PANGBORN EUROPE SRL
Passione e creatività: gli “assi” dell’Italia che produce

Il “sistema Italia” è apprezzato molto di più dagli italiani… adottati che non da quelli nativi. Lo conferma in pieno Leonardo van der Weijden, managing director per tutta l’area Europa di Pangborn Europe Srl del Pangborn Group Company

Luciano Landoni

CARONNO PERTUSELLA

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Il “sistema Italia” è apprezzato molto di più dagli italiani … adottati che non da quelli nativi.
Lo conferma in pieno Leonardo van der Weijden, managing director per tutta l’area Europa di Pangborn Europe Srl del Pangborn Group Company.
Laureato in Ingegneria Gestionale, 53 anni, nato in Olanda, in Italia da oltre vent’anni, sposato con una ferrarese doc (“Mia moglie – dice – è molto più critica di me, quando si tratta di parlare dell’Italia!”), tifoso del Milan, da poco meno di un mese al timone direttivo dell’azienda di Caronno Pertusella.

Pangborn è un’impresa industriale italiana fondata nel 1962 che è diventata leader internazionale nella progettazione e costruzione di impianti per il trattamento della superficie dei metalli, le altre sedi operative del Gruppo si trovano in Germania e Galles, mentre la casa madre è la United Conveyor Corporation statunitense.
Insomma, una piccola-grande industria con “radici” italiane e una “visione” globale del business.

“Il valore aggiunto dell’Italia – sostiene Leonardo van der Weijden, in un italiano fluente (padroneggia senza problemi anche l’inglese, il francese e il tedesco, oltre ovviamente alla lingua madre) – è la grande creatività degli italiani! Un vero e proprio punto di forza. Lavorare nel vostro Paese è bello perché il Paese è bello. Si lavora con grande dedizione e con una passione ancora più grande”.

Un Paese … perfetto?
“Non ho detto questo. Mi permetto di rilevare due limiti. Il primo è identificabile nello scarso senso di squadra, si fa fatica a fare sistema …”
Qual è il secondo limite?
“In Italia si ha sempre … paura”

In che senso?
“Sostanzialmente perché si ha sempre ‘paura’ di sbagliare, a causa della poca trasparenza delle regole. Le leggi sono sempre ‘interpretabili’ e c’è sempre il timore di … interpretarle in maniera scorretta e di incorrere quindi nelle sanzioni delle autorità. Tutta questa confusione provoca incertezza e il loro combinato disposto frena la creatività e ostacola la trasformazione della stessa in valore”.

Pagborn Europe comprende i nuclei produttivi operativi in Italia (Caronno Pertusella), Germania e Galles: in totale 120 dipendenti (45 dei quali in Italia).
Il fatturato della sede di Caronno sfiora i 13 milioni di euro annui, con un export che incide per quasi il 70%.
“Ho trovato una lunga storia di eccellenza. Persone che lavorano con la testa e con il cuore, persone che sono orgogliose di ciò che fanno e di come lo fanno. Il nostro focus è rappresentato dalla progettazione e realizzazione di impianti, a cui fa seguito l’assistenza post vendita e la fornitura di ricambi”.

Vi ha nuociuto “Brexit”?
“Assolutamente no! Quello che ci ha dato e ci dà fastidio è il rallentamento della crescita in Cina, per noi un importante mercato di sbocco”.
Come si presenta il 2017?
“Diciamo che la situazione complessiva del mercato non è facile. Contiamo molto sulla nostra elevata qualità. E’ così che siamo riusciti a ottenere un importante ordine dalla Germania: un contratto del valore di 2,5 milioni di euro. Si tratta di un grande impianto capace di lavorare ogni minuto 30 metri di bobina d’acciaio inox”.

Quanto investite mediamente in innovazione tecnologica?
“La nostra è ingegneria degli impianti per la quale l’innovazione è continua. Inoltre, ogni impianto che costruiamo è particolare: non esistono produzioni in serie”.
Se le dico “Industria 4.0”, lei cosa risponde?
“Che l’anno scorso abbiamo introdotto massicciamente in fabbrica dei robot. Più in generale, i nostri impianti hanno tutti i parametri di funzionamento monitorizzati e monitorizzabili, così da interfacciarsi con il ciclo produttivo nel suo insieme in tempo reale. Aggiungo che le nuove norme di legge finalizzate a favorire l’introduzione dei parametri operativi 4.0, tipo il superammortamento, ci hanno favorito”.

Qual è la sua “visione” del futuro?
“Quella di un rafforzamento ulteriore dell’azienda attraverso le straordinarie eccellenze presenti al suo interno, soprattutto dal punto di vista umano e professionale. Da questo sono certo deriverà anche un consolidamento del rapporto con i nostri clienti. Vogliamo ‘fare squadra’ in Europa, così da sfruttare al massimo le cosiddette sinergie di gruppo”.
Cosa mi dice dei giovani?
“Ci ho sempre creduto e ci crederò sempre. Bisogna valorizzarli al massimo dato che loro sono il … futuro! L’ideale è creare una ‘combinazione virtuosa’ fra l’esperienza di chi è già in azienda da tempo e l’entusiasmo dei giovani stessi. Con questo mix intelligente si possono raggiungere e superare tanti traguardi”.

Esiste il problema … dei problemi?
“Probabilmente c’è, anche se cambia rapidamente nella società ‘liquida’ nella quale ci troviamo a vivere e a lavorare. A mio parere, rispondendo in sintesi estrema, l’Europa per l’Italia può essere una fortuna a patto che prevalga il buon senso, anziché certe regole ottuse, in maniera tale da scatenare il potenziale di crescita italiano che è incredibile!”.
L’ottimismo della volontà che riesce sempre a prevalere sul pessimismo della ragione?
“La passione e la creatività che ci sono in Italia non hanno eguali. Penso anche alla grande forza del territorio che può diventare ancora più … forte se supportata da una visione aperta della società …”.

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