REFERENDUM
Battaglia per l’autonomia

Scoppia la "battaglia dell'Autonomia" con Veneto e Lombardia a "furor di popolo" a reclamare sacrosanti diritti peraltro sanciti dalla Costituzione

Gianluigi Marcora

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Scoppia la “battaglia dell’Autonomia” con Veneto e Lombardia a “furor di popolo” a reclamare sacrosanti diritti peraltro sanciti dalla Costituzione negli articoli 116-117-118-119 – “chi non li conosce” dice Luca Zaia, Governatore del Veneto “se li vada a leggere, poi capirà che c’è nessun abuso in ciò che si vuole attuare“.

Gli fa eco Roberto Maroni, Governatore della Lombardia che raccoglie il consenso non solo di parte del Centro Destra, ma pure di parte del Centro Sinistra. E anche qui si ribadisce che non si tratta di una “guerra politica“, ma di una visione differente di Autonomia e di gestione delle risorse.

Nessuno è contro di un altro e gli schieramenti non determinano la vittoria singola. Qui si vota per una gestione amministrativa che riguarda (ad esempio) la gestione di 23 “materie” che vanno dalle Casse di Risparmio agli Aeroporti e alla formazione del Lavoro. Per determinare una autonomia fiscale di fatto e non di diritto, visto che la Costituzione lo vieta per le Regioni a Statuto Ordinario.

Zaia dice che le risorse tra il Dare a Roma e il Ricevere da Roma è pari a 20 miliardi di Euro, annui, mentre Maroni ne enuncia 27 di miliardi di Euro. Avessero (Veneto e Lombardia) gli stessi diritti del Trentino Alto Adige, quei soldi verrebbero gestiti in casa e non inviati a Roma. Con un piccolo inciso: quei soldi, “manovrati” e investiti qui (Veneto e Lombardia) non solo sarebbero gestiti meglio, ma consentirebbero a Veneto e Lombardia di dare di più a Roma. Per assurdo: mentre il Governo centrale (Roma) è alle prese con Comuni spendaccioni e li “accontenta” con azioni tipo Patto di Stabilità, con l’Autonomia di Veneto e di Lombardia, a Roma si manda il “frutto del lavoro”, il compenso di una gestione oculata che privilegia sia il Benessere sia la Solidarietà.

Col sistema attuale, dove si produce e si lavora, si è frenati da azioni improduttive e soprattutto da sprechi che (guarda caso) sono venuti allo scoperto con Roma capitale che hanno determinato corruzione ed evasione di una condotta di operosità non irreprensibile.

Il Parlamento ha fatto il resto; addirittura creando Leggi mai a favore della gente che lavora, ma sempre improntate alla dispersione delle risorse. Vogliamo citare qualche esempio? L’approvvigionamento degli Ospedali viene lasciato alle varie Regioni: Veneto e Lombardia si accaparrano il necessario a prezzi inferiori delle altre Regioni d’Italia e le altre Regioni non sono in grado di stabilire un “tetto” al loro fabbisogno reale e non riescono a calmierare i costi del loro operato.

Ci fosse un unico “soggetto” a determinare il prezzo di mercato per tutti i nosocomi, avremmo un grande risparmio per tutti. Altro esempio: lo Stato assegna alle varie Regioni una specie di “contributo a fondo perso” e nemmeno pretende le “pezze giustificative” per i soldi elargiti. Dopo i vari processi sui collusi e su chi ha “speso male” quei soldi, adesso si è posto un freno alle elargizioni, ma una buona gestione si attua coi bilanci alla mano e non sulle elargizioni.

Dicono che il Referendum del 22 ottobre costa 50 milioni di Euro …. ma almeno la gente saprà di certo che quei soldi sono serviti per “lavorare” e che l’Autonomia di Veneto e Lombardia farà diventare le due Regioni fulcro della gestione oculata, come lo si riscontra in Valle d’Aosta e nel Trentino Alto Adige.

Per la Sicilia, il Governo deve stabilire se continuare con le “elargizioni a fondo perduto” e a togliere i privilegi concessi agli “onorevoli” che proprio Onorevoli non sono.

Quando si parla di efficientismo, mi gioco la credibilità. Non guardo in faccia al “colore” dei Partiti che lo vogliono o che non lo vogliono. Per me, la Politica è “servire il Popolo” e non servirsi del Popolo per lucrare a proprio esclusivo vantaggio.

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