LASI Srl
Per (ri)partire ci vuole la… “primavera araba”

Quelli che... le provano tutte, ma proprio tutte, per rimanere competitivi. I fratelli Boggio - Fabio, Marco e Giuseppe - imprenditori di 2a generazione, continuano a crederci e continuano a investire nella LASI Srl - Lavorazione Sistemi.

Luciano Landoni

Gallarate

Pubblicato il:
Quelli che… le provano tutte, ma proprio tutte, per rimanere competitivi. I fratelli BoggioFabio, Marco e Giuseppe – imprenditori di 2a generazione, continuano a crederci e continuano a investire nella LASI Srl – Lavorazione Sistemi.
L’impresa è stata fondata nel 1960 e sin dalle origini ha puntato sulla sub-fornitura per il settore elettromeccanico (fra i suoi clienti storici la Bassani Ticino), nel 1981 il raggio d’azione si è allungato comprendendo il comparto elettronico e dal 2009/10 l’attività dell’azienda ha incluso anche i cablaggi.
“Come si può intuire, si tratta di business fra loro complementari – spiega Fabio Boggio, 52 anni, responsabile delle vendite e dell’area tecnica; Marco si occupa di produzione e acquisti e Giuseppe cura l’amministrazione e la finanza – così da imprimere costantemente una crescita innovativa all’azienda.
 
Nel 2010-2011, nonostante la profonda crisi in atto, siamo cresciuti del 40%. La svolta è stata determinata dalla nostra entrata nel mondo dell’automotive. Penso di poter dire che su un qualsiasi modello di auto ci sia un nostro prodotto: dai dispositivi alza vetri al controllo dell’assetto a… tutto il resto”.
Il quartier generale di LASI si trova a Gallarate, mentre in Tunisia e in Svizzera sono operativi rispettivamente un nucleo produttivo e un centro servizi estremamente avanzato.
I dipendenti complessivamente occupati sono 200 (120 in Italia) e il fatturato annuo si aggira intorno ai 22 milioni di Euro (il 40% assorbito dall’estero). “Nel corso di quest’anno – precisa sempre Fabio Boggio – contiamo di aprire un’altra sede produttiva in Romania”.

Delocalizzate per crescere o per… sopravvivere?
“Direi che le due cose sono intimamente correlate. Quando abbiamo aperto la sede in Tunisia c’è stato un incremento occupazionale anche in Italia.
È indispensabile tenere sotto controllo i costi di produzione e fuori dall’Italia, soprattutto per le produzioni non particolarmente sofisticate, è più facile raggiungere l’obiettivo. È incontestabile. La riduzione dei costi, non mi stancherò mai di dirlo e ribadirlo, è semplicemente una strada obbligata! Anche perché altri… conigli dal cilindro non ne abbiamo da estrarre.

Soprattutto nell’automotive, dove è il cliente che impone il prezzo, risulta assolutamente fondamentale abbassare i costi di produzione e quelli italiani sono veramente fuori mercato. Dovendo fronteggiare la concorrenza proveniente dalla Cina, dal Messico, dal Vietnam non si può che delocalizzare laddove, in Europa, c’è più convenienza.
Da qui la nostra scelta di puntare sulla Romania. La testa dell’azienda e gran parte delle… braccia rimangono in Italia, noi non abbiamo mai licenziato nessuno!, il resto va all’estero. In Svizzera si sono trasferiti 15 impiegati e le loro retribuzioni sono cresciute, mentre i costi aziendali sono diminuiti.
Ogni commento ulteriore mi pare superfluo, non pensa? Per non parlare di altri vantaggi… collaterali”.

Quali?
“Diciamo quelli di immagine. Mi spiace dirlo, ma sono… costretto a dirlo. All’estero il solo fatto di avere una sede in Svizzera, un sistema Paese considerato di serie A, ti fa guadagnare in credibilità e affidabilità. In Italia, invece, nonostante le nostre grandi capacità imprenditoriali, intendo quelle del nostro sistema economico fondato sulle piccole e medie industrie, le cose sono un po’ diverse…”.

Molto diverse, soprattutto in rapporto alle ataviche carenze del sistema Italia che assomiglia sempre di più a un “non sistema”.
“Appunto. Devo confessarle che sono molto sfiduciato. Ormai faccio fatico a credere che le cose possano realmente cambiare. Sono stufo della perenne inconcludenza del nostro sistema politico-istituzionale”.

Cosa ci vorrebbe per sconfiggere una volta per tutte la maledizione del Gattopardo, quella del “tutto cambia e tutto rimane sempre uguale”?
“Ci vorrebbe una replica della ‘primavera araba’, proprio come è successo in Tunisia. Bisogna azzerare tutto e ripartire da capo! Basta con le parole a vanvera, le false promesse e tutto il resto. Tanto vale ricominciare da zero!”.

l’[email protected]online – 12 febbraio 2014

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