INTECH GROUP SpA
Più educazione al lavoro, più sviluppo!

L’Italia è un paese per vecchi? Sì, tanto e vero che l’età media degli italiani (43,5 anni) è tra le più elevate al mondo dopo quelle di Giappone e Germania.

Luciano Landoni

Busto Garolfo

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L’Italia è un paese per vecchi? Sì, tanto e vero che l’età media degli italiani (43,5 anni) è tra le più elevate al mondo dopo quelle di Giappone e Germania. In compenso, però, vantiamo il primato (negativo) della più alta disoccupazione giovanile dell’Unione Europea. Per ogni disoccupato adulto (fra i 25 e i 64 anni) ci sono, in Italia, 4 disoccupati giovani (fra i 15 e i 24 anni).
 
“Secondo me l’alta disoccupazione giovanile dipende anche dal fatto che c’è una scarsa educazione al lavoro fra gli stessi giovani”. Alberto Bottini, giovane imprenditore di 30 anni, fondatore insieme al socio Fabrizio Maltagliati della Intech Group di Busto Garolfo, propone una sua “ricetta” per affrontare (e, forse, risolvere) il problema della rigidità del mercato del lavoro italiano.
“La scuola – dice – dovrebbe trasferire un’autentica “cultura del lavoro” ai giovani. È da quando avevo 10 anni che sono stato educato all’etica del lavoro. Adesso questo… stimolo non c’è, o almeno si è alquanto affievolito. Io e Fabrizio ci siamo diplomati nel 2001 al corso serale dell’Ipsia di Legnano, le scuole Bernocchi. Si lavorava di giorno e si studiava alla sera. Successivamente ho frequentato, sempre di sera, un Master al Politecnico di Milano incentrato sulle problematiche energetiche, le energie rinnovabili in particolare. Dopo di che è scattata la scelta imprenditoriale”.
Una scelta che nel 2004 ha fatto nascere la Intech Group: piccola azienda hi-tech (12 dipendenti diretti e almeno una decina di collaboratori esterni) con un fatturato di oltre 2 milioni di Euro annui.
“All’inizio ci occupavamo – spiega Alberto Bottini – di impianti elettrici e di automazione industriale per i settori chimico, alimentare e farmaceutico. A cavallo fra il 2008 e il 2009 abbiamo deciso di puntare sulla progettazione e realizzazione di impianti incentrati sulle energie rinnovabili. Fotovoltaico, biomasse, biogas. In particolare, ci occupiamo di impianti di cogenerazione e trigenerazione”.

Vale a dire, per i non addetti ai lavori?
”Nel primo caso si recupera dallo smaltimento dei rifiuti l’energia termica e l’energia elettrica, mentre nel secondo si aggiunge l’effetto di condizionamento. Cioè la possibilità di passare dal calore al freddo”.

La vostra riconversione produttiva è coincisa con l’esplosione della Grande Crisi, un momento particolarmente critico economicamente parlando, anzi addirittura drammatico.
”Ce ne siamo accorti. Nonostante tutto abbiamo mantenuto una media annua di crescita di circa il 20% e anche quest’anno prevediamo di migliorare”.

Come?
”Innanzi tutto mantenendo costanti gli investimenti indirizzati verso la ricerca. Ogni anno il 6% del nostro fatturato è destinato al miglioramento dei processi produttivi e dei prodotti. Quest’anno è diventata pienamente operativa la gestione informatica integrale del rapporto fornitore/cliente. Dall’acquisto di una lampadina alla realizzazione di un impianto fotovoltaico, tutto passa attraverso il canale informatico di cui ci siamo dotati.
Il che significa immediatezza, efficacia e risparmio nei costi. Inoltre, ci stiamo fortemente impegnando in un progetto di cogenerazione energetica, relativo al recupero dell’energia dai rifiuti solidi urbani, in partnership stretta con un’impresa del Canton Ticino, la Conenergy.
A differenza dei soliti impianti di smaltimento – aggiunge Alberto Bottini – il nostro sfrutta tecnologie ultra-innovative abbinate ad un sistema di controllo e abbattimento delle emissioni inquinanti in atmosfera”.

Di recente, in merito alla confusione legislativa circa gli incentivi governativi a favore dello sfruttamento delle energie rinnovabili che prima ci sono e un minuto dopo non ci sono più, l’intero settore energetico si è trovato in una condizione di preoccupante incertezza. Ne siete stati penalizzati anche voi?
”Per fortuna nostra non più di tanto. Quando abbiamo deciso di investire nelle energie rinnovabili non è che abbiamo abbandonato del tutto il nostro business iniziale. I clienti storici li abbiamo mantenuti e questo ci ha permesso di effettuare delle… compensazioni”.

La fase più acuta della Grande Crisi sembra che ce la siamo lasciata alle spalle. Vero o falso?
”In questi ultimissimi anni la congiuntura economica difficile ha fortemente selezionato il mercato. La crisi ha fatto… pulizia! Oggi come oggi il problema vero lo identifico nel rallentamento degli investimenti. Credo che per tutto il 2011 dovremo convivere con questa condizione di attesa prudente. Il rischio è appunto quello di attendere troppo!”.

Alle Assise di Confindustria che si sono svolte il 7 maggio a Bergamo, gli imprenditori hanno fatto l’elenco dei problemi più spinosi. In cima alla classifica ci sono un fisco troppo vorace e una burocrazia oppressiva e soffocante. È d’accordo?
”Difficile non esserlo. La tassazione è senz’altro troppo elevata. Basta vedere quello che succede in Svizzera per capire quale potrebbe essere una politica industriale veramente finalizzata a sostenere lo sviluppo. Non è necessario andare troppo lontano. Da noi, invece, ci sono i cosiddetti e famigerati studi di settore che ti obbligano a pagare prima rispetto a una ricchezza che non c’è ancora! In merito al peso burocratico è vero che è eccessivo, però è anche vero che per motivi misteriosi a volte si scopre che certi bandi di concorso vengono vinti da aziende la cui documentazione burocratica è tutt’altro che completa”.

Si può ancora “scommettere” sul futuro?
”Si deve, ci mancherebbe altro! L’ho già detto e lo ripeto: i nostri investimenti in ricerca e innovazione non verranno mai meno. Siamo alla ricerca di nuovo personale. Giovani preparati e soprattutto motivati. Per quanto mi riguarda il dialogo con le scuole tecniche medie superiori non è mai venuto meno.
Abbiamo sempre ospitato gli stagisti e li abbiamo sempre fatti lavorare nel senso vero del termine. Nessun giovane studente, tanto per essere chiaro, ha mai perso tempo facendo fotocopie qui da noi. Il dialogo con il corpo docente lo giudico indispensabile per evitare il rischio di mandare la persona sbagliata nell’azienda sbagliata. A mio parere bisognerebbe ristrutturare l’intera impalcatura degli stage scolastici nei luoghi di lavoro”.

In quale maniera?
”Allungandone la durata. Un’esperienza lavorativa circoscritta in 3 o 4 settimane al massimo serve a poco. Guardiamo quello che accade all’estero. In Germania, ad esempio, la mattina si studia e il pomeriggio è integralmente dedicato all’esperienza professionale in azienda. È così e solo così che si capisce veramente che cosa significhi lavorare!”.

Qual è il vostro mercato di sbocco?
”Il mercato interno. Siamo molto attivi in Piemonte. Abbiamo realizzato a Fossano, in provincia di Cuneo, un grande impianto fotovoltaico per l’azienda dolciaria Balocco, della potenza di quasi 2 megawatt.
A Poirino, nelle vicinanze di Torino, in collaborazione con la Sebigas di Legnano, abbiamo costruito un impianto di biogas per una grossa impresa agricola”.

l’[email protected] n. 6 del 3 giugno 2011

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