2 EMME Srl
O sole mio!

La Grande Crisi continua a togliere il sonno agli imprenditori, nonostante il peggio sembra (?) sia ormai alle nostre spalle. “Per me la crisi non esiste. È il nostro pensiero che è distorto da tutte queste previsioni di sventura. Siamo noi stessi che ci complichiamo la vita”.

Luciano Landoni

Busto Arsizio

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La Grande Crisi continua a togliere il sonno agli imprenditori, nonostante il peggio sembra (?) sia ormai alle nostre spalle.
 
“Per me la crisi non esiste. È il nostro pensiero che è distorto da tutte queste previsioni di sventura. Siamo noi stessi che ci complichiamo la vita”.
Una visione delle cose quanto meno originale quella espressa da Virgilio Facchinetti (a destra nella foto con il figlio Raffaele), nato nel 1938, di professione piccolo imprenditore, fondatore agli inizi degli anni ‘70 della 2 Emme Srl: azienda commerciale di Busto Arsizio con poco meno di 10 dipendenti, fatturato di circa 4 milioni di Euro all’anno, specializzata nel commercio all’ingrosso di condizionatori d’aria e di ogni genere di apparecchiature inerenti la climatizzazione, il riscaldamento e le energie alternative.
Se la crisi è semplicemente un prodotto del nostro “pensiero distorto”, come la mettiamo con i disoccupati, i cassintegrati e con le imprese costrette a chiudere?
“Non vivo sulla Luna, sono perfettamente a conoscenza delle difficoltà economiche e occupazionali che ci circondano e nessuno più di me è consapevole del dramma vissuto da chi ha perso o sta perdendo il lavoro. Intendevo solo dire che è perfettamente inutile continuare a piangerci addosso. L’unica cosa che dobbiamo fare è rimboccarci le maniche e impegnarci al massimo delle nostre possibilità, anzi ancora di più! Io l’ho sempre fatto e continuerò a farlo”.
Virgilio Facchinetti considera l’etica del lavoro una vera e propria ragione di vita: “Mi sono fatto la gavetta – dice – ho cominciato nei cantieri edili come muratore e, con tanto impegno ed entusiasmo, ho fatto carriera e sono diventato capo-cantiere. Dopo la scuola ho immediatamente sentito il bisogno di mettermi alla prova.
Con la mia squadra – precisa con un pizzico di orgoglio – ho costruito persino due chiese a Milano: la chiesa di Baggio e quella in via Melchiorre Gioia dei Padri Passionisti. A metà degli anni ‘60 ho deciso di fare altro. Il lavoro come dipendente non mi bastava più. Volevo fare qualche cosa di mio”.
Negli anni del boom economico il rischio d’impresa era meno… rischioso che non oggi?
“Impossibile rispondere. Ogni periodo storico ha le sue caratteristiche uniche e irripetibili. So soltanto che si respirava nell’aria un grande entusiasmo: la voglia di fare, di ricominciare, il piacere di costruire qualche cosa con il proprio lavoro, le proprie intuizioni, i propri sogni”.
Significa che oggi ci sono solo problemi e poca volontà, ancora prima che capacità, di risolverli?
“Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Non voglio giudicare. Mi limito a constatare che all’epoca il futuro era visto come una sfida, un’opportunità di crescere e migliorare. Mentre oggi incute paura”.
Torniamo alla sua decisione di diventare imprenditore di se stesso.
“A cavallo fra il 1965 e il 1966 decisi di occuparmi di progettazione di impianti di riscaldamento e condizionamento d’aria. Qualche cosa, per i tempi, di quasi pionieristico. La 2 Emme, inizialmente con un socio di Lecco, ha cominciato ad esistere agli inizi degli anni ‘70.
Oggi come oggi posso dire che l’azienda è al vertice in provincia di Varese, e fra le prime a livello regionale, per quanto riguarda tutta l’accessoristica legata ai condizionatori. Nel nostro magazzino, qui a Busto, sono stoccati migliaia e migliaia di pezzi. Esattamente tre anni fa, nel 2007, ho deciso di dare un’ulteriore svolta alla mia attività imprenditoriale”.
Ossia?
“La progettazione, realizzazione e installazione di impianti fotovoltaici per il settore commerciale e per il settore industriale. Si tratta di una tecnologia pulita e vincente. Con anche delle incentivazioni finanziarie garantite dalle Stato. La cosiddetta ‘economia verde’, vale a dire lo sviluppo nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute delle persone, rappresenta il futuro.
Attualmente siamo troppo petrolio-dipendenti. Con tutte le conseguenze del caso. Sia dal punto di vista dei costi sempre più alti, sia per ciò che riguarda il degrado ambientale: disastri ecologici, riscaldamento del pianeta, emissione di anidride carbonica in atmosfera.
Abbiamo a disposizione una straordinaria fonte di energia pulita: il sole! Ecco perché dobbiamo sganciarci dal petrolio e dalle lobby che lo sostengono. Oltre all’energia solare, possiamo contare sull’eolico, sulla geotermia, sugli impianti idroelettrici.
Mi rifiuto di credere – precisa con forza Virgilio Facchinetti – che le straordinarie capacità tecnico-scientifiche in nostro possesso non siano in grado di utilizzare fino in fondo queste energie pulite e rinnovabili. È una questione di scelte e di volontà di concretizzarle, il resto sono solo chiacchiere. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo deciso di investire nel fotovoltaico (la sede di Busto della 2 Emme è alimentata energeticamente da un impianto fotovoltaico ndr.), e vorremmo fare di più se solo riuscissimo a trovare sul mercato del lavoro le competenze professionali necessarie”.
Vale a dire?
“In tempi di disoccupazione dilagante, soprattutto fra i giovani, riesce a spiegarmi come mai non si riesca a trovare un giovane ingegnere in grado di farsi carico del settore energia della 2 Emme?
Le assicuro che le prospettive occupazionali che siamo in grado di offrire sono ottime, eppure, per quanto l’abbia cercato, non sono ancora riuscito a trovare un ingegnere. Giovane o con esperienza. Ci siamo rivolti all’Università locale, la Carlo Cattaneo di Castellanza, risultato: zero! Ora siamo entrati in contatto con il Politecnico di Milano. Speriamo”.
La competizione globale richiede non solo che le singole imprese siano competitive, ma che lo sia il sistema-Paese nella sua interezza: da questo punto di vista cosa chiede alla sfera politica?
“Innanzi tutto di abbassare le tasse per agevolare la sviluppo e per favorire la crescita industriale. noltre, altra cosa fondamentale: meno burocrazia! Gli adempimenti che la legislazione italiana prevede sono troppi e confusi: sembrano fatti apposta per disincentivare la voglia di intraprendere”.
Il passaggio generazionale in azienda è un’opportunità oppure un rischio?
“Per quanto mi riguarda, senza alcun dubbio un’opportunità. Sono affiancato da mio figlio Raffaele, di 42 anni, che si occupa della gestione operativa, mentre mia figlia Elena, dottore commercialista, sovraintende l’area amministrativa dell’azienda. Il passaggio del testimone, in 2 Emme, è assicurato”.
 
l’[email protected] n. 42 del 26 novembre 2010

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