significa solo limitarsi a perseguire un utile diretto, ma  mettono in moto il cuore ed anche il senso etico. Sono nato nel Polesine, una terra di emigranti, in cui il valore del lavoro è sempre stato profondamente radicato. Mi sono laureato in ingegneria industriale alla fine degli anni ’50 al Politecnico di Milano e dopo una serie di esperienze professionali ai vertici manageriali, agli inizi degli anni ’70 ho accettato la ‘sfida’ di rilanciare Aerea: un’azienda del comparto aeronautico. Oggi, la società è totalmente controllata dalla famiglia e destina all’estero la maggior parte di ciò che produce. Siamo ripartiti dall’ingegneria di prodotto, abbiamo coltivato l’ingegneria di processo e abbiamo conseguentemente sviluppato la nostra capacità industriale. Ci siamo focalizzati nell’ambito dei cosiddetti equipaggiamenti di missione AME (Alternate Mission Equipment) per velivoli ad ala fissa e rotante. L’Italia prima di noi era tributaria all’estero”.
Aerea Spa fattura annualmente 32 milioni di euro e collabora con multinazionali come Lockeed, Airbus e Boeing.
“Lavoriamo prevalentemente per i programmi della Difesa e per progetti intergovernativi.
Consideriamo mercato ‘domestico’ – specifica l’Ingegner Mantovani – l’Europa e la Nato. Progettiamo la maggioranza dei prodotti che realizziamo. Oltre il 10% della nostra forza lavoro è impegnato nell’Ufficio Tecnico e il 70% dei nostri dipendenti è personale diplomato e laureato”.
Per quale motivo, in Italia, la “maledizione del Gattopardo” (tutto cambia e tutto rimane sempre uguale) sembra essere invincibile?
“L’apparato burocratico italiano non ha una lunga tradizione. Con l’Unità d’Italia è stato costituito in tempi brevi su un’aggregazione di piccoli stati. Ha basato e continua a basare il proprio potere sul possesso dell’interpretazione della norma, complessa ed incerta, con riferimento ad un potere centralizzato. Nel contempo non è mai venuto meno il concetto guicciardiniano del proprio particolare che prescinde da una responsabilità verso la collettività.”
Come se ne può uscire?
“Recuperando un minimo di etica del comportamento e aggiungendovi un robusto innalzamento della preparazione tecnico-culturale. Dal 1946 al 1960 gli italiani hanno ricostruito l’Italia. Siamo stati capaci di realizzare a tempo record l’Autostrada del Sole, abbiamo organizzato le Olimpiadi a Roma e il debito pubblico era pari al 35% del Prodotto interno lordo il quale a sua volta stava raggiungendo quello della Francia e dell’Inghilterra. L’abbiamo fatto e possiamo e dobbiamo rifarlo. Così sarà possibile sconfiggere la soggettivizzazione del potere: tu vuoi fare questo? Da qui devi passare!”.
“Siamo rimasti in Italia – interviene la figlia Tiziana, 39 anni, in Aerea dal 2001, – con tutti i sacrifici del caso perché il senso del dovere ti appaga e ti stimola a fare sempre meglio: Noi ci crediamo. Questa nuova sede di Turate è dedicata a mio fratello Pietro che è prematuramente scomparso pochi anni fa. La sua vitalità, sì, proprio così: la sua vitalità! La sua determinazione, la sua esigente precisione non ci hanno abbandonato e… ‘lavora’ con noi tutti i giorni”.

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