VECTOR SPA
“Nei giovani che assumiamo cerchiamo la curiosità e la voglia di imparare”

Si tratta della decima azienda in Italia (su 300 in totale) per volumi di merci trasportate, via mare e via aria, nel mondo

Luciano Landoni

CASTELLANZA

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Si tratta della decima azienda in Italia (su 300 in totale) per volumi di merci trasportate, via mare e via aria, nel mondo.

“Solo con gli aerei trasportiamo 15 milioni di chilogrammi di merci ogni anno. Mentre via nave arriviamo a 15.000 container nell’arco dei dodici mesi”, precisa Roberto Buttà, classe 1957, presidente della Vector Spa di Castellanza.

L’azienda è nata quarant’anni fa e Roberto Buttà ne ha assunto la direzione nel 1989.

“All’epoca – spiega – erano impiegate 4-5 persone”.

E adesso?
“Adesso siamo in 117, abbiamo fatturato nel 2018 46 milioni di euro e siamo in forte crescita”.

Vale a dire?
“Il nostro piano di sviluppo prevede 5 milioni di investimenti nell’immediato futuro, così da più che raddoppiare la superficie operativa dell’azienda, passando dagli attuali 2.000 metri quadrati ai futuri 5.000 e di conseguenza incrementando fortemente  il fatturato complessivo”.

Nei magazzini Vector, in  attesa di essere trasferiti a Malpensa, sono custoditi alcuni fra i prodotti che costituiscono la punta di diamante del made in Italy (meccanica, moda, farmaceutico, oil & energy, automotive) e nei prossimi mesi se ne aggiungeranno altri: “Stiamo allestendo il deposito per i cosiddetti prodotti freschi, tipo i formaggi, in maniera tale – sottolinea Roberto Buttà – da poter ospitare l’intera gamma produttiva di quella parte del nostro sistema economico fortemente proiettata verso i mercati internazionali”.

“La sicurezza è un fattore di fondamentale importanza – aggiunge – e la vicinanza  della locale caserma dei Carabinieri, con cui confiniamo, rappresenta per noi una garanzia assoluta, nonché una formidabile deterrenza nei confronti dei malintenzionati”.

Qual è il vostro valore aggiunto?
“Senza alcun dubbio le persone. Non a caso, investiamo massicciamente nella formazione del personale. Abbiamo stretti rapporti di collaborazione con alcuni Istituti scolastici superiori del territorio, tipo l’ITE Tosi di Busto Arsizio. La conoscenza della lingua inglese è fondamentale; poi, nei giovani che assumiamo (l’età media dei miei collaboratori è inferiore ai 30 anni), cerchiamo la curiosità, la buona volontà e la voglia di imparare. Le conoscenze/competenze tecniche sono importanti, ma le forniamo noi con programmi di training interni. Quello che conta veramente è la capacità di gestire le persone e di favorire il gioco di squadra. Il mix ideale è costituito dalla fusione di competenze tecniche e capacità di management. Chi lavora in Vector deve essere felice di farlo e si deve sentire pienamente accettato e coinvolto. Ho sempre pensato che l’inclusione sia un elemento di importanza strategica”.

Ossia, in concreto?
“La maggior parte del nostro personale è fatto di donne. L’azienda fa parte dell’organizzazione Valore D: un insieme d’imprese che punta sull’eguaglianza di genere e sulla valorizzazione della componente femminile. Le nostre principali funzioni dirigenziali sono svolte da donne. Inoltre, aderiamo al Parks Liberi e Uguali (Rosa Louise Parks è stata un’attivista statunitense: figura-simbolo del movimento per i diritti civili, famosa per aver rifiutato nel 1955 di cedere il posto su un autobus a un bianco. ndr) che si occupa di inclusione nei luoghi di lavoro di gay, lesbiche, trans. L’ho detto e lo ripeto: le persone devono sentirsi perfettamente a loro agio nelle aziende, indipendentemente da sesso, religione, cultura, inclinazione sessuale, colore della pelle, eccetera. L’anno scorso abbiamo organizzato una serata sul tema della transessualità e fra qualche giorno ne organizzeremo un’altra incentrata sulla questione dei migranti. Sette fra i nostri dipendenti sono diversamente abili, 15 non sono italiani. Noi lavoriamo con tutto il mondo e quindi dobbiamo essere aperti alla diversità e altamente inclusivi”.

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