RAMPONI SRL
Una passione costruita… pietra su pietra

A volte è la passione per qualcosa che orienta la vita. Quando è particolarmente intensa, poi, si trasforma in una vera e propria bussola esistenziale e professionale

Luciano Landoni

CARBONATE

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A volte è la passione per qualcosa che orienta la vita. Quando è particolarmente intensa, poi, si trasforma in una vera e propria bussola esistenziale e professionale.

E’ il caso di Alfredo Ramponi, classe 1963, perdutamente appassionato(innamorato) dei minerali.

Al punto da farne la ragione del proprio successo imprenditoriale.

Come?

“Pensi – ci racconta ricevendoci nella sede produttiva di Carbonate della Ramponi Srl di cui è Amministratore Unico e il cui core business è racchiuso in tre parole: stones and strass – che quando ero molto giovane riempivo di sassi i cassetti di casa che molto spesso ne erano sfondati … le lascio immaginare le reazioni di mia madre …”

Alfredo Ramponi, dopo il diploma in perito aziendale/corrispondente lingue estere (parla fluentemente l’inglese, il tedesco e lo spagnolo), decide di iscriversi alla facoltà di Economia e Commercio.

“L’idea era quella di acquisire una solida preparazione in campo amministrativo e finanziario per poi metterla a frutto nell’azienda di famiglia: una piccola impresa specializzata nello stampaggio di materie plastiche fondata nel 1956 da mio padre Angelo e da suo fratello. Il prodotto principale consisteva nella realizzazione di accessori per la pulizia dei dischi in vinile, i 33 giri di una volta. Fino a metà degli anni ’80 le cose andarono bene, poi con la comparsa dei compact disk peggiorarono …”.

Il mercato cambia e l’azienda si deve adeguare.

“Facile a dirsi, un po’ meno a farsi. Soprattutto se non c’è la mentalità giusta e soprattutto se chi crede di avere sempre ragione a prescindere, come il fratello maggiore di mio papà, non tiene in alcuna considerazione i suggerimenti altrui”.

Contrasti familiari nell’azienda di famiglia …

“Esattamente. In ogni caso, in occasione di un mio viaggio in Germania, mi capita di conoscere il signor Marcus Schmid, uno svizzero-tedesco che lavorava nel mondo della moda realizzando degli accessori in vetro, vere e proprie ‘pietre di vetro’, per l’abbellimento estetico delle calzature. Ne parliamo, gli racconto dell’azienda di famiglia, la mia passione … mineralogica comincia a galoppare e accende la mia fantasia. Tanto più che è lo stesso Schmid a chiedermi di valutare l’ipotesi di una riproduzione in plastica degli accessori per moda. Senza avere la minima idea della complessità delle lavorazioni e delle connesse difficoltà, prendo la palla, anzi, la … pietra al balzo e gli rispondo che si può fare”.

E’ l’inizio della trasformazione produttiva dell’azienda di famiglia?

“In realtà, è l’inizio di un processo che cambierà radicalmente tutta la mia vita e quella della mia famiglia. Andiamo con ordine: mio padre, nonostante la ritrosia di suo fratello, riesce, per una volta, a sostenere la sua e la mia strategia operativa e il campione in plastica che riproduce il vetro viene creato. Marcus ne rimane letteralmente affascinato, visti i consistenti risparmi conseguenti l’utilizzo della plastica al posto del vetro, e ci stacca un ordine di un milione di pezzi! Siamo tutti felici, in apparenza …”

Perché “in apparenza”?

“Perché il 21 febbraio 1988, una data che non scorderò mai!, di prima mattina, alle 8, mia madre riceve una telefonata da parte del commercialista (nipote di mio padre) con cui veniamo a sapere di una riunione straordinaria del consiglio d’amministrazione dell’azienda di famiglia per le 9. Ne siamo un po’ meravigliati, ma nemmeno più di tanto. Io, mio padre, mia mamma e mia sorella arriviamo all’ufficio del commercialista e vi troviamo il fratello di mio papà e i suoi familiari. Mio padre, di punto in bianco, viene a sapere di … dover abbandonare l’azienda! Lo shock psicologico è tale che progressivamente perde ogni interesse alla vita …”.

Quali furono le conseguenze?

“Traumatiche – risponde Alfredo con le lacrime agli occhi – come si può ben immaginare. Decisi di abbandonare i miei studi universitari, rilevai le tre macchine più vecchie e meno costose dall’ex-azienda di famiglia e mi misi in proprio. Nel garage di casa. Iniziai a stampare plastica come terzista, senza nessuna particolare cognizione produttiva. Feci la gavetta. Furono cinque anni di grande sofferenza e di lavoro intensissimo: iniziavo alle 5 di mattina e staccavo dopo la mezzanotte. A metà degli anni ’90 riuscii finalmente a riprendere la produzione delle ‘pietre di plastica’ e il mio vecchio amico Marcus Schmid divenne il mio primo cliente. Passai dal garage di casa al capannone. Alla fine degli anni ’90 riuscii a realizzare una pietra che poteva essere applicata sulle scarpe sfruttando un supporto metallico, senza dover essere ‘avvitata’ sulla pelle delle calzature. Nel 2001 lavoravano con me una dozzina di persone. L’azienda cresceva e c’era bisogno di nuovi spazi produttivi. In quegli anni ci siamo trasferiti nell’attuale sede. La svolta si verificò nel 2006”.

Vale a dire?

“Un mio amico che lavorava per un’importante azienda francese specializzata nella produzione di scarpe di lusso mi chiese se fosse possibile sostituire alle borchie decorative in metallo delle borchie in plastica. Dopo un mese di prova, le borchie in plastica, in tutto e per tutto uguali a quelle in metallo, erano pronte e ogni scarpa pesava 6 etti di meno! In più, come valore aggiunto, fu possibile sfruttare la nuova tecnica di applicazione che avevo brevettato alle fine degli anni ’90. In poche parole, i nostri prodotti sono diventati un accessorio fondamentale per tutto il settore della moda: calzature, pelletteria, abbigliamento”.

Attualmente la Ramponi Srl occupa 100 persone, fattura all’anno poco meno di 21 milioni di euro e lavora per le griffe più prestigiose dell’alta moda: Chanel, Gucci, Valentino, Prada, Fendi, Tod’s.

Della serie: con la forza di volontà si possono superare tutti gli ostacoli?

“Sa qual è la mia … bacchetta magica?”

Qual è?

“Non c’è! La chiave del nostro successo aziendale, mio e di tutti i miei formidabili collaboratori, alcuni dei quali sono con me da oltre 20 anni, è rappresentata dalla Regola delle 3 P”.

Scontata la domanda: cos’è la “Regola delle 3 P”?

Passione, Puntualità e Precisione. Tutte e tre con la maiuscola! Sono le persone che fanno le aziende e le persone vanno motivate. Le tecnologie, anche quelle più sofisticate, vengono dopo. Intendiamoci, il miglioramento costante dei processi produttivi riveste una grande importanza”.

Proviamo a quantificarla.

“Mediamente investiamo 300350.000 euro all’anno nell’innovazione tecnologica. In fabbrica sono operativi 15 robot e le linee di produzione (lavorazione mediante laser) sono 24 e funzionano 24 ore su 24, per 7 giorni la settimana. Nel 2016, sfruttando l’iperammortamento previsto dalla legge sull’Industria 4.0, abbiamo installato 6 linee produttive integralmente robotizzate. Investiamo parecchio, l’anno scorso almeno 150.000 euro, in formazione, nella protezione del marchio e nei brevetti. Collaboriamo poi intensamente con le Università”.

Quali e con quali finalità?

“Con il Politecnico di Milano abbiamo un accordo in virtù del quale un, anzi, una Ingegnere lavora con noi per approfondire lo studio e la conoscenza dei materiali plastici per risolvere il problema della loro ‘spaccatura’ provocata dalle esalazioni delle pelli. Con l’Università di Padova, più esattamente con il Professor Oboe, abbiamo messo a punto un rivoluzionario sistema ottico per il controllo qualità delle componenti che fanno da fregio alle scarpe griffate Valentino: significa garantire un controllo integrale di ciascuno dei 50-60 milioni di pezzi, ognuno delle dimensioni di 8 millimetri, che produciamo nell’arco dei dodici mesi. Con il Politecnico di Torino, infine, abbiamo inventato un nuovo software per il management gestionale”.

Il futuro in due parole, due …

“L’obiettivo, da qui a 5 anni, è raggiungere un fatturato di 25-27 milioni di euro all’anno”.

Nel frattempo, giusto per non annoiarsi troppo, Alfredo Ramponi, che è un convinto sostenitore della “responsabilità sociale” d’impresa (la Ramponi Srl è una delle poche aziende che redige il Bilancio Sociale), nel giugno 2015, ha rilevato la società sportiva Mozzate Sport trasformandola nello Sporting Club 63 (piscine, campi di calcetto, palestra) e, sempre nel 2015, ha istituito il “Premio Ramponi”.

“L’azienda – spiega – offre un’opportunità: il designer più brillante otterrà uno spazio espositivo al Salone White di Milano, punto di incontro per la moda internazionale”.

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