IL GOVERNO È UN REBUS
Boom 5 Stelle, exploit Lega. Il Pd crolla e Renzi lascia

Come previsto, nessuna coalizione ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi. Grande risultato per Di Maio e Salvini, disastro per la sinistra

Riccardo Canetta

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Volano i 5 Stelle, la Lega supera Forza Italia, il Pd al minimo storico, con le annunciate dimissioni del segretario Matteo Renzi: alcuni punti fermi delle elezioni politiche.
Come previsto, nessuna coalizione ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi.
Non il Movimento 5 Stelle, che si è presentato alle urne senza alleati, raggiungendo il 32 per cento dei voti. Un risultato estremamente positivo, che fa dei pentastellati il primo partito a livello nazionale.

La coalizione di centrodestra raggiunge il 37 per cento delle preferenze. Anche in questo caso si tratta di un risultato positivo, ma che non consente di governare senza l’appoggio di altri parlamentari. “Pesante” il bottino della Lega, che con il 18 per cento stacca in maniera netta gli alleati di Forza Italia, fermi al 14. La scelta di Salvini di “aprire” al Centro e al Sud Italia ha quindi pagato: il Carroccio è infatti il secondo gruppo parlamentare.
4 per cento dei voti per Fratelli d’Italia, in linea con le attese.

Male, malissimo il centrosinistra. Il Partito Democratico, che alla vigilia poteva ambire a diventare il gruppo parlamentare più numeroso, per via dei meccanismi della legge elettorale (in sostanza, incamerando i voti degli alleati sotto al 3 per cento), è invece il quarto gruppo parlamentare. Inevitabile il passo indietro di Renzi, che poco prima delle 18.30 ha annunciato le dimissioni dalla segreteria del partito, che probabilmente verranno formalizzate dopo la formazione del governo.
Il Pd non arriva al 20 per cento: una sconfitta evidente, cui va aggiunto il mancato apporto degli alleati, a partire da + Europa di Emma Bonino, che non raggiunge lo sbarramento del 3 per cento.
Quota invece superata, seppur di poco, da Liberi e Uguali. Risultato comunque molto negativo per la formazione guidata da Pietro Grasso.

In questa situazione di incertezza, le Camere si insedieranno il 23 marzo. Difficile in questo momento affermare a chi spetterà il compito di guidare il Paese, anche se i dati lasciano prevedere un governo di centrodestra a trazione salviniana. L’alternativa di cui si parla diffusamente è un governo Movimento 5 Stelle-Lega: i numeri ci sono, ma non è detto che ci sia la volontà politica di seguire questa strada. Come non è detto che sia percorribile la strada del governo di unità nazionale che coinvolga la maggioranza dei partiti. Sconfitti compresi.

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