MAZZUCCHELLI 1849 SpA
L’Università della plastica!

Giovanni Orsi Mazzucchelli, 60 anni, presidente di Mazzucchelli 1849 Spa, imprenditore di 5° generazione, ne ha viste di tutti i colori e ne ha sentite tante e forse anche per questo ha le idee molto chiare in merito all’attuale condizione/situazione del (non)sistema Italia.

Luciano Landoni

Castiglione Olona

Pubblicato il:
Giovanni Orsi Mazzucchelli, 60 anni, presidente di Mazzucchelli 1849 SpA, imprenditore di 5a generazione, ne ha viste di tutti i colori e ne ha sentite tante e forse anche per questo ha le idee molto chiare in merito all’attuale condizione/situazione del (non)sistema Italia.

Presidente, è vero che fare impresa in Italia è… un’impresa?
“Indubbiamente, c’è da pensare che abbiamo a che fare con un sistema ostile ai valori rappresentati dall’impresa privata e non solo. L’iniziativa, in Italia, sembra essere un difetto, anziché un pregio.
Certo c’è stato e c’è il crollo dei valori. Non c’è più alcuna condivisione di etica e morale. Ognuno pensa a se stesso. Noi crediamo nel fare: fare e crederci e andare avanti, nonostante tutto e tutti. Ostinati e convinti, anche a costo di essere etichettati eversori del sistema”.

In Mazzucchelli 1849 (l’anno della fondazione) questa filosofia operativa è la “stella polare” dell’impresa da 165 anni: da quando il core business dell’azienda era la produzione di pettini e bottoni ricavati dall’osso e dal corno, per poi passare alla celluloide composta da alcol, cotone e canfora e successivamente alle lavorazioni di tutti i tipi di materie plastiche.
“Abbiamo sempre avuto con la celluloide prima, con l’acetato di cellulosa poi – dice Orsi Mazzucchelli – la vocazione di imitare i prodotti naturali, tipo l’avorio, l’osso, il corno, il guscio della tartaruga.
“Nel corso della nostra storia abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare con i materiali plastici: dalle bambole agli scolapasta, dalle palline di ping pong agli sci, fino ad arrivare al pvc calandrato per la produzione di carte di credito e di imballaggi per le medicine, alle lenti da vista e da sole.
Dagli anni ‘20 abbiamo imparato a stringere alleanze di scopo, all’inizio con Dupont di Neamurs per l’avvio della fabbricazione della celluloide, poi con Dunlop, Dow Chemical, Saint Gobin, IFI, Sola, Jebsen, Daicel, Eastman Chemical, Visottica.
L’imprenditore deve lanciare sempre nuove attività e mai bloccarle!”.
Insomma, una vera e propria “università della plastica”; con la “predilezione” per quella non derivante dal petrolio.
 
E oggi?
“Il nostro core business è la produzione di lastre di acetato di cellulosa in cromia tridimensionale per l’occhialeria. In questo settore abbiamo acquisito una leadership internazionale e operiamo a livello mondiale. La caratteristica principale, e unica al mondo, del nostro prodotto, è che gli effetti cromatici sono parte integrante del materiale.
Non stampiamo i colori sulla superficie, ma li creiamo nella materia che lavoriamo, li facciamo parte integrante della stessa”.

Innovazione di prodotto e innovazione di processo strettamente correlate fra loro per trasformare l’occhiale in un vero e proprio “fattore moda” e dettare così nuove linee di tendenza e di consumo.
“Uno dei nostri assi nella manica – precisa il presidente – è indubbiamente la forza creativa che ci caratterizza da sempre e che ci permette, attraverso l’utilizzo e la sovrapposizione di più tecnologie e lo sfruttamento di partnership con imprese italiane e straniere, di rimanere competitivi sul mercato mondiale”.
La Mazzucchelli 1849 occupa 500 dipendenti in Italia (il quartier generale “storico” si trova a Castiglione Olona) e 600 in Cina; il fatturato annuo supera i 150 milioni di Euro.

Qual è l’entità dell’investimento che destinate alla ricerca, la base di ogni tipo di innovazione?
“Siamo nell’ordine di 3 milioni ogni anno. Le persone che stabilmente lavorano nei laboratori chimico/fisico, tecnologico e di sviluppo estetico del prodotto (per quest’ultima area ce ne sono 4 dedicati ai differenti processi produttivi) e controllo qualità si aggirano sulle 55 unità. In realtà, all’interno dell’azienda siamo tutti un po’… ricercatori. Per quest’anno puntiamo molto su una nuova tecnologia, da noi messa a punto dopo anni di sperimentazione, finalizzata a ridurre drasticamente i tempi di produzione e a garantire un processo sempre più rispettoso dell’ambiente.
Recentemente dai laboratori della Mazzucchelli 1849 è nata la bioplastica, brevettata con la sigla M49: biodegradabile al 100% (in un arco di tempo di 115 giorni, rispetto ai 180 stabiliti dagli standard dell’Unione Europea) e quindi totalmente ecosostenibile, ricavata da polpa di legno o fibra di cotone.
“Pur essendo un prodotto ad alto contenuto tecnologico – spiega il presidente Orsi Mazzucchelli – la bioplastica M49 è legata ancora a una lavorazione di tipo artigianale: gli ingredienti impastati generano una materia malleabile che, grazie all’esperienza centenaria e al nostro know how esclusivo di produzione, viene plasmata in inimitabili effetti cromatici tridimensionali”.

È dalla fine del 2008 che le imprese industriali sono alle prese con la Grande Crisi. Quest’anno sarà quello della svolta?
“Noi, per fortuna, operiamo in un’area meno sensibile all’andamento economico. L’occhiale è indubbiamente un accessorio moda, ma non dimentichiamoci che in primis è uno strumento para-medico. La popolazione che legge e studia, e che quindi ha la massima cura dei propri occhi, è in costante crescita e sostiene il nostro prodotto. Inoltre, l’occhiale da sole fa parte a pieno titolo degli elementi di moda.
La nostra attività si affianca a quella delle imprese della moda e l’80% dei nostri prodotti è realizzato in esclusiva, su richiesta specifica dei nostri clienti. Collaboriamo con tutti i designer e gli stilisti dell’occhiale.
Negli anni ’70 abbiamo aperto il Centro O, dove la O sta per occhialeria, proprio per favorire un continuo interscambio di idee e di progetti innovativi. Abbiamo rapporti stretti con i principali centri stile internazionali e ogni anno creiamo dai 6.000 agli 8.000 nuovi colori!”.

Come sarà il futuro?
“Noi crediamo nella creatività del made in Italy e in quello che facciamo per sostenerlo e diffonderlo e qui penso soprattutto ai figli di mia sorella Silvia ed ai miei. In azienda sono operativi i rappresentanti della 6ª generazione.
Tocca a loro tirare fuori nuove idee. La nostra è un’azienda di famiglia che però non si è mai chiusa e mai si chiuderà in se stessa! Nessuno ha il monopolio delle buone idee”.
 

l’[email protected]online – 28 gennaio 2014

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