Hub 1922
Tecnica e… romanticismo per i jeans del Terzo Millennio

L’organizzazione e i capitali tedeschi aggiunti alla creatività italiana sono in grado di produrre soluzioni imprenditoriali vincenti. Sembra quasi uno slogan pubblicitario. In realtà è qualcosa di più...

Luciano Landoni

Busto Arsizio

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L’organizzazione e i capitali tedeschi aggiunti alla creatività italiana sono in grado di produrre soluzioni imprenditoriali vincenti.

Sembra quasi uno slogan pubblicitario.

In realtà è qualcosa di più, soprattutto se le soluzioni imprenditoriali sono impiantate in un terreno industrialmente fertile e a forte vocazione tessile.

Ecco perché Hub 1922, start up della multinazionale bavarese Rudolf (300 milioni di fatturato, di proprietà della famiglia Schumann), è nata in quel di Busto Arsizio, all’interno del vecchio stabilimento dismesso della  tessitura Stefano Grassi (una fabbrica appartenente alla storica tradizione industriale tessile bustocca).

“L’obiettivo è mettere insieme tecnica, scienza, arte, emozioni e tradizione”, dice Alberto De Conti, 51 anni, veronese di nascita, a capo della divisione fashion della Rudolf e responsabile di Hub 1922.

“Il core business della casa madre – aggiunge – è focalizzato sul prodotto chimico di alta qualità per il settore moda. In pratica, la creazione di effetti nuovi che valorizzino il tessuto denim dei jeans. Tenga conto che nel mondo si vendono 3,5 miliardi di jeans l’anno. La start up che abbiamo appena aperto qui a Busto Arsizio, che si trova a 7 minuti da Malpensa e a 20 da Milano, ha lo scopo di studiare e rendere applicabili innovazioni che aggiungano funzionalità all’eleganza”.

Ossia, in parole ancora più chiare?

“La chimica applicata alle produzioni tessili permette al tessuto di ‘fare’ qualcosa: proteggere dall’acqua, dal fuoco, dai cattivi odori. Faccio un esempio: oggi non è più possibile applicare ai tessuti le resine fluorocarboniche, meglio conosciute come teflon, e allora Rudolf ha escogitato soluzioni alternative realizzando dei polimeri che riproducono gli stessi effetti delle foglie di loto, sulla cui superficie l’acqua scivola via senza penetrare. Quello che l’azienda non ha mai fatto è trattare i capi d’abbigliamento già confezionati. E’ per questo motivo che è nata la start up Hub 1922”.

Alberto De Conti si è laureato in Scienze e Tecnologie alimentari e si è poi specializzato in Biochimica, dal ’93 al ’97 ha lavorato nella Lamberti di Albizzate e successivamente si è trasferito a Bruxelles alla Levi’s, dove è rimasto per circa quindici anni.

“Avevo voglia di cambiare e in Rudolf ne ho avuto la possibilità. Sono entrato a far parte di un’azienda pionieristica capace di esaltare l’estetica conferendole maggiore funzionalità. Qui noi studieremo e progetteremo proprio il connubio fra estetica e funzionalità. Far ‘entrare’ nelle fibre del tessuto il poliuretano significa evitarne la deformazione. Altro esempio: pochi sanno che la maggior parte dei consumi d’acqua quando si parla dei jeans non è attribuibile alla produzione, ma al lavaggio. Quindi, ridurre i lavaggi vuol dire risparmiare tanta acqua e di conseguenza rispettare l’ambiente. Hub 1922 studierà anche la possibilità di conferire al capo finito una specifica ‘mano’ (grado di morbidezza), così da renderlo distinguibile al semplice tatto”.

Insomma, un laboratorio per realizzare i tessuti del futuro?

“Qui dentro c’è un investimento tecnologico di oltre 1,5 milioni di euro. Macchine che utilizzano l’ozono per candeggiare i jeans, laser che provocano le ‘bruciature’ sul capo finito. Abbiamo bisogno di menti d’opera che supportino tutto questo. Per ora – precisa Alberto De Conti – siamo in 4: oltre a me, un ingegnere chimico, un designer creativo e un grafico. Siamo alla ricerca di giovani con passione, competenze, padronanza delle lingue. Persone che mettano insieme sotto lo stesso tetto  romanticismo e tecnica. Non è semplice. Di solito le capacità tecniche viaggiano parallelamente alla dimensione creativa. C’è bisogno che si incontrino”.

Questo “incontro” avverrà a Busto Arsizio?

“Sì. I poli mondiali del jeans sono tre: Los Angeles per la presenza dei brand, il Giappone per l’elevata qualità dei tessuti e l’Italia per i trattamenti sui tessuti. Il Milanese, inoltre, è una delle capitali mondiali della moda e l’area di Busto Arsizio è ricca di scuole che formano i futuri operatori nel settore tessile”.

Occupazionalmente parlando, di quante persone avrete bisogno?

“Se le cose andranno come speriamo, in Hub 1922 lavoreranno stabilmente almeno 10 persone. L’ambizione è diventare un centro di ricerche per eccellenze tecniche, senza però dimenticare la rilevanza strategica della comunicazione e del marketing. Il nostro valore aggiunto sarà quello di fornire ad altri, in primis ovviamente alla nostra casa madre, strumenti di successo per incrementare fatturato e profitti”.

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