PARCOL
Una storia di uomini e di… valvole!

La voglia di fare qualcosa di nuovo (magari precorrendo di qualche decennio i tempi), di sperimentare soluzioni innovative per migliorare l’esistente, di intraprendere in proprio sono delle... molle potenti da cui possono scaturire idee e progetti che, a loro volta, costituiscono la base ideale su cui fondare le imprese di successo.

Luciano Landoni

Canegrate

Pubblicato il:
La voglia di fare qualcosa di nuovo (magari precorrendo di qualche decennio i tempi), di sperimentare soluzioni innovative per migliorare l’esistente, di intraprendere in proprio sono delle… molle potenti da cui possono scaturire idee e progetti che, a loro volta, costituiscono la base ideale su cui fondare le imprese di successo.
Crisi o non crisi, anzi, qualche volta, proprio come reazione a periodi difficili, nei quali scatta una sorta di “selezione della specie” in virtù della quale quando il gioco si fa duro, solo i duri cominciano a… giocare.
È il caso della Parcol SpA di Canegrate, fondata nel 1954 da Giuseppe Parini e Armando Colombo, leader mondiale nella progettazione e realizzazione di valvole per la regolazione.
“Il tipo di valvole che noi produciamo – spiega l’Amministratore Delegato, ingegner Giancarlo Vandone – rappresenta circa il 10% di tutta la tipologia di valvole che ci sono in un impianto industriale. La maggior parte delle valvole è del tipo “on” “off”, apri e chiudi, le nostre controllano e regolano i flussi e posseggono un elevato livello di sofisticazione tecnologica.
È in virtù di queste caratteristiche che le nostre produzioni sono uniche, sia in Italia che nel mondo”.
Dalla piccola officina meccanica Parini-Colombo (Parcol è il risultato dell’unione delle prime tre lettere dei cognomi dei soci fondatori) all’attuale azienda che occupa 170 dipendenti in Italia e circa 100 in Cina, con un fatturato annuo che supera i 25 milioni di Euro e un’incidenza dell’export pari al 30-40% (percentuale che sale all’80-90% se si considerano le esportazioni indirette).

Una progressione indubbiamente impressionante rispetto alle origini, frutto di che cosa?
“Le origini sono importanti, eccome. Parini era un vero e proprio piccolo genio dell’innovazione, con il pallino dell’automazione; mentre Colombo lo potremmo definire un esperto di marketing commerciale ante litteram.
Le loro energie, il loro entusiasmo, le loro grandi capacità  e soprattutto il loro desiderio di guardare sempre avanti hanno gettato le basi dei futuri successi aziendali. Entrambi si ritrovarono a lavorare nella raffineria di petrolio di proprietà del Conte Miani e, per sopperire alle grandi difficoltà del periodo, compresa quella della guerra, affinarono la predisposizione a realizzare soluzioni innovative, automazioni in anticipo sui tempi.
Quando decisero di mettersi in proprio lo fecero contando su un… capitale di conoscenze e competenze nel campo degli strumenti di misura e regolazione veramente considerevole. È così che è cominciata la specializzazione produttiva della Parcol”.

Una specializzazione che è sempre stata e continua a essere la vostra forza?
“Certamente. L’innovazione tecnologica molto spesso è anche il risultato della capacità di osservare l’esistente e di migliorarlo. Siamo stati un po’ i… cinesi italiani. Giorno dopo giorno abbiamo migliorato il nostro bagaglio tecnico e attualmente possiamo dire di aver raggiunto degli standard qualitativi di alto livello. Il nostro Direttore tecnico, ingegner Ambrogio Perego, classe 1963, è un esperto a livello mondiale per quanto riguarda la tecnologia delle valvole di regolazione”.

Rispetto alle origini, quando si è verificato il cambio di marcia?
“Direi negli anni ’60 e ’70 con lo sviluppo del settore chimico. Ma la caratteristica vincente della nostra azienda è la disponibilità a realizzare le cose più strane.
Quando, negli anni ’90, la chimica italiana ha sostanzialmente cessato di esistere, siamo stati capaci nel giro di un paio d’anni di riconvertirci e di puntare sul settore energetico.
Proprio alla fine di quest’anno i nostri uffici della Parcol China di Pechino hanno acquisito un importante ordine consistente nella fornitura di 26 valvole di regolazione per applicazioni offshore decisamente speciali.
La produzione avverrà qui a Canegrate e sarà poi spedita e installata su una piattaforma offshore, denominata Panyu, che sorge nel Mar Cinese Meridionale, a circa 150 chilometri da Hong Kong.
Un’altra commessa estremamente importante è quella relativa alla costruzione di valvole destinate ad una centrale termoelettrica in costruzione ad Arbeel, in Iraq: la prima centrale termoelettrica irachena a ciclo combinato”.

Riconversione produttiva e internazionalizzazione per sconfiggere la Grande Crisi?
“Il nostro prodotto è anticiclico. Noi nel 2009, giudicato pessimo per il settore industriale in genere, abbiamo raggiunto il picco del nostro fatturato con ricavi per 34 milioni di Euro. Scesi poi, nel periodo 2010-2011, a 21 milioni.
Nonostante queste oscillazioni e le relative incertezze, non abbiamo mai fatto ricorso alla cassa integrazione guadagni e la Parcol in questi ultimi sei anni è passata da 120 a 170 dipendenti. Prevalentemente giovani diplomati e laureati che assumiamo e formiamo al nostro interno”.

Una rotta sicura in un mare tempestoso. Qual è la vostra… bussola segreta?
“Nessun segreto. Semmai uno spirito di squadra che responsabilizza e motiva tutti quelli che lavorano in Parcol. Da anni noi abbiamo un contratto integrativo interno che è strettamente calibrato sull’andamento dell’azienda. Tutti hanno patito e guadagnato equamente.
Se c’è la torta da dividere, la si divide; se non c’è, ci si impegna tutti affinché torni ad esserci! Semplice ed efficace”.

Un “sistema d’impresa” ottimale; come la mettiamo con il “sistema Paese”?
“Non troppo bene, direi. Sono veramente scoraggiato. Noi siamo andati in Cina senza nessunissima sovvenzione, senza nessun aiuto.
Non è un problema di soldi, intendiamoci, la cosa che conta veramente è il progetto industriale. Il nodo da sciogliere per le imprese che vanno all’estero è la mancanza di supporto da parte del sistema Paese.
Al Consolato italiano di Shanghai ci sono solo due persone, peraltro molto valide.
Cosa si può pretendere che facciano due persone? Italia e Germania sono uscite entrambe devastate dalla 2ª Guerra Mondiale. Come mai la Germania, intesa come sistema-Paese, è diventata una potenza mondiale, mentre l’Italia, al di là della straordinarietà delle sue aziende, continua ad arrancare?
Dalla Germania verso la Cina decollano ogni settimana 57 voli Lufthansa, da noi i voli settimanali sono 7 e sono garantiti da Air China. Cosa ci sta a fare la cosiddetta Grande Malpensa?
Come mai tutti i taxi che circolano a Shanghai, 16 milioni di abitanti, sono auto Volkswagen?  
Noi, intendo come italiani, siamo formidabili presi singolarmente, mentre sembriamo essere incapaci di sviluppare un’autentica collaborazione di sistema”.

Torniamo alla Parcol. Il vostro impegno sul fronte della formazione professionale come si quantifica?
“La tecnologia delle valvole di regolazione è molto sofisticata, per noi sono indispensabili professionalità elevate, vere e proprie ‘menti d’opera’. Mediamente, ogni anno, investiamo circa 100 mila Euro in formazione.
Oltre il 60% dei nostri dipendenti sono in azienda da meno di 6/7 anni e l’età media è sotto i 40 anni.
Cerchiamo giovani diplomati e laureati disposti a mettersi in gioco, anche quelli non strettamente legati al nostro settore di produzione”.

In che senso?
“Noi le persone le assumiamo e le formiamo. In Parcol il merito e l’impegno individuali sono sempre premiati.
Nel 2006 i vecchi soci sono stati sostituiti da soci manager e la mentalità aziendale è cambiata di conseguenza.
Negli ultimi 5/6 anni le persone assunte a tempo determinato nel 99,9% dei casi sono state confermate. Il che significa che chi viene da noi, accettando di impegnarsi costantemente e di dare sempre il massimo, alla fine viene premiato e gratificato!”.
 

l’[email protected] n. 2 dell’8 febbraio 2013

 

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