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“Bad Boss vs Good Boss: i comportamenti del capo efficace”

“L’87% dei dipendenti è disengaged rispetto al proprio ambiente di lavoro. Tradotto: è demotivato, distaccato da quello che fa e dove lo fa. È un problema che si riversa sui capi di azienda e che deve essere preso in carico subito dai manager. Sono troppo pochi quelli che arrivano a questi ruoli dopo aver frequentato un corso di leadership. Ecco perché dopo decenni di dibattiti e convegni siamo ancora qui a chiederci quali siano le qualità che deve avere un buon boss”.  Non ha avuto peli sulla lingua Vittorio D’Amato, Direttore del Centro sul Cambiamento, la Leadership e il People Management della LIUC Business School, intervenuto nel corso dell’Assemblea congiunta dei Gruppi Merceologici “Tessile e Abbigliamento”, “Terziario Avanzato”, “Legno”, “Varie” e “Servizi Infrastrutturali e Trasporti” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Evento che ha dato il via al ciclo di Assise di settore che termineranno, il prossimo 27 maggio 2019, con l’Assemblea Generale di Univa.

“Questo significa – ha proseguito D’Amato – che alla domanda ‘Consiglieresti ad altri il tuo capo come una persona con cui lavorare?’ l’80% delle oltre 600 persone da noi intervistate nella ricerca ‘Good Boss vs Bad Boss’ ha risposto di no. Questo ci fa capire che ci sono degli evidenti problemi: da qui la necessità di reinventare il management”.

L’indagine “Good Boss vs Bad Boss”, avviata nel 2017, è stata realizzata dal Centro sul Cambiamento, la Leadership e il People Management della LIUC Business School sulla base di un questionario online che ha raccolto le opinioni, in forma anonima, di persone impiegate in svariati settori, soprattutto industriali. Prendendo in considerazione inquadramento, età, esperienza lavorativa e settore di afferenza, la ricerca poneva una domanda diretta, con una votazione da 1 a 10 e un focus sui comportamenti che portano a consigliare il proprio capo e su quelli che portano a non consigliarlo. “Quanto è probabile che lei raccomandi il suo capo a dei colleghi/amici come qualcuno con cui lavorare?” Questa la domanda di fondo posta al campione analizzato.

Il problema però non è solo porre il giusto interrogativo, ma trovare anche la persona giusta per avere la risposta più attendibile e oggettiva. “Non è corretto – ha spiega D’Amato – chiedere ai manager quali sono le competenze del manager ideale, perché istintivamente questi ultimi elencheranno solamente skill di cui già sono in possesso, tralasciando quelle di cui sono manchevoli. La domanda è da rivolgere, piuttosto, ai collaboratori stessi: cosa dovrebbe fare il tuo capo per permettere a te di lavorare al meglio? Un po’ come decidere a chi chiedere se il prodotto di un’azienda è buono oppure no. Non ha senso rivolgere il quesito a chi lo produce. Bisogna porlo al cliente”.

E la risposta arriva forte e chiara. “Tra le qualità che un buon capo dovrebbe avere, la più votata è la capacità di lasciare ai collaboratori un ampio grado di libertà nel modo in cui si conseguono i risultati (segnalata dal 53,63% degli intervistati). Subito dopo, per importanza, figurano la disponibilità ad ascoltarli per un confronto (43,95%) e ad accogliere le loro opinioni (40,73%). Di grande importanza è anche la propensione a prendere decisioni difficili (33,47%) e collocare i compiti in una prospettiva più ampia (29,03%)”, chiarisce il Direttore del Centro sul Cambiamento, la Leadership e il People Management della LIUC Business School.

In altre parole, il capo ideale dovrebbe essere “un buon coach, un mentor, avere carisma, motivare e ispirare le persone. Si ma come mettere concretamente in pratica questi assunti da manuale? Imparando a guardare il mondo attraverso gli occhi dei propri impiegati – precisa D’Amato –. Noi siamo animali risonanti: tendiamo ad imitare il comportamento di chi ci sta intorno. Quindi un buon manager, per settare il giusto clima lavorativo, dovrebbe mettere in pratica alcuni semplici accorgimenti, imitabili e ripetibili dai suoi collaboratori, come salutare appena entra in ufficio. E dedicare almeno un minuto della propria attenzione quotidiana ai problemi che vengono posti dal proprio collaboratore”.

Viceversa, tra i comportamenti che portano, invece, a non consigliare il proprio capo, in testa c’è la mancata definizione di ruoli e responsabilità (indicata dal 32,66% degli intervistati), preceduto solamente dall’assenza di feedback tempestivi (34,27%). Non di solo bastone vive un capo. “Il clima sereno e positivo è essenziale per avere un ufficio o un reparto produttivo efficiente. Bastano dei piccoli feedback. Fare i complimenti per un buon lavoro portato a termine. Spiegare, in altri casi, gli errori da non ripetere. Se non diamo questi riscontri ai nostri dipendenti, essi non avranno una bussola che li possa guidare ad una maggiore produttività e a risultati migliori”, questo il consiglio di D’Amato.

LA PROSSIMA ASSEMBLEA

La prossima Assemblea di settore dell’Unione Industriali è quella congiunta che riunirà i Gruppi merceologici delle “Meccaniche” e delle “Siderurgiche, Metallurgiche e Fonderie”. L’appuntamento è per lunedì 1° aprile 2019, al Centro Congressi Ville Ponti di Varese (Piazza Litta, 2), con inizio alle ore 17.00 per la parte privata riservata alle imprese associate. A seguire, intorno alle ore 17.30, si terrà la fase pubblica, aperta anche alla stampa, che si concentrerà sul tema “Il lavoro che verrà”. Interverranno Annamaria Simonazzi, Professore ordinario di Economia, Facoltà di Economia e Diritto, dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Pierangelo Albini, Direttore Lavoro, Welfare e Capitale Umano di Confindustria, Carmine Trerotola di Whirlpool EMEA Spa e Barbara Colombo, Vicepresidente di Ficep Spa.