EURO PEIR Srl
Solo monnezza? No, una… miniera d’oro!

Soffocati o sommersi, fa poca differenza, dai rifiuti. Una prospettiva ben poco allettante, e tuttavia tutt’altro che remota. Soprattutto in Italia. Abbiamo ancora tutti negli occhi lo “spettacolo” delle montagne di “monnezza” che un paio d’anni fa avevano letteralmente invaso Napoli.

Luciano Landoni

Origgio

Pubblicato il:
Soffocati o sommersi, fa poca differenza, dai rifiuti. Una prospettiva ben poco allettante, e tuttavia tutt’altro che remota. Soprattutto in Italia.
 
Abbiamo ancora tutti negli occhi lo “spettacolo” delle montagne di “monnezza” che un paio d’anni fa avevano letteralmente invaso Napoli.
La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha pubblicato il “Rapporto sulla green economy” da cui emerge che la produzione pro capite di rifiuti nell’Unione Europea è passata dai 560 kg. per abitante del 2007 ai 540 nel 2010 (causa crisi economica). In merito al riciclo e al compostaggio la media UE è del 40% complessivo (Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia superano il 60%), l’Italia è ferma al 33%.
Manca, tanto per cambiare, un vero e proprio piano strategico per i rifiuti. Un piano, per intenderci, che preveda almeno 4 punti fondamentali:
1) ridurre drasticamente le quantità di spazzatura;
2) aumentare la produzione eco-compatibile;
3) promuovere consumi attenti e responsabili;
4) allungare la vita dei prodotti.
In pratica, scartare poco e riciclare molto. Così da ottenere risparmio, rispetto dell’ambiente e rilancio economico. Potremmo definirlo il teorema delle 3 ERRE.
Fra le molteplici conseguenze positive, una in particolare: l’aumento dei posti di lavoro.
In base a stime delle Nazioni Unite, il riciclo determina un numero di impieghi lavorativi che è dieci volte quello provocato dallo smaltimento e dall’incenerimento.
In Italia, mentre in certi settori il riciclo è praticato efficacemente (carta, vetro, plastica e legno), in altri è ancora in uno stato embrionale (rifiuti elettronici, pannelli fotovoltaici, auto demolite).
Soprattutto il recupero di materie prime, per un Paese come il nostro fortemente dipendente dall’estero in tale senso, potrebbe rappresentare un autentico volano per il rilancio del sistema economico.
Ammassare i rifiuti in discariche sempre più gigantesche – la cui ubicazione è ormai praticamente impossibile da individuare – è una “non soluzione” che aggiunge problema al problema.

Qualcuno ha cominciato a capire che nella… monnezza è nascosta una miniera d’oro.
Vale la pena di ascoltarlo.
“Il rimedio è solo uno: riciclare i rifiuti, suddividendoli nelle materie prime da cui sono composti, così da renderli riutilizzabili.
Si risparmia, si stimola il ciclo produttivo e si rispetta l’ambiente.
Semplice”: Bruno Grisoni dixit! Già, semplice e geniale al tempo stesso. Basta farlo per dare un senso autentico alla cosiddetta green economy. Bruno Grisoni l’ha fatto inventando (con tanto di brevetto internazionale) un impianto per la frantumazione a freddo e il recupero selezionato delle componenti derivate dal processo di disaggregazione delle cartucce usate delle stampanti.
Un imprenditore con una formazione artistica a cui si è aggiunta la genialità dell’inventore capace di “reagire” alle avversità di mercato, trasformandole in altrettante opportunità di crescita.
È questa, in sintesi, la carta d’identità professionale di Bruno Grisoni: 52 anni, diplomato all’Istituto d’Arte di Cantù, già imprenditore informatico e attualmente “inventore rigeneratore”, nonché amministratore di Euro Peir Srl di Origgio.
“Sì, la qualifica mi piace e soprattutto risponde a verità. Agli inizi degli anni ’90 – spiega – gestivo una piccola software house e avevo il problema della rigenerazione delle cartucce usate.
Quelle, per capirci, delle stampanti dei computer. La concorrenza spietata dell’Est europeo e della solita Cina non lasciava scampo. Competere sui prezzi era assolutamente impossibile. Allora, come reazione ad una condizione insopportabile, mi è venuto in mente di ricollocare sul mercato le cartucce vuote sotto forma di materia prima”.

Ossia?
“Con i miei collaboratori ho inventato un’apparecchiatura in grado di frantumare le cartucce e di recuperare la materia prima.
In particolare, le componenti in plastica, ferro e alluminio.
Dopo la frantumazione, il macchinario, attraverso dei tapis roulant magnetici, separa i metalli ferrosi da quelli non ferrosi e dalle parti in plastica e in alluminio.
Il tutto viene recuperato, senza che nulla venga bruciato, e raccolto in sacchi da una tonnellata ciascuno. L’impianto può lavorare-triturare-separare almeno una tonnellata e mezza di materiali ogni ora.
Abbiamo intenzione, a partire dal 2013, di indire un bando di concorso nazionale per tutte le scuole italiane, con delle borse di studio, per individuare il nome più appropriato con cui… chiamare la nuova macchina, unica al mondo, che tratta i rifiuti e recupera le materie prime di cui sono composti, reimmettendole sul mercato”.
Bruno Grisoni divide il proprio impegno imprenditoriale fra la Euro Peir di Origgio e la Zerozerotoner (recupero toner) di Villa Guardia in provincia di Como; per quest’ultima si è inventato uno slogan… bondiano che più bondiano non si può: “Il mio nome è zero, zerozero toner…” (quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario dell’uscita del primo film di 007, l’agente segreto più famoso del mondo).
“Credo che fare l’imprenditore – dice – significhi anche assecondare le proprie passioni più sincere. Personalmente sono sempre stato attratto dai meccanismi meccanici, in particolare sono innamorato dei mezzi di trasporto d’epoca a due ruote: dalle biciclette alle moto, alla mitica Vespa.
Mi piace montare e smontare. Non occorre essere scienziati per diventare degli inventori. Non dimentichiamoci – continua – che il motore a scoppio l’hanno inventato vicino a Lucca un frate e un contadino, padre Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, nel 1853”.
“Voglio solo aggiungere – precisa Bruno Paris, 64 anni, Presidente del Consiglio d’amministrazione di Euro Peir – che quando ritiriamo le cartucce recuperiamo anche i materiali di imballaggio: legno, carta, polietilene.
Quello che forniamo, in definitiva, è un vero e proprio servizio ambientale”.
Euro Peir occupa una quarantina di collaboratori e fattura oltre 6 milioni di Euro l’anno.
Le potenzialità di crescita – sia in merito alla gestione dei rifiuti, sia in rapporto all’opportunità di costruire o far costruire il nuovo impianto di trattamento – sono significative: in Italia la “dotazione” di monnezza pro capite è pari a 536 chili all’anno, di questi addirittura la metà finisce a ingrossare le discariche (già sull’orlo del collasso), mentre in Germania, su 583 chilogrammi pro capite, la percentuale di recupero è uguale al 100%!
Insomma, nel Belpaese la “società del riciclaggio” è ancora di là da venire.
“Il progetto del nuovo impianto abbiamo cominciato a pensarlo nel 2008.
Durante quell’anno e nei due successivi – sostiene Bruno Grisoni – abbiamo effettuato tutti i test necessari, dopo di che siamo passati alla costruzione vera e propria e alla brevettazione dell’invenzione. Certo, ci ho creduto e ho rischiato. Mi avevano detto che si trattava di un’impresa impossibile.
Quello che sono riuscito a fare, con la collaborazione di tante altre persone, è la dimostrazione concreta di quanto conti realmente la forza di volontà e la determinazione nel dare forma e sostanza alle proprie idee!”.
“Bruno ha perfettamente ragione – sottolinea Bruno Paris – bisogna crederci fino in fondo!
La nostra filosofia di base si condensa in quattro parole: non smaltire, ma recuperare!
L’impianto che “trasforma” le cartucce usate e i toner in materie prime ha richiesto un investimento iniziale di circa 1 milione di Euro. Nessuno ci ha finanziato”.

Insomma, una specie di “rischio calcolato” indotto dalla Grande Crisi che, guarda caso, è esplosa proprio nel 2008?
“Nei momenti di grave difficoltà economica – replica Bruno Grisoni – si può reagire in due modi: abbassi i prezzi, nella speranza di rimanere competitivo; oppure licenzi, per abbattere drasticamente i costi di produzione. In entrambi i casi, si tratta di difese deboli, destinate a fallire.
Io ho scelto di reagire inventandomi qualche cosa di nuovo, di innovativo, partendo dall’esistente. In pratica, l’idea semplice e vincente è stata quella di assemblare parti di impianti già sul mercato facendo in modo che… parlassero fra loro e raggiungessero lo scopo.
È così che è nato il nostro trituratore di rifiuti. Continuo a chiamarlo così, in attesa che dal concorso che organizzeremo nell’immediato futuro fra le scuole italiane venga fuori un… nome più accattivante”.

l’[email protected] n. 12 del 7 dicembre 2012

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