RIGANTI SPA
Un “cuore industriale” che pulsa da 125 anni

I colpi del maglio della Riganti Spa di Solbiate Arno, un’azienda fondata da Innocente Riganti nel lontano 1891, che modellano giganteschi blocchi d’acciaio, sono la rappresentazione sonora più efficace della manifattura made in Italy

Luciano Landoni

SOLBIATE ARNO

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SOLBIATE ARNO – Si ripete cadenzato a distanza di qualche minuto, un rumore profondo anche se smorzato, sembra di ascoltare il cuore stesso della fabbrica.
I colpi del maglio della Riganti Spa di Solbiate Arno, un’azienda fondata da Innocente Riganti nel lontano 1891, che modellano giganteschi blocchi d’acciaio, sono la rappresentazione sonora più efficace della manifattura made in Italy.
Origini antiche, radici profonde che supportano le visioni moderne di una società che è leader mondiale nel settore dello stampaggio a caldo dell’acciaio. Da 125 anni un’esperienza di lavoro, una mission d’impresa che sono strettamente legate al territorio d’origine: “Ѐ proprio così.
La nostra è un’azienda familiare e glocale, orgogliosa della propria appartenenza territoriale e pienamente consapevole della necessità di  una proiezione internazionale del proprio raggio d’azione”.
Marco Riganti, 58 anni, amministratore delegato della Riganti Spa che gestisce al fianco di suo cugino Emilio, 62 anni, spiega in poche e chiare parole il dna aziendale.
“Tutto cominciò con il mio bisnonno Innocente che centoventicinque anni fa mise in piedi un’officina meccanica qui a Solbiate Arno. L’attività si concentrò poi sullo stampaggio a caldo dell’acciaio. Io e mio cugino apparteniamo alla quarta generazione imprenditoriale, ma è già attiva la quinta: Giacomo, 36 anni, nipote di mio cugino Emilio. Il legame della mia famiglia con il comune di Solbiate Arno è sempre stato molto forte. Anche dal punto di vista del governo amministrativo della città, io stesso ne sono stato sindaco per una decina d’anni”.
Oggi la Riganti Spa ha 220 dipendenti, fattura mediamente 65 milioni di euro all’anno, esporta direttamente il 55% della produzione e le lavorazioni dell’acciaio sono suddivise in due stabilimenti che complessivamente occupano 45.000 metri quadri (30.000 coperti).
“Abbiamo sviluppato delle specializzazioni operative che ci permettono di trattare anche ‘pezzi’ da 1.400 chilogrammi. Lavoriamo – precisa Marco Riganti – con le cosiddette super leghe che finiscono prevalentemente nel comparto oil-gas. Altri settori di sbocco sono quelli ferroviario, movimentazione terra, motori marini, alimentare. Insomma, qualsiasi pezzo stampato: dalle grandi bielle ai  grandi alberi motore”.
Tutte aree di sbocco che sono state, e sono tuttora, pesantemente colpite dalla Grande Crisi.
“Sì, è vero. Stiamo attraversano un periodo difficile. Il forte rallentamento dell’intero comparto petrolifero ci sta creando grossi problemi. Dico spesso che è come trovarsi nel bel mezzo di una ‘tempesta perfetta’. Il crollo del barile di petrolio ha determinato un sostanziale blocco delle attività estrattive, comprese quelle legate al mondo delle miniere, così da provocare lo stallo del comparto movimentazione terra, grossi camion ed escavatori, a tutto questo si è aggiunto l’arresto del sistema economico cinese. Alcuni fra i nostri principali clienti, soprattutto tedeschi, hanno visto diminuire drasticamente le loro esportazioni in Cina. Il trasporto navale ha a sua volta rallentato, il che significa meno navi e meno manutenzione. Persino la produzione di elicotteri destinati alle piattaforme petrolifere si è bloccata”.
In effetti, una impressionante concomitanza di fattori negativi.
“Esattamente. Ci aggiunga il fatto che i clienti pretendono la massimizzazione dei… prezzi bassi e la più assoluta tempestività nei tempi di consegna. La tendenza diffusa è quella di fare tutto a prezzi stracciati, con le conseguenze che è facile immaginare in rapporto alla tenuta delle aziende. Peggio che nel 2009, allorché si era fermato il mondo intero. Oggi è come se il mondo fosse letteralmente… impazzito. Non esistono più programmi, è impossibile pianificare, vince chi è più flessibile. La formula della sopravvivenza si condensa di quattro parole: tutto (poco) e subito!”.
Come si fa a farcela?
“Noi ce la stiamo facendo. Non abbiamo debiti. Lavoriamo con soldi nostri. Ho la netta sensazione che quello che stiamo vivendo sia una cambiamento epocale”.
Vale a dire?
Non basta più individuare nuovi mercati e scovare nuovi clienti. Ѐ indispensabile un vero e proprio cambio di mentalità. Da parte di tutti, nessuno escluso: imprenditori, manager, quadri, impiegati, operai, amministratori pubblici, sindacati. Insomma, tutti! Se il sistema Italia vuole recuperare la produttività perduta, e ne abbiamo perduta veramente tanta in questi ultimi anni rispetto ai nostri principali concorrenti, ognuno di noi deve mettersi in testa che è vitale percorrere con convinzione e coerenza la strada dello sviluppo. Se è vero, come è vero, che è la manifattura a creare ricchezza, allora bisogna cambiare passo e bisogna farlo alla svelta dato che il mondo corre”.
Detto in termini ancora più chiari, cosa significa?
“Che concetti quali la competizione e l’efficienza devono essere realmente ‘interiorizzati’ e devono modellare i comportamenti concreti. Ognuno di noi è ‘al servizio’ di qualcuno. Bisogna ricordarselo sempre e occorre essere i più bravi!”.
Qual è il problema dei problemi che occorre risolvere da ieri?
“Quello della sburocratizzazione! L’apparato pubblico si deve rendere conto una volta per tutte che i suoi principali ‘clienti’ sono i cittadini, e se il cliente continua a non essere soddisfatto si devono cambiare realmente le cose. Magari ricorrendo anche al licenziamento”.
Parlando di cambiamenti, le relazioni industriali come si devono trasformare?
“Il modello proposto da Federmeccanica fa un autentico salto in avanti. Sono d’accordo che il contratto nazionale garantisca dei minimi salariali. Stabilito questo, è necessario considerare il fatto che ogni azienda ha la sua vita e le sue esigenze specifiche e che quindi ogni incremento retributivo deve essere correlato alla redditività del nucleo produttivo specifico. Solo così sarà possibile recuperare la produttività perduta”.
Le imprese industriali non possono ovviamente prescindere dal contesto esterno di sistema, da questo punto di vista qual è il suo giudizio in merito al governo attualmente in carica?
“Devo dare atto al governo di Matteo Renzi di aver smosso il Paese. Bisognerà vedere se riuscirà a resistere e se sarà capace di sostenere e diffondere quel cambio di mentalità di cui parlavo prima. L’ho detto e lo ripeto: il mondo corre. Renzi l’ha capito. Gli altri, a partire dai suoi colleghi di partito, l’hanno capito?”.
Lei si trova alla guida dell’azienda di famiglia per vocazione oppure per “obbligo familiare”?
“Bella domanda, non c’è che dire. Io ho respirato l’aria dell’azienda fin da piccolo e conseguentemente per me è stato naturale… trattenermi e lavorare qui”.
Qual è la portata e il significato del termine “innovazione” in un’impresa come la Riganti Spa?
“Essenzialmente l’utilizzo di attrezzature all’avanguardia che permettano di risparmiare energia e ridurre al minimo possibile il costo della ‘non qualità’.
C’è poi tutta l’area relativa alla ricerca sui nuovi materiali, nonché quella delle certificazioni e della valorizzazione estrema del fattore umano tramite investimenti in formazione”.
Il grande maglio continua a battere, proprio come il cuore pulsante di una “cattedrale industriale” che da 125 anni scandisce il ritmo della crescita economica e sociale del territorio.

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